Dopo quattro anni dall'ultima volta, sul palco del Teatro di San Carlo è tornata Aida di Giuseppe Verdi, stavolta in forma di concerto. L'appuntamento del 6 settembre ha segnato anche la ripresa della programmazione lirica del teatro napoletano dopo la pausa estiva, con un'unica rappresentazione che ha registrato il tutto esaurito. Durante questa stagione si è trattato della prima occasione in cui un'opera è stata proposta senza un vero e proprio allestimento scenico. Una scelta che potrebbe far pensare a una serata esclusivamente musicale, ma in realtà non è stata del tutto così, perché gli interpreti hanno infatti dato all'esecuzione una dimensione semi-scenica: pur senza scenografie e senza una regia vera e propria, i cantanti si sono mossi e hanno recitato, riuscendo in diversi momenti a restituire almeno in parte la dimensione teatrale dell'opera. Tuttavia, Aida non rimarrà un'eccezione: il mese prossimo il Teatro proporrà due rappresentazioni di Alcina di Georg Friedrich Händel in forma di concerto.
Vero punto d'interesse della serata non era solo l'opera stessa, ma il cast. La serata del 6 settembre è stata, sotto questo punto di vista, più unica che rara: tre delle voci più celebri della lirica internazionale hanno cantato insieme la terzultima opera lirica verdiana. Anna Netrebko, Jonas Kaufmann e Luca Salsi hanno rispettivamente interpretato Aida, Radamès e Amonasro. I tre si erano già ritrovati insieme nel gennaio 2023 alla Wiener Staatsoper, nell'allestimento di Nicolas Joël, con, tra le altre cose, Elīna Garanča nel ruolo di Amneris e Nicola Luisotti sul podio.
Prova certamente che spicca più di tutti è quella di Anna Netrebko. Non si può non dire: Aida è ormai un ruolo suo. La cantante russa possiede infatti tutte le caratteristiche necessarie per affrontare una parte tanto impegnativa, riuscendo a dare alla principessa etiope una voce ampia, solida e soprattutto capace di sostenere la dimensione drammatica dell'opera. La sua è stata una prova anche piuttosto generosa dal punto di vista degli acuti, affrontati senza particolari problemi e con una sicurezza che ha confermato quanto il ruolo le sia ormai congeniale. Ma, al di là dei momenti più spettacolari, è stato soprattutto il controllo della linea vocale a convincere: Netrebko non ha cercato continuamente l'effetto, lasciando che fosse la voce stessa a costruire il personaggio. Anche nei momenti più lirici è sempre stata corretta e musicalmente presente, con una partecipazione che ha trovato il suo punto culminante nei grandi momenti dell'ultimo atto. Una Aida dunque molto convincente, capace di imporsi senza bisogno di forzature.
Ancora migliore è stata la prova di Jonas Kaufmann: egli ha un timbro di voce che personalmente amo molto e che, inevitabilmente, condiziona anche il modo in cui ascolto il cantante. La sua prova è stata sempre molto controllata: il tenore tedesco ha evitato di trasformare Radamès in un ruolo esclusivamente muscolare, preferendo costruire il personaggio attraverso una certa eleganza della frase e una gestione attentissima delle dinamiche. La celebre “Celeste Aida" è stata affrontata senza voler dimostrare a tutti i costi qualcosa, scelta che ho apprezzato particolarmente. Ne è emersa quindi una prestazione molto positiva, sostenuta da un timbro che continua a essere immediatamente riconoscibile.
Più complesso il discorso per Elizabeth DeShong: il fatto che fosse con lo spartito in mano, mentre tutti gli altri interpreti ne erano privi, per me è quasi imperdonabile in un'esecuzione che, pur essendo concertistica, ha cercato di assumere una dimensione semi-scenica. Questo elemento l'ha inevitabilmente limitata anche dal punto di vista della recitazione: mentre gli altri potevano muoversi con maggiore libertà e costruire il personaggio anche fisicamente, il soprano statunitense è rimasta molto più legata alla propria posizione e alla lettura. Anche vocalmente la prova non è stata del tutto solida: ci sono state alcune incertezze soprattutto all'inizio, insieme a qualche parola non scandita in maniera sempre adeguata. Detto questo, comunque non si può parlare di una prova negativa. DeShong ha comunque mostrato una voce importante e una buona tenuta complessiva, crescendo nel corso della serata e offrendo soprattutto nella seconda parte una prestazione più convincente. Ne è scaturita una buona prova, dunque, ma non allo stesso livello dei due protagonisti.
