02.08.2026 - Concerto lirico-sinfonico - Parco Archeologico di Paestum

Pubblicato il 5 agosto 2026 alle ore 13:18

Con il concerto lirico-sinfonico del 2 agosto si è aperta la quinta edizione della rassegna "Musica e Parole", ospitata nello scenario del Parco Archeologico di Paestum, ai piedi del Tempio di Nettuno. Un luogo di rara suggestione che offre un'atmosfera difficilmente replicabile e che ben si presta ad accogliere la grande musica. Protagonista della serata è stata l'Orchestra Filarmonica Campana, diretta da Massimo Testa, affiancata dal soprano Giusy Perna e dal tenore Francesco Napoletano. La costruzione del programma è risultata estremamente varia, passando da Rossini a Verdi, da Puccini a Morricone, fino ai grandi valzer viennesi e alle più celebri canzoni napoletane; una scelta sicuramente efficace dal punto di vista divulgativo, anche se non sempre sostenuta da un livello interpretativo costante. Se la prima parte della serata ha mostrato qualche incertezza, la seconda ha invece evidenziato una crescita significativa dell'orchestra, culminata in alcune esecuzioni particolarmente riuscite.

Prima dell'inizio del concerto, la serata è stata aperta con alcuni interventi dedicati alla Fondazione Città della Speranza, da anni impegnata nel sostegno alla ricerca sulle malattie oncoematologiche pediatriche. Lara Mussolin ha presentato l'iniziativa, spiegandone gli obiettivi e sottolineando l'importanza della ricerca scientifica. Sono poi intervenuti anche un ex generale dell'Arma dei Carabinieri, che racconta di aver conosciuto la Fondazione cinquant'anni fa a Padova, e le autorità presenti.

L'apertura è stata affidata alla celeberrima Sinfonia del La gazza ladra, pagina brillante e ricca di contrasti. L'esecuzione, tuttavia, non è apparsa del tutto convincente: la sezione dei violini è sembrata talvolta poco compatta e non sempre perfettamente allineata negli attacchi, dando l'impressione di una certa esitazione. Anche il caratteristico tamburello, normalmente elemento di forte impatto sonoro in questa pagina rossiniana, è risultato piuttosto tenue e poco incisivo. Nel complesso l'orchestra ha faticato a trovare quella brillantezza e quella precisione che questa sinfonia richiede. Il primo intervento di Giusy Perna è stato con la cavatina "Una voce poco fa", la quale ha immediatamente elevato il livello della serata. Il soprano ha affrontato l'aria di Rosina con sicurezza, dimostrando una voce ben proiettata, un fraseggio curato e una buona padronanza delle agilità; pur con il supporto dell'amplificazione, è stato evidente come la qualità vocale fosse autentica e sorretta da una tecnica solida. Ne è derivata una prova convincente e già pienamente matura. Nel primo ingresso di Francesco Napoletano con "La donna è mobile", sono emersi alcuni limiti che avrebbero caratterizzato gran parte della sua esibizione: se il timbro risulta piacevole e luminoso, la voce è apparsa poco sostenuta, con un'emissione che nei primi minuti sembrava quasi trattenuta. Anche la dizione iniziale non è risultata sempre nitida e l'aria ha finito per perdere quella brillantezza e quella spavalderia che costituiscono la sua cifra distintiva. Anche il Preludio della Carmen che ne è seguito non ha rappresentato uno dei momenti migliori della serata: il fraseggio è apparso piuttosto rigido e poco legato, con un'orchestra che sembrava ancora alla ricerca della necessaria compattezza. La serata è continuata con "Quando m'en vò" da La Bohème, con Giusy Perna che ha confermato le ottime impressioni suscitate in apertura anche nel celebre valzer di Musetta; l'interpretazione è risultata elegante e ben costruita, con un fraseggio naturale e una linea vocale sempre controllata. Più problematica la celebre aria di Calaf, "Nessun dorma!": pur affrontata con impegno, l'esecuzione non è riuscita a trasmettere quel crescendo emotivo e quel senso di tensione che fanno dell'aria uno dei momenti più attesi del repertorio tenorile. Il celebre finale è stato affrontato con rispetto della partitura, ma proprio questa scelta è sembrata limitarne l'efficacia espressiva: è mancato infatti quel necessario slancio interpretativo che spesso rende questa pagina così coinvolgente, lasciando nel complesso una sensazione di parziale incompiutezza. Con l'Intermezzo della Cavalleria rusticana, l'orchestra ha finalmente trovato una diversa ispirazione. Gli archi sono apparsi molto più omogenei, il suono si è fatto caldo e compatto e il fraseggio ha acquistato una cantabilità che fino a quel momento era mancata. Finita, in parte, la sezione dedicata al melodramma, il programma cambia completamente atmosfera con "Nella fantasia", celebre brano tratto dal film "Mission" con musiche di Ennio Morricone: affidata al soprano anziché al tenore, come spesso avviene in altre esecuzioni, la celebre melodia è stata interpretata con gusto ed equilibrio. Sebbene Giusy Perna sia apparsa leggermente meno spontanea rispetto alle precedenti arie operistiche, la sua prova è rimasta di ottimo livello, valorizzando la dolcezza della linea melodica senza cadere nell'enfasi. La serata è continuata con il valzer Les patineurs di Émile Waldteufel, con il quale probabilmente si è raggiunto il punto più alto dell'intera serata. L'orchestra ha offerto un'esecuzione sorprendentemente raffinata del brano del compositore francese, dimostrando eleganza, precisione ritmica e una notevole cura delle dinamiche. Il fraseggio è risultato naturale, il suono brillante e la leggerezza tipica della danza perfettamente restituita; ne è scaturita una prova che, per qualità complessiva, non aveva davvero nulla da invidiare a quella di orchestre ben più abituate specializzate in questo repertorio. Ultimo brano dedicato all'opera lirica è affidato al celebre "Libiamo ne' lieti calici" da La traviata: l'esecuzione è risultata piacevole e ben accompagnata dall'orchestra, ma a condizionarne in parte la riuscita è stato il comportamento del pubblico. Fin dalle prime battute, infatti, molti spettatori hanno iniziato a battere le mani a tempo, proseguendo praticamente fino alla conclusione del brano. Un'abitudine sempre più frequente nei concerti all'aperto, dove gran parte del pubblico non è composta da abituali frequentatori e conoscitori della musica classica ma da persone che partecipano soprattutto per trascorrere una serata diversa. Altro intervento di Francesco Napoletano è con "Non ti scordar di me" di Ernesto De Curtis. L'esecuzione è stata complessivamente buona, nella quale il tenore ha mostrato maggiore naturalezza rispetto alle arie operistiche. La scrittura più vicina alla romanza italiana sembrava adattarsi meglio alle caratteristiche della sua voce, consentendogli un'emissione più rilassata e convincente. Altro valzer della serata è An der schönen blauen Donau, diretta da Massimo Testa con una scelta interpretativa che si è discostata dalla tradizione: il tempo è risultato sensibilmente più disteso e la direzione ha privilegiato il colore degli archi piuttosto che l'insieme dell'orchestra; una lettura interessante nelle intenzioni, ma che non ha convinto del tutto sul piano stilistico, facendo perdere parte della naturale eleganza danzante del brano. Il concerto è proseguito con degli estratti dalla musica del film "La vita è bella", composta da Nicola Piovani. Affidati ancora una volta al soprano, le sezioni della colonna sonora del compositore romano hanno trovato in Giusy Perna un'interprete sensibile e misurata; l'atmosfera malinconica della composizione è stata restituita con delicatezza, senza forzature espressive. La parte conclusiva del concerto si è trasformata in un vero e proprio omaggio alla tradizione musicale napoletana con 'O Surdato 'nnammurato, Torna a Surriento, Funiculì Funiculà e 'O Sole mio. Più che singole interpretazioni, il finale ha assunto i contorni di un medley dedicato alle melodie partenopee più celebri nel mondo, con una collaborazione tra i due cantanti; in particolare, Francesco Napoletano è apparso decisamente più a suo agio rispetto alla prima parte del concerto, mostrando una vocalità più naturale e una maggiore libertà espressiva nelle pagine della tradizione partenopea.

