Il 17 luglio sono stato nuovamente al Teatro San Carlo per una serata tanto attesa quanto importante: il concerto di Brian Jagde e Ludovic Tézier diretto da Jochen Rieder. Una serata che ha attraversato l'opera lirica italiana interessando i suoi maggiori esponenti, quali Giuseppe Verdi, Amilcare Ponchielli e Giacomo Puccini. La recita segnava inoltre il ritorno di Ludovic Tézier al Teatro San Carlo dopo il concerto del 1° febbraio diretto da Ingo Metzmacher, ma anche quello di Brian Jagde, già molto apprezzato dal pubblico partenopeo per le sue recenti e applaudite interpretazioni in Turandot.
Il concerto ha avuto una programmazione piuttosto travagliata. Inizialmente, infatti, al fianco del baritono francese avrebbe dovuto esibirsi Jonas Kaufmann. La scelta non era casuale: nel 2022 i due artisti avevano pubblicato per Sony Classical l'album "Insieme – Opera Duets", nel quale interpretavano celebri duetti del repertorio operistico italiano accompagnati da Antonio Pappano e dall'Accademia Nazionale di Santa Cecilia. L'anno successivo avevano portato diversi brani provenienti dall'album alla Festspielhaus di Baden-Baden e, il 6 ottobre 2024, avrebbero dovuto eseguire lo stesso programma anche al Teatro San Carlo. Tuttavia, pochi giorni prima del concerto, un'indisposizione di Kaufmann ne causò il rinvio a data da destinarsi (data che non arrivò mai); il tenore tedesco era stato dichiarato indisposto a causa del Covid-19, ma appena tre giorni dopo partì per una tournée internazionale, perciò, più che per problemi di salute, la serata è saltata per problemi organizzativi. A giugno, con la presentazione della stagione 2025/2026 del Teatro San Carlo, il concerto venne finalmente riprogrammato per il 17 luglio 2026. Tutto sembrava procedere regolarmente fino al 12 luglio, quando il Teatro annunciò una nuova indisposizione di Kaufmann, che, nel frattempo, ha dovuto cancellare anche alcuni concerti a Monaco di Baviera. Fortunatamente, anziché annullare l'evento, il Teatro ha trovato un sostituto di assoluto livello in Brian Jagde.
Il programma inizialmente annunciato ha subito alcune modifiche: la prima parte, interamente dedicata a La forza del destino di Verdi, è rimasta invariata; la seconda parte doveva comprendere il duetto "Enzo Grimaldo, Principe di Santafior, che pensi?" da La Gioconda di Ponchielli e, subito dopo la "Danza delle ore", l'aria "Cielo e mar" sempre dall'omonima opera. Questi due brani sono stati sotituiti rispettivamente con "Perfidi! All'anglo contro me v'unite" - "Pietà, rispetto, amore" da Macbeth e "Nessun dorma!" da Turandot. Di conseguenza, anche la durata complessiva del concerto è cambiata: dalle due ore previste senza intervallo si è passati ad un'esecuzione di circa un'ora e quarantacinque minuti intervallo compreso.
