Crediti: PiùLuce/OSNRai
L’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai affida un ruolo simbolico molto importante sia per l’inaugurazione che per la chiusura della stagione 2026/2027: ad aprirla è il direttore principale uscente, Andrés Orozco-Estrada, che si confronta con la Sinfonia N. 6 di Gustav Mahler; a chiuderla sarà invece il nuovo direttore principale Michele Mariotti, che interpreterà la Sinfonia N. 5 dello stesso compositore. Una scelta che mette in relazione due delle pagine più imponenti del repertorio mahleriano e che assume un significato particolare nel momento in cui l’orchestra si prepara a iniziare una nuova fase della propria storia.
La Sesta, conosciuta come la "Tragica", è una partitura di enorme complessità, nella quale la tensione ritmica, gli episodi più lirici e le improvvise esplosioni orchestrali concorrono a delineare un percorso drammatico senza una vera risoluzione positiva. Per il suo ultimo concerto inaugurale nel ruolo di direttore principale, il maestro colombiano (naturalizzato austriaco) sceglie una lettura che punta soprattutto sulla chiarezza del discorso musicale e sul controllo delle sonorità, senza ricercare continuamente effetti di facile impatto. Una scelta che permette di apprezzare i numerosi particolari della scrittura di Mahler, pur lasciando emergere qualche riserva in alcuni momenti specifici.
Il primo movimento, "Allegro energico, ma non troppo", si apre con un’impostazione già convincente: fin dalle prime battute il maestro propone una direzione precisa e un’orchestrazione ben delineata, senza esagerare con il peso sonoro e con l’accentuazione degli elementi più drammatici. Il carattere marziale del movimento viene sostenuto con continuità, mentre il ritmo mantiene quella tensione necessaria a dare solidità all’intera costruzione. Orozco-Estrada accompagna con attenzione le diverse trasformazioni della materia musicale, lasciando respirare le frasi e curando il rapporto tra le sezioni orchestrali. Ne è emerso un movimento compatto e ben controllato. Il secondo movimento, "Andante moderato" è risultato meno convincente: la lettura del maestro non è riuscita a cogliere pienamente la dimensione poetica che richiede la partitura, lasciando che il movimento scorresse senza sviluppare un’autentica tensione emotiva. Le singole frasi sono rimaste complessivamente ordinate sul piano musicale, ma è mancato quel respiro capace di trasformare la scrittura in un discorso espressivo realmente coinvolgente. Ne è derivata una distensione piuttosto esteriore, che non ha trovato pienamente la propria profondità espressiva e che, nel contesto della sinfonia, ha finito per rappresentare il momento meno riuscito dell’intera esecuzione. Nel terzo movimento, lo "Scherzo", il carattere è mutato. La scrittura ritmica, i continui spostamenti degli accenti e l’alternanza tra episodi più pesanti e momenti di apparente leggerezza richiedono una notevole precisione, soprattutto nei passaggi in cui Mahler sembra deformare il carattere tradizionale della danza. Di particolare rilievo è il lavoro dello xilofono, che emerge con grande evidenza nel tessuto orchestrale; il suo intervento, tuttavia, appare forse in alcuni momenti un po’ troppo spiccato. La direzione mantiene comunque una buona tenuta ritmica e restituisce il carattere inquieto del movimento, nel quale l’apparente leggerezza si alterna continuamente a improvvise irruzioni sonore. Nel "Finale" Orozco-Estrada ha cercato di mantenere un filo conduttore riconoscibile anche nei momenti di maggiore densità, accompagnando l’orchestra attraverso le diverse trasformazioni del materiale musicale e lasciando che la tensione cresca progressivamente. I celebri colpi di martello rappresentano inevitabilmente il punto di maggiore impatto del movimento. Proprio in corrispondenza della seconda martellata, però, l’intervento dei piatti appare superfluo: la loro presenza rende l’effetto complessivo più carico, mentre il colpo di martello, lasciato maggiormente isolato, avrebbe potuto conservare una forza più secca e implacabile. Ne è scaturita comunque una lettura complessivamente solida, capace di rispettare la complessità della partitura, pur senza raggiungere in ogni momento quella profondità drammatica che avrebbe reso l’esecuzione ancora più incisiva.
Per quanto riguarda Andrés Orozco-Estrada, la sua lettura si distingue per una direzione precisa, con un gesto categorico ma efficace, attenta alla costruzione e alla comprensione della partitura. Anche sul piano dell’orchestrazione, l’impressione generale è quella di un lavoro ben organizzato, nel quale la ricchezza della scrittura mahleriana trova spazio senza trasformarsi continuamente in una massa sonora indistinta. L’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai risponde con una prova complessivamente solida, dimostrando di saper affrontare le difficoltà tecniche ed espressive di una partitura che mette continuamente alla prova ogni sezione. La prova conferma la qualità dell’orchestra e la sua familiarità con un repertorio nel quale precisione, resistenza e capacità di ascolto reciproco sono indispensabili; la ricchezza della partitura emerge senza che venga meno il senso di unità del discorso, un risultato particolarmente importante in una sinfonia dalla durata considerevole e dalla struttura tanto articolata.
Al termine della sinfonia, gli applausi hanno accolto il direttore e l’orchestra, chiudendo una serata che ha segnato un momento significativo per la vita musicale dell’OSN Rai. Prima di concludere la serata, il direttore artistico Ernesto Schiavi è salito sul palco per ringraziare il maestro per il lavoro svolto nei tre anni di contratto.
Il prossimo concerto è in programma per il 29 e il 30 ottobre: sul podio salirà Robert Treviño, il quale interpreterà la Sinfonia N. 9 di Anton Bruckner.
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