18.07.2026 - Chigiana International Festival 2026: Concerto per l'Italia - Piazza del Campo, Siena (Rai3)

Pubblicato il 24 luglio 2026 alle ore 11:49

Foto presa dal profilo Instagram dell'Accademia Musicale Chigiana (@chigiana)

Ogni anno, dal 2020, a metà luglio, nell’ambito del Chigiana International Festival, viene organizzato il "Concerto per l’Italia": Piazza del Campo a Siena ospita un'importante orchestra italiana come protagonista di una serata all'insegna della grande musica sinfonica. Quest'anno è toccato, per la seconda volta dopo il 2021, all'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia diretta da Daniel Harding e con solista Stefano Bollani.

I due non si incontrano per la prima volta: nel giugno 2012 il maestro britannico diresse un concerto comprendente Also sprach Zarathustra di Richard Strauss e due composizioni di Maurice Ravel, cioè il Concerto per pianoforte e orchestra e la Suite N. 2 da Daphnis et Chloé; come solista vi era proprio il pianista milanese. Per quest'occasione il programma prevedeva la Rapsodia in blu (versione per jazz band composta per Paul Whiteman) di George Gershwin, Alborada del gracioso di Ravel e i Quadri di un'esposizione di Modest Mussorgsky; lo stesso programma era stato proposto il giorno precedente alla Basilica di Massenzio, nell'ambito della stagione estiva dell'orchestra.

Per quanto riguarda l'esecuzione dei brani, dunque, il concerto si apre con la Rapsodia in blu: la scelta di eseguire la versione per jazz band costituisce già uno degli aspetti più interessanti della serata. Rispetto alle più note versioni sinfoniche, questa redazione non modifica soltanto l'orchestrazione e alcuni passaggi pianistici, ma presenta anche un organico sensibilmente ridotto, con un risultato sonoro quindi molto diverso. Harding ne asseconda perfettamente le caratteristiche con una direzione estremamente attenta agli equilibri, ai colori e alla precisione ritmica. Tra tutta l'orchestra, chi spicca tra tutti è il primo clarinetto Alessandro Carbonare, non solo nelle prime battute, interamente dedicate al suo strumento, ma anche nel resto della composizione. Bollani, poi, si rivela certamente il vero protagonista della pagina: il suo pianismo unisce naturalezza e raffinatezza, passando con grande disinvoltura dai passaggi più brillanti a quelli più cantabili. Anche sul piano scenico la sua presenza è continua e coinvolgente: dialoga con l'orchestra, scambia sguardi con i musicisti e accompagna la musica con movimenti spontanei che sembrano nascere direttamente dal flusso dell'esecuzione. Senza mai risultare sopra le righe, riesce a catturare costantemente l'attenzione del pubblico. Dopo numerosi applausi, il pianista concede due bis: il primo è "It Ain't Necessarily So" dal secondo atto di Porgy and Bess di Gershwin, affrontato con la consueta fantasia interpretativa e con un gusto improvvisativo che mette in evidenza l'anima jazzistica del pianista; prima del secondo, Bollani prende la parola e spiega il brano precedente e il successivo, cioè un riassunto della musica composta da Nino Rota per il film "8½" di Federico Fellini, che risulta ancora più entusiasmante della primo bis.

La seconda parte del concerto è dedicata alle musiche di Ravel e Mussorgsky, e si comincia con Alborada del gracioso  Qui il clima cambia completamente: fin dalle prime battute Harding mette in risalto la straordinaria ricchezza timbrica della scrittura di Ravel, valorizzando i contrasti ritmici e i colori di ispirazione spagnola che attraversano tutta la partitura. L'introduzione con il pizzicato dei violini è energica e ben definita, mentre l'orchestra affronta con grande precisione le numerose figurazioni virtuosistiche. Particolarmente efficace il contributo dei legni, che conferiscono leggerezza e brillantezza al tessuto sonoro, contribuendo a creare l'atmosfera caratteristica del brano.

Subito dopo si passa ai Quadri di un'esposizione, affrontati dal maestro oxoniano con una visione molto attenta ai colori e alle infinite sfumature dell'orchestrazione di Ravel: fin dalla "Promenade" iniziale emerge la volontà di costruire un suono ampio e ben definito, valorizzando ogni dettaglio della partitura. Nei quadri successivi il direttore mette in luce le caratteristiche di ciascun episodio: "Gnomus" è inquieto e incisivo, "Il vecchio castello" trova nel sassofono un protagonista particolarmente espressivo, mentre "Bydlo" cresce gradualmente fino a raggiungere una notevole intensità drammatica. Qualche dubbio nasce però nella costruzione dell'insieme. I singoli quadri sono spesso realizzati con grande cura e risultano molto efficaci presi singolarmente, ma il passaggio da un episodio all'altro non sempre appare del tutto naturale. Le brevi pause tra i vari numeri finiscono talvolta per interrompere la continuità del racconto, attenuando quel senso di progressione che rappresenta uno degli elementi più affascinanti dell'opera. Nonostante ciò, numerosi momenti raggiungono comunque risultati di altissimo livello: "Samuel Goldenberg e Schmuyle" mette bene in evidenza il contrasto tra i due personaggi, mentre sicuramente il momento culminante è "La grande porta di Kiev", che conclude il percorso con tutta la grandiosità e la forza celebrativa richieste dalla pagina.

Complessivamente, Stefano Bollani ha confermato ancora una volta le qualità che lo rendono uno dei musicisti più riconoscibili del panorama attuale. Al di là della solidissima tecnica pianistica, ciò che colpisce maggiormente è la capacità di rendere ogni esecuzione qualcosa di personale e mai del tutto prevedibile. Durante l'esecuzione dialoga continuamente con l'orchestra attraverso sguardi e sorrisi, facendo apparire molto semplice l'esecuzione e nascondendo la notevole difficoltà che invece ci vuole. Proprio questo equilibrio tra libertà espressiva e rigore musicale rappresenta uno degli aspetti più affascinanti della sua arte interpretativa.

Daniel Harding si conferma un direttore di grande esperienza e sensibilità musicale. Fin dalle prime battute colpiscono la chiarezza e la precisione del gesto, sempre estremamente leggibile e capace di guidare l'orchestra con naturalezza e sicurezza. Ne emerge una direzione solida e ben pensata, sostenuta da un gesto preciso per tutta la serata e da una chiara idea musicale. Proprio la combinazione tra controllo tecnico, attenzione al suono e coerenza interpretativa contribuisce in modo determinante alla riuscita del concerto. L'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia ha risposto con grande qualità alle richieste del maestro, confermando ancora una volta il proprio eccellente livello. 

Il pubblico senese ha seguito il concerto con grande attenzione e partecipazione per tutta la serata. Già al termine della Rapsodia in blu, l'entusiasmo si è concentrato soprattutto su Bollani, accolto da lunghi applausi e richiamato sul palco fino alla concessione dei due bis. Anche dopo i Quadri di un'esposizione gli applausi sono stati particolarmente calorosi, premiando sia Daniel Harding sia l'Orchestra dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Il direttore ha infine concesso un bis, cioè l'"Allegro vivace" dalla Sinfonia del Guglielmo Tell di Gioacchino Rossini, eseguito con brillantezza ed energia. 

★★★★½