Come detto precedentemente, la prima parte del concerto si concentra su La forza del destino di Verdi, e l'apertura è affidata alla Sinfonia dell'omonima opera, eseguita ottimamente: Jochen Rieder opta per una lettura piuttosto ampia e teatrale, privilegiando il grande suono orchestrale e le dinamiche più spettacolari. Il gesto direttoriale è largo e talvolta non sempre precisissimo negli attacchi, ma riesce comunque a restituire efficacemente il carattere monumentale della pagina verdiana. Molto convincenti, poi, gli interventi degli ottoni e la costruzione del climax conclusivo. Il primo intervento vocale della serata è con "Solenne in quest'ora", il quale mette immediatamente in evidenza l'ottima intesa tra Jagde e Tézier, che interpretarono insieme questi ruoli già in occasione della Prima alla Scala del 2024. Entrambi evitano qualsiasi ricerca dell'effetto facile, costruendo il duetto con grande equilibrio sonoro: il baritono francese sfoggia la consueta eleganza interpretativa, mentre il tenore americano dimostra una vocalità importante e ben proiettata; il fraseggio è curato e l'insieme risulta particolarmente omogeneo, nonostante la natura piuttosto differente delle due voci. Segue l'aria "Morir! Tremenda cosa!", con un'interpretazione di Tézier che è rigorosa e profondamente rispettosa della scrittura verdiana. La scelta di eseguire il brano senza la sezione finale (da "È salvo!" in poi) ne accentua il carattere drammatico. La voce si presenta solida, omogenea e sempre ben appoggiata; soltanto nelle prime battute sembra mancare morbidezza nell'emissione, probabilmente dovuta ad un iniziale assestamento vocale; con il procedere dell'esecuzione, tuttavia, il baritono francese ritrova immediatamente la sua proverbiale autorevolezza interpretativa. Tra i momenti più convincenti della prima parte del concerto vi è l'aria "La vita è inferno all'infelice" – "O tu che in seno agli angeli". Prima di tutto, è da sottolineare l'eccellente assolo del clarinetto che introduce l'aria, eseguito con grande sensibilità musicale da Simone Simonelli. Jagde affronta il brano evitando qualsiasi eccesso verista o tendenza all'urlo, rischio sempre presente in questo repertorio; la dizione italiana è buona e l'emissione risulta sempre ben calibrata. "O tu che in seno agli angeli" è eseguita con grande intensità emotiva e un fraseggio nobile, confermando l'ottima impressione lasciata dal tenore statunitense. Subito dopo vi è il duetto tra Don Carlo e Don Alvaro "Invano Alvaro", eseguito con notevole coerenza stilistica: entrambi gli interpreti costruiscono progressivamente la tensione drammatica senza mai cadere nell'enfasi eccessiva; il clima teatrale cresce fino al finale, particolarmente riuscito per equilibrio vocale e compattezza dell'insieme. Ne emerge un'esecuzione che mette perfettamente in evidenza le qualità dei due artisti nel repertorio verdiano.
Dopo la pausa, si passa alla Sinfonia da I Vespri Siciliani. Qui Rieder sembra concentrarsi maggiormente sugli aspetti più spettacolari della partitura: le percussioni e i piatti sono particolarmente valorizzati, mentre il gesto direttoriale appare meno movimentato rispetto ad altre letture. Pur privilegiando il grande effetto orchestrale, l'esecuzione risulta comunque molto convincente e ben costruita, evidenziando l'elevata qualità dell'Orchestra del Teatro San Carlo. Altro intervento solista di Tézier è con"Perfidi! All'anglo contro me v'unite" – "Pietà, rispetto, onore": il recitativo iniziale è scolpito con autorevolezza e un fraseggio esemplare, mentre nell'aria vera e propria emerge tutta la sua straordinaria capacità di cantare sul fiato. La linea vocale è elegantissima, i pianissimi sono di rara bellezza ed egli riesce a restituire tutta la malinconia del Macbeth ormai sconfitto dagli eventi. Sicuramente una delle esecuzioni più travolgenti della serata. Ancora un'altra pagina orchestrale è la "Danza delle ore" di Ponchielli: Rieder ne sottolinea soprattutto il carattere festoso e virtuosistico, ottenendo una buona risposta da tutte le sezioni orchestrali; l'Orchestra del Teatro San Carlo affronta la celebre pagina con brillantezza e precisione. Altro intervento di Jagde è con "Nessun dorma!": anche in questo caso evita qualsiasi esagerazione interpretativa o vocale, privilegiando il canto legato e il rispetto della linea melodica; la dizione italiana presenta qualche limite, soprattutto nella chiarezza delle consonanti, ma nel complesso l'esecuzione è musicalmente molto valida. Il celebre "Vincerò!" finale è risolto con sicurezza e senza inutili esagerazioni. Con "Vanne, la tua meta già vedo" - "Credo in un Dio crudel" Brian Jagde si confronta con una delle pagine più celebri e impegnative del repertorio verdiano. La dizione italiana continua a non essere sempre impeccabile, soprattutto nelle battute iniziali, con alcune parole che risultano poco incisive, ma l'esecuzione si dimostra nel complesso convincente. Nel "Credo" la vocalità appare solida e ben sostenuta e talvolta vi è la ricerca di effetti drammatici fini a sé stessi ma comunque contenuti. Tra i momenti culminanti della serata è presente sicuramente il duetto finale dal secondo atto di Otello: quest'ultimo è costruito magnificamente dai due interpreti, che evitano qualsiasi esplosione sonora scontata e rispettano pienamente le indicazioni della partitura; La tensione cresce progressivamente, senza sforzi vocali, fino al celebre "Sì, pe'l ciel marmoreo giuro", eseguito con straordinaria compattezza vocale e teatrale.
