Dopo anni in cui la programmazione culturale cittadina è apparsa piuttosto limitata, Avellino sembra aver finalmente scelto di tornare a puntare con decisione su musica, teatro e spettacolo. La rassegna "Avellino Estate in Città", promossa dal Comune, ha riportato eventi e iniziative nel cuore del centro storico, restituendo vita a spazi simbolici della città. Tra i primi appuntamenti vi era senza dubbio quello intitolato "Uto Ughi & Friends", andato in scena il 30 luglio 2026 nella rinnovata Piazza Amendola, ai piedi della Dogana, uno degli edifici che più rappresentano il percorso di rilancio intrapreso negli ultimi mesi.
Il programma della serata era semplice: prevedeva l'esecuzione delle cosiddette Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi. Uto Ughi (che torna ad Avellino dopo dieci anni dal concerto al Teatro "Carlo Gesualdo") però, ha scelto di non proporre un semplice concerto, trasformando l'evento in una sorta di incontro tra musica e divulgazione, una specie di lezione-concerto. Prima di ogni singolo movimento, il violinista ha spiegato al pubblico alcuni aspetti della partitura, soffermandosi sui temi principali e sui numerosi riferimenti descrittivi presenti nei sonetti che accompagnano l'opera vivaldiana. Una scelta particolarmente efficace in un contesto come quello di una piazza, dove accanto ai pochi appassionati erano presenti anche molti curiosi e persone meno abituate a frequentare il repertorio classico.
D'altra parte, era abbastanza prevedibile che il pubblico applaudisse al termine dei singoli movimenti. E così è stato, nonostante le spiegazioni preventive dello stesso Ughi. Un'abitudine che ha spezzato più volte la continuità dell'ascolto, ma che non ha impedito al concerto di mantenere il proprio interesse e il proprio coinvolgimento.
Prima dell'arrivo sul palco del violinista bustocco, l'ensemble ha eseguito il Divertimento in Re Maggiore (K. 136) di Wolfgang Amadeus Mozart, mettendo subito in evidenza una buona compattezza e preparando l'atmosfera della serata.
Fin dalle prime battute de La primavera è apparso chiaro l'approccio scelto da Uto Ughi: nessuna ricerca di sonorità filologiche o di effetti legati alla prassi esecutiva storica. Egli ha preferito una lettura tradizionale, fondata sulla bellezza del suono, sulla cantabilità e sulla naturalezza del fraseggio. L'“Allegro” iniziale è scorso con grande eleganza, mettendo in evidenza soprattutto il carattere luminoso e sereno della pagina. Particolarmente piacevole il dialogo tra il violino solista e gli archi nei passaggi che richiamano il canto degli uccelli. Nel “Largo”, invece, Ughi ha puntato su un clima più raccolto e disteso, sostenuto da un suono caldo e morbido. Il finale è stato affrontato con vivacità e leggerezza, restituendo tutta l'atmosfera festosa del brano senza rinunciare alla chiarezza delle linee musicali. Con L'estate il clima cambia sensibilmente: Uto Ughi mette in evidenza il lato più drammatico del concerto, facendo crescere poco alla volta la tensione fino al violento temporale finale. Molto riuscito il contrasto tra i momenti più distesi del primo movimento e le improvvise esplosioni orchestrali, che rendono ancora più efficace il racconto musicale. Il movimento finale, "Presto", è stato eseguito con grande energia e slancio, ma sempre con attenzione alla chiarezza del fraseggio e alla precisione tecnica, senza che la velocità compromettesse la nitidezza dell'esecuzione. L'autunno è stato probabilmente il momento più leggero e cantabile della serata. L'ensemble ha restituito con vivacità il clima festoso immaginato da Vivaldi, mentre Ughi ha guidato il discorso musicale con eleganza e naturalezza. Particolarmente riuscito il secondo movimento, "Adagio molto", eseguito con un'atmosfera calma e sospesa; nel finale, invece, è tornata tutta l'energia del concerto, affrontato con ritmo, brillantezza e una buona intesa tra il solista e gli archi. Con L’inverno sono arrivati probabilmente i momenti migliori dell'intera serata: fin dall'attacco del primo movimento, Ughi ha restituito con grande efficacia il carattere tagliente e rigoroso della pagina, evocando il gelo descritto da Vivaldi; il "Largo" centrale è stato affrontato con grande semplicità e naturalezza, senza indulgere in eccessi espressivi, lasciando emergere tutta la bellezza della scrittura del compositore veneziano; il movimento finale, "Allegro", infine, ha concluso il ciclo con energia e brillantezza, sempre nel segno dell'equilibrio e della chiarezza del suono.
Per quanto riguarda la prova di Uto Ughi, a più di ottant'anni egli continua a dimostrare una tecnica superba. È ovvio che il tempo abbia lasciato qualche minimo segno su alcuni aspetti della tecnica, ma ciò che colpisce ancora oggi è la capacità di trasmettere la musica con autenticità e di tenere il pubblico costantemente coinvolto. Il suo suono resta immediatamente riconoscibile, caldo ed elegante, mentre il fraseggio conserva quella naturalezza che ha sempre contraddistinto il suo modo di suonare. Anche gli interventi tra un brano e l'altro sono risultati piacevoli e talvolta ironici, aiutando il pubblico a seguire meglio Le Quattro Stagioni e ad apprezzarne i tanti dettagli. Anche l'ensemble che lo ha accompagnato non era da meno: i musicisti hanno offerto una prova solida e ben curata, sostenendo il solista con attenzione e precisione.
Al termine dell'intera esecuzione, Uto Ughi è stato accolto da un lungo e caloroso applauso. Il pubblico ha continuato a richiamarlo sul palco con insistenti richieste di bis, alle quali il violinista ha risposto regalando una nuova esecuzione: "Oblivion" di Astor Piazzolla, brano completamente diverso da quelli precedentemente eseguiti ma che ha soddisfatto il pubblico.
Al di là dell'aspetto artistico, ciò che resta maggiormente della serata è il suo significato per la città: vedere Avellino gremita per un concerto di musica classica è un'immagine che alla città mancava da tempo. Se questa rassegna rappresenterà davvero l'inizio di un percorso duraturo lo diranno i prossimi anni, ma intanto il concerto di Uto Ughi è stato senza dubbio uno degli appuntamenti più importanti dell'estate avellinese, dimostrando quanto la cultura possa tornare a essere un punto di riferimento per la città.
★★★☆☆
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