29.08.2026 - Ravello Festival 2026: Philippe Jordan - Belvedere di Villa Rufolo

Pubblicato il 1 settembre 2026 alle ore 11:28

L'ultima settimana di agosto è stata particolarmente intensa per questa edizione del Ravello Festival: mercoledì 26 agosto la Filarmonica “George Enescu”, diretta da Robert Treviño, ha portato sul Belvedere la Rapsodia romena N. 1 di Enescu e la Sinfonia N. 2 di Sergei Rachmaninoff; giovedì 27, nella Sala dei Cavalieri, Jean-Efflam Bavouzet è stato protagonista di una giornata interamente dedicata alla musica pianistica di Maurice Ravel; domenica 30 John Eliot Gardiner ha chiuso il ciclo orchestrale con la Constellations Choir and Orchestra, affrontando Das Schicksalslied di Johannes Brahms e la Sinfonia N. 2 di Felix Mendelssohn. In mezzo a questi appuntamenti, però, la scelta è caduta sul concerto di sabato 29 agosto, affidato alla Gustav Mahler Jugendorchester e a Philippe Jordan.

Fondata nel 1986 da Claudio Abbado, la GMJO è impegnata in una tournée iniziata il 19 agosto a Bolzano e destinata a concludersi il 1° settembre a Pordenone, dopo aver toccato Salisburgo, Dobbiaco, Amsterdam, Amburgo ed Eberbach. Il concerto a Ravello occupava una posizione particolare all’interno del percorso: Jordan ha infatti scelto di aprire la serata con una pagina non prevista in nessun'altra tappa della tournée, cioè il "Karfreitagszauber" dal terzo atto di Parsifal, per poi affrontare la Sinfonia N. 4 di Anton Bruckner. Nelle altre città il programma prevedeva invece anche la Musica per archi, percussioni e celesta di Béla Bartók e la Sinfonia N. 7 di Mahler.

Come detto, dunque, il brano di apertura è stato L'"Incantesimo del Venerdì Santo" di Richard Wagner. La lettura del maestro svizzero non è sembrata del tutto convincente. Non si è trattato di un'esecuzione sbagliata, ma è mancato qualcosa per renderla davvero memorabile. L'attacco è apparso un po' contratto e trattenuto, senza riuscire a creare subito quella sensazione di sospensione che la pagina richiede. Wagner avrebbe bisogno di un respiro molto più ampio, mentre Jordan ha preferito mantenere un maggiore controllo dell'orchestra. Con il procedere del brano il suono ha acquistato profondità: gli archi si sono distinti per qualità, mentre i legni hanno contribuito a mantenere ben definito il carattere contemplativo della pagina. Nel complesso, quindi ne è derivata una lettura corretta e ben costruita, ma non particolarmente coinvolgente sul piano emotivo.