Prima di passare a Luca Salsi, bisogna fare una precisazione: ricordo perfettamente che, poco dopo l'esecuzione di Aida a Vienna, il baritono sansecondino aveva spiegato il motivo per cui non avrebbe più voluto ricoprire il ruolo di Amonasro, dopo averlo interpretato in moltissime recite nei teatri più importanti d'Europa. La spiegazione era molto semplice: il ruolo non gli interessava più. Ed è comprensibile, visto che, infatti, la parte di Amonasro, rispetto ad altri grandi ruoli baritonali verdiani, penalizza in qualche modo il cantante: nonostante la scena del terzo atto sia potentissima, il personaggio non ha lo spazio che hanno altri protagonisti verdiani e rimane relativamente marginale nello sviluppo dell'opera. Ma, penso io, quando c'è un Amonasro buono, si sente eccome, e questo è certamente il caso di Salsi. Questi ha dato al personaggio una grande autorevolezza, sfruttando pienamente la propria esperienza verdiana. La voce è rimasta compatta, sonora e incisiva, soprattutto nella scena del terzo atto con Aida, dove Salsi è riuscito a restituire tutta la durezza e l'ambiguità del padre che cerca di convincere la figlia a tradire l'Egitto. Per questo motivo mi viene quasi da considerarla come una sorta di atto d'amore verso Napoli: tornare a interpretare proprio Amonasro, dopo aver dichiarato di non essere più interessato al ruolo e, dunque, di non recitarlo più, per una serata così particolare e in un teatro con cui ha un rapporto importante, assume un significato particolare. In conclusione, è stata un'ottima prova anche la sua.
Buona anche la prova di Alexander Köpeczi nel ruolo di Ramfis: la voce ha mostrato la necessaria autorevolezza per il gran sacerdote, soprattutto nelle scene d'insieme, dove il cantante è riuscito a imporsi con una presenza vocale adeguata. Non è stato forse un Ramfis particolarmente caratterizzato sul piano interpretativo, ma ha svolto il proprio compito con sicurezza e senza particolari cedimenti.
Buoni anche gli altri interpreti: Andrea Pellegrini è stato un Re d'Egitto autorevole, mentre Sun Tianxuefei e Désirée Giove, entrambi provenienti dall'Accademia del Teatro di San Carlo, hanno ben sostenuto rispettivamente i ruoli del Messaggero e della Sacerdotessa.
Per quanto riguarda Riccardo Frizza, la sua direzione non è stata esagerata e, soprattutto, non ha cercato alcun tipo di esibizionismo. Una scelta che ho trovato particolarmente adatta a una Aida proposta in forma di concerto. Il gesto di Frizza è apparso piuttosto chiaro e talvolta molto preciso, con una concertazione che ha cercato soprattutto di accompagnare i cantanti senza sovrastarli. L'idea è stata quella di mantenere un equilibrio tra i grandi momenti spettacolari dell'opera e quelli più intimi, senza trasformare necessariamente ogni pagina in un momento di grande effetto. Non solo, il maestro sceglie anche di eseguire i ballabili dal primo e secondo atto; una scelta non del tutto scontata, vista l'esecuzione sotto forma di concerto.
Grande risposta, poi, dell'Orchestra e del Coro del Teatro di San Carlo. L'orchestra ha mostrato una buona compattezza e una notevole capacità di seguire le intenzioni del direttore, mentre il Coro, preparato da Fabrizio Cassi, ha dato il meglio soprattutto nei grandi quadri collettivi e nelle scene trionfali.
Proprio il rapporto fra palcoscenico e orchestra è stato uno degli elementi meglio riusciti della serata: nonostante l'assenza di una vera scenografia, la musica è riuscita in diversi momenti a creare da sola quella dimensione monumentale che normalmente viene affidata anche all'apparato visivo.
II Teatro, tutto esaurito da mesi, ha tributato dieci minuti di applausi, con anche numerosi applausi a scena aperta (talvolta sbagliati perché sono avvenuti nei momenti di più tensione dell'opera) soprattutto per Netrebko. Vere e proprie ovazioni per i tre grandi nomi della serata, ma anche Frizza, l'Orchestra e il Coro hanno ricevuto un'accoglienza piuttosto calorosa.
Aida tornerà sul palco del Massimo napoletano anche la prossima stagione: l'opera, in programma dal 10 al 18 febbraio, vedrà sul podio Renato Palumbo, profondo conoscitore della partitura, la nuova regia di Serena Sinigaglia e un cast che comprende Maria José Siri, Luciano Ganci, di nuovo Elizabeth DeShong e Ariunbaatar Ganbaatar (informazioni e biglietti: https://www.teatrosancarlo.it/spettacoli/aida-27/)
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