19.09.2026 - Verdi: La traviata - Teatro alla Scala (Rai5)

Pubblicato il 17 ottobre 2026 alle ore 18:09

Foto di Brescia - Amisano

Come penultimo titolo d’opera della stagione 2025/2026 del Teatro alla Scala, è andata in scena La traviata di Giuseppe Verdi nell’allestimento storico concepito da Liliana Cavani nel 1990, con le scene di Dante Ferretti e i costumi di Gabriella Pescucci. Rai Cultura e Rai5, dopo la trasmissione di Una lady Macbeth del distretto di Mcensk e di Carmen, hanno proposto l’opera il 15 ottobre, esattamente una settimana dopo Giselle di Adolphe Adam e in coincidenza con l’ultima recita del titolo verdiano. La serata scelta per la messa in onda televisiva era quella della prima rappresentazione, avvenuta il 19 settembre.

Il Massimo milanese ha messo a disposizione un cast di primo ordine per l’opera più rappresentata di Verdi, affidando il ruolo di Violetta a Nadine Sierra, quello di Alfredo a Piero Pretti e quello di Giorgio Germont a Boris Pinkhasovich. Tre interpreti che hanno contribuito, seppure con risultati differenti, alla riuscita della serata, nella quale il versante musicale e quello teatrale hanno trovato un punto di incontro soprattutto grazie alla protagonista e alla direzione di Michele Gamba.

Violetta è stata dunque affidata a Nadine Sierra, protagonista di una prova complessivamente positiva: il soprano statunitense domina la scena grazie a una presenza magnetica e a una notevole capacità di immedesimazione, accompagnando l'evoluzione del personaggio dalla spensieratezza iniziale alla sofferenza degli ultimi due atti. La voce, dal timbro caldo e ricco, si distingue per la facilità del registro acuto e per una buona agilità, qualità indispensabili per affrontare le difficoltà della scrittura verdiana. Non mancano, tuttavia, alcune imprecisioni nella dizione e qualche anticipo sulla battuta, soprattutto nel primo atto, così come certe libertà nelle cadenze e nell'allargamento degli acuti che non sempre risultano necessarie.  Anche dal punto di vista teatrale Sierra convince, anche se qualche parola parlata di troppo interrompe talvolta la continuità del canto, senza però intaccare in maniera significativa l'efficacia complessiva della sua prova. 

Altra prova di notevole livello è quella di Piero Pretti nel ruolo di Alfredo. Il tenore offre un'interpretazione convincente sia sul piano vocale sia su quello attoriale, grazie a un'emissione lineare, a una voce luminosa e a un canto che privilegia la continuità della frase rispetto alla ricerca dell'effetto. Il suo Alfredo non punta sulla spettacolarità, né sulla sottolineatura eccessiva dei momenti più appassionati, ma si costruisce attraverso un'espressione misurata. È proprio questa scelta a costituire uno degli aspetti più interessanti della sua interpretazione: Pretti evita di trasformare il personaggio in una successione di reazioni enfatiche, cercando piuttosto di restituirne le contraddizioni e l'evoluzione psicologica. Ne è emersa quindi una prova che trova nella compostezza e nella regolarità del canto i propri punti di forza.

Boris Pinkhasovich ha affrontato il ruolo di Giorgio con una lettura convincente soprattutto per la sua autorevolezza e per la capacità di delineare un personaggio severo. La sua interpretazione ha restituito con chiarezza la rigidità morale del padre di Alfredo, senza però ridurlo a una figura semplicemente ostile: nel corso dell’opera emerge infatti anche il lato più umano del padre dell'innamorato, combattuto tra le proprie convinzioni e la consapevolezza del sacrificio richiesto alla protagonista. Il baritono russo-austriaco ha saputo rendere questo contrasto con una prova complessivamente solida, nella quale l'autorevolezza del personaggio è risultata più evidente della sua componente compassionevole. 

Merita una menzione anche il resto del cast. Carlotta Vichi interpreta Flora Bervoix con eleganza e una presenza scenica adeguata al personaggio, contribuendo alla vivacità del secondo atto. Francesco Pittari, nei panni di Gastone, si distingue per brillantezza e precisione, mentre Fabrizio Beggi offre un Barone Douphol incisivo e autorevole. Gianluca Failla è il Marchese d'Obigny e Xhieldo Hyseni interpreta il Dottor Grenvil, entrambi inseriti con efficacia nell'insieme. Buoni anche gli apporti di Mariapaola Di Carlo, nel ruolo di Annina, e degli interpreti delle parti minori, che contribuiscono alla continuità dell'azione senza appesantirla.

Per quanto riguarda Michele Gamba, la sua direzione è sicuramente uno degli aspetti più riusciti della serata, pur con alcune riserve legate soprattutto al terzo atto. Le scelte musicali sono risultate convincenti, soprattutto nel primo e nel secondo atto, dove l’orchestra ha accompagnato efficacemente lo sviluppo della vicenda e le voci dei cantanti; qualche perplessità è emersa invece nel terzo atto, in cui il suono è apparso talvolta eccessivo rispetto a una situazione teatrale che avrebbe richiesto maggiore cautela e una sonorità più contenuta. Va comunque considerata la possibilità che questo effetto sia stato accentuato dalla trasmissione televisiva e dalla resa dell’audio. Ne è scaturita comunque una prova positiva e che ha contribuito in maniera significativa alla buona riuscita della recita. L'Orchestra del Teatro alla Scala, poi, conferma le proprie qualità, distinguendosi per compattezza, precisione e varietà timbrica, mentre il coro sostiene efficacemente le scene collettive.

La regia di Liliana Cavani, a mio avviso, non ha bisogno di presentazioni: si tratta di una messinscena che conosco bene, anche grazie al DVD realizzato nel 2004, e che continua a non stancarmi. A distanza di oltre trent'anni dalla sua ideazione, è una produzione che considero ormai cardine per La traviata. Tra i tanti aspetti, tutti positivi, dell'allestimento che più apprezzo è la perfetta aderenza della regia al testo e alla musica di Verdi.

La serata si è conclusa con un'accoglienza calorosa da parte del pubblico, con numerosi applausi per Pretti, Gamba e Cavani, nonché ovazioni per Pinkhasovich e Sierra.

Prossimo spettacolo al Teatro alla Scala, in programma dal 20 ottobre all'8 novembre, è Faust di Charles Gounod. Sul podio salirà Daniele Rustioni, mentre la regia è affidata al Premio Abbiati del 2024 Johannes Erath; nel ruolo di Marguerite si alternano Marina Rebeka ed Ekaterina Bakanova, come Méphistophélès vi sarà Alex Esposito, mentre nel ruolo di Faust si dividono il palco Vittorio Grigolo e Julien Dran.

★★★★½


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