Per quanto riguarda la prova del soprano, quest'ultima rappresenta senza dubbio uno degli aspetti più convincenti della serata. Fin dal primo intervento ha dimostrato sicurezza tecnica, fraseggio elegante e una voce importante, sempre ben proiettata nonostante la presenza del microfono. Le interpretazioni sono risultate musicalmente mature e stilisticamente corrette, confermando una cantante capace di affrontare con disinvoltura repertori differenti. Un bilancio decisamente positivo.

Più contrastante, invece, la prestazione di Francesco Napoletano: il timbro è indubbiamente gradevole, ma la voce è apparsa spesso insufficiente per sostenere con autorevolezza le grandi arie del repertorio operistico. Nei primi interventi si sono avvertite alcune difficoltà nell'emissione e persino nella chiarezza della dizione; solo nella seconda parte della serata, affrontando un repertorio meno impegnativo e più vicino alle proprie caratteristiche vocali, il cantante è apparso maggiormente rilassato e convincente. La sensazione complessiva è quella di una vocalità più vicina a quella di un tenore leggero che a quella richiesta dai grandi ruoli pucciniani e verdiani.

Superate alcune evidenti incertezze iniziali, la direzione di Massimo Testa ha rappresentato uno degli elementi più interessanti del concerto. L'orchestrazione si è distinta per brillantezza e cura dei dettagli, soprattutto nella seconda parte della serata. Il gesto direttoriale è apparso preciso e ben definito durante le pagine operistiche, mentre nei due valzer si è fatto più ampio e disteso, privilegiando una conduzione elegante e fluida. Colpisce poi il limitato utilizzo della mano sinistra, rimasta spesso poco coinvolta nella costruzione delle sfumature musicali. Anche l'orchestra ha mostrato una crescita evidente nel corso della serata: dopo un avvio piuttosto incerto, ha saputo ritrovare progressivamente sicurezza, arrivando a offrire interpretazioni di notevole livello, in particolare nell'Intermezzo di Mascagni e soprattutto in Les patineurs.

Il pubblico ha accolto con entusiasmo praticamente tutti i brani in programma, tributando lunghi applausi agli artisti al termine del concerto. Meno apprezzabile è stato invece il comportamento mantenuto durante alcune esecuzioni, come in "Libiamo ne' lieti calici" e in tutti i brani della tradizione napoletana.

Il prossimo evento della rassegna è programmato per il 7 agosto, sempre nel Parco Archeologico di Paestum, con l'evento "Michele Ricciardi - Viaggio nel tempo"

½☆