Foto di Bettina Stoess
Dal 1984 i Berliner Philharmoniker svolgono il proprio concerto di fine stagione con il tradizionale concerto alla Waldbühne, l'imponente anfiteatro all'aperto di Berlino che ogni anno accoglie decine di migliaia di spettatori. Tuttavia, solo dal 1992 questi appuntamenti vengono regolarmente registrati e pubblicati: delle edizioni precedenti restano, infatti, solo i programmi di sala. Ad esempio, nel 1991 la serata è stata diretta da Claudio Abbado, il quale eseguì la Sinfonia N. 4 di Gustav Mahler, la Suite dall'Oiseau de feu nella versione del 1919 di Igor Stravinsky e, come bis, la Sinfonia da La gazza ladra di Rossini e la Radetzky-Marsch di Johann Strauss I.
Una delle caratteristiche del Waldbühne è la presenza di un tema che accompagna ogni edizione e che, in linea di massima, lega l'intero programma. Per il 2026 il motto scelto è stato "Viva Italia!", lasciando intuire fin da subito un omaggio alla musica del nostro Paese. Non è la prima volta che accade: già nel 1996 Abbado aveva diretto il concerto con il titolo "Una notte italiana", proponendo pagine celebri di Rossini, Vincenzo Bellini e Giuseppe Verdi, partendo dalla Sinfonia di Nabucco fino a una speciale versione di Berliner Luft, il tradizionale bis che conclude ogni Waldbühne. Quest'anno, però, Kirill Petrenko ha deciso di seguire una strada diversa: piuttosto che concentrarsi sui grandi capolavori del melodramma italiano, ha costruito il programma attorno al repertorio verista e al tardo Ottocento italiano, accostando pagine di Ruggero Leoncavallo, Licinio Refice, Ottorino Respighi, Pietro Mascagni, Francesco Cilea e Umberto Giordano. Ospite della serata è stato Jonas Kaufmann, interprete che da anni coltiva un rapporto privilegiato con il repertorio italiano e soprattutto di questo repertorio, come testimonia l'album pubblicato nel 2010 per Decca che prende il nome di "Verismo arias".
L'edizione di quest'anno, che si è svolta il 27 giugno, è stata particolarmente difficile: Berlino ha infatti registrato una temperatura record di 38 °C, la più alta mai rilevata in città, tanto che gli stessi musicisti hanno rinunciato alla tradizionale giacca, esibendosi in camicie nere. Sul petto portavano inoltre un nastro blu, simbolo della collaborazione tra i Berliner Philharmoniker e l'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, indossato come segno di solidarietà nei confronti dei rifugiati di tutto il mondo. Infine, durante l'intervallo era prevista una conversazione tra Jonas Kaufmann ed Eva-Maria Tomasi, ma non è stata trasmessa.
Ad aprire il concerto è stato