Fatte salve alcune grandi testimonianze del passato e non, che hanno a loro modo scritto pagine nuove e indelebili nella storia interpretativa della partitura di Bruckner, ora con Christian Thielemann, attraverso un'esecuzione solenne, maestosa e fedelissima alla partitura, ora con Andris Nelsons, con una lettura più vicina a Mahler e arricchita da alcuni elementi caratterizzanti, ora infine con Claudio Abbado, in un'esecuzione quasi trascendente capace di unire entrambe le visioni, con Jordan ho scoperto ancora una nuova interpretazione: egli qui si è concentrato soprattutto sul concetto di “romantica” associato alla sinfonia. Ne è scaturita un’esecuzione che mi ha interessato molto e che, nel complesso, mi ha convinto pienamente. Jordan non ha cercato semplicemente di accumulare grandiosità sonora, ma ha costruito una lettura fondata sui contrasti, sui cambi di atmosfera e sulla ricerca di scorci meno prevedibili. Fin dalle prime battute del primo movimento, "Bewegt, nicht zu schnell", si è avvertita la volontà del maestro di proporre una lettura non convenzionale, forse per renderla più semplice ai musicisti. Il celebre ingresso del corno è stato affrontato senza eccessive dilatazioni, con un preciso senso di attesa, lasciando poi sviluppare il movimento in maniera progressiva. Jordan ha cercato soluzioni interessanti soprattutto nelle transizioni e nella costruzione dei climax, evitando una semplice alternanza tra momenti lirici ed esplosioni orchestrali. Forse si sarebbe potuto cercare qualcosa in più nel legato degli archi, soprattutto nei passaggi più melodici, ma la sezione ha comunque mostrato grande controllo anche nei momenti di maggiore densità. A dominare il movimento, e in effetti l'intera sinfonia, è stato il primo corno Pau González Aguilar, protagonista per sicurezza, presenza e qualità del suono. Il secondo movimento, "Andante quasi Allegretto", è spesso quello che rischia maggiormente di risultare meno immediato all’ascolto, almeno per quanto mi riguarda, ma Jordan è riuscito invece a trasformare proprio il carattere più raccolto della pagina in un punto di forza: ogni episodio sembrava preparare il successivo, creando un percorso che cresceva lentamente senza mai risultare forzato. Molto curata anche la valorizzazione dei colori orchestrali: gli archi hanno mantenuto un suono omogeneo, mentre i legni sono emersi con naturalezza, senza interrompere il fluire del discorso. Ne è uscita una lettura controllata ma non fredda, capace di far respirare la musica. Il terzo movimento, lo "Scherzo", è stato probabilmente quello in cui la personalità di Jordan è emersa maggiormente: il direttore ha privilegiato la precisione rispetto alla fusione del suono, costruendo un momento incisivo e molto definito nei suoi elementi. È stato anche il movimento in cui il maestro ha utilizzato maggiormente il corpo, con gesti ampi e molto marcati; una gestualità talvolta quasi eccessiva, alla quale l'orchestra ha comunque risposto con grande prontezza e precisione. Nel movimento finale, Jordan ha confermato l'impostazione dei movimenti precedenti, costruendo un percorso progressivo verso la conclusione senza affidarsi continuamente alla spettacolarità. Una scelta è però risultata piuttosto singolare: nel primo grande climax sono entrati i piatti non solo in un punto in cui il loro intervento è apparso poco integrato nel discorso musicale, ma addirittura in un momento in cui nella partitura non sono previsti affatto e, di conseguenza, non compaiono in nessuna delle altre esecuzioni della sinfonia; verso la conclusione Jordan li ha poi ripresi in maniera più sfumata e meglio inserita nel tessuto orchestrale. Per il resto, il quarto movimento ha funzionato molto bene: il rapporto tra momenti lirici e grandi accumuli sonori è stato gestito con intelligenza, lasciando che il crescendo conclusivo arrivasse come naturale conseguenza di quanto costruito durante la sinfonia.

Per quanto riguarda la prova del direttore, egli ha offerto un'ottima prova: la sua direzione è stata molto riconoscibile e ha mostrato una concezione precisa della forma e del rapporto tra le diverse sezioni. Il gesto è particolarmente efficace nella mano sinistra, con cui Jordan riesce a definire il carattere delle frasi, accompagnare i cambi dinamici e modellare i diversi piani sonori. A lasciare qualche perplessità è piuttosto il movimento del corpo nel suo insieme: il direttore si muove moltissimo e il coinvolgimento fisico diventa quasi parte dell'esecuzione. L'orchestra ha comunque risposto molto bene. La Gustav Mahler Jugendorchester ha mostrato una preparazione notevole, soprattutto considerando la giovane età dei musicisti. L'unica ombra è stata per i timpani, rimasti per tutta la serata piuttosto arretrati, probabilmente anche per una precisa scelta interpretativa di Jordan.

Superfluo, poi, parlare della bellezza di Ravello: nonostante la giornata caratterizzata da parecchia foschia, il panorama dal Belvedere di Villa Rufolo ha mantenuto intatto il suo fascino. Il cielo leggermente velato rendeva il paesaggio meno nitido del solito, contribuendo però a creare un'atmosfera particolare, quasi sospesa, perfettamente in sintonia con il programma della serata.

Al termine della Sinfonia N. 4 gli applausi sono stati calorosi e convinti. Il pubblico del Belvedere di Villa Rufolo ha applaudito alla fine di ogni movimento, fino alla conclusione della sinfonia, riconoscendo soprattutto nella seconda parte della serata il momento più riuscito del concerto.

Ultimo evento in programma per il Ravello Festival è programmato per sabato 5 settembre. In questa occasione, l'orchestra ospitata sarà la Freiburger Barockorchester, guidata da Simon Rattle e con solista Isabelle Faust; in programma tutte musiche di Robert Schumann, e cioè il Concerto per violino e orchestra e la Sinfonia N. 2 (informazioni e ticket: https://www.fondazioneravello.com/eventi/05-09-2026-1930-freiburger-barockorchester-dirige-s-rattle/).

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