Per quanto riguarda le interpretazioni, Brian Jagde ha avuto il difficile compito di sostituire Jonas Kaufmann con pochi giorni di preavviso, riuscendo tuttavia a convincere pienamente il pubblico napoletano. Ciò che maggiormente colpisce della sua interpretazione è l'assenza di qualsiasi ricerca dell'effetto fine a sé stesso: egli non forza mai il volume, non urla e costruisce le proprie interpretazioni attraverso un canto sempre controllato e musicalmente consapevole. Se la dizione italiana presenta ancora qualche limite, soprattutto rispetto ad interpreti madrelingua, il fraseggio e il rispetto della partitura sono sempre ammirevoli.
Ludovic Tézier affronta il repertorio verdiano con la consueta eleganza e con una profonda attenzione alla scrittura musicale. La voce conserva una notevole omogeneità timbrica e un'emissione sempre ben controllata, qualità che gli permettono di mettere in risalto il fraseggio e le numerose sfumature espressive delle pagine proposte. Nel corso del concerto, il baritono francese ha scelto un approccio interpretativo misurato, privilegiando la nobiltà del canto e la cura della linea melodica piuttosto che effetti teatrali più marcati. Ne è scaturita un'interpretazione coerente e musicalmente molto solida, particolarmente convincente nei momenti più lirici e introspettivi del programma.
La direzione di Jochen Rieder ha mostrato un approccio piuttosto diverso a seconda del repertorio affrontato nel corso della serata. Nelle pagine puramente orchestrali, il direttore ha privilegiato un gesto ampio e deciso, puntando soprattutto sulla brillantezza e sulla ricchezza timbrica dell'orchestra. Una scelta che talvolta sembra mettere in secondo piano alcuni dettagli della scrittura musicale, ma che si è comunque rivelata efficace e in linea con il carattere dei brani eseguiti. Diverso, invece, l'atteggiamento nelle pagine vocali: in questi momenti il gesto di Rieder si è fatto più preciso e flessibile, con una maggiore attenzione alle esigenze dei cantanti e al loro fraseggio; la concertazione è apparsa sempre attenta ed equilibrata, consentendo ai solisti di esprimersi con naturalezza e trovando un buon rapporto tra orchestra e voce. L'Orchestra del Teatro San Carlo ha risposto con grande professionalità alle richieste del direttore, dimostrandosi compatta e musicalmente affidabile nel corso dell'intera serata.
Nonostante un teatro non particolarmente pieno, il pubblico ha seguito il concerto con grande attenzione e partecipazione, riservando calorosi applausi agli interpreti nel corso della serata: già al termine dell'aria di Alvaro, gli spettatori non hanno nemmeno atteso che l'orchestra concludesse le ultime battute, esplodendo in una grande ovazione per Jagde. Alla fine del concerto non sono mancati applausi prolungati e insistenti richieste di bis, che però non sono state accolte. Un po' di amaro in bocca, dunque, ma, tuttavia, non sono certo i bis a decretare il successo di un concerto, che è apparso evidente già nel caloroso consenso tributato agli artisti al termine dell'esecuzione.
Il prossimo concerto in programma è venerdì 11 settembre; sul podio salirà il maestro israeliano Dan Ettinger, il quale dirigerà la Sinfonia N. 7 di Anton Bruckner (maggiori informazioni su https://www.teatrosancarlo.it/spettacoli/dan-ettinger-2026/).
★★★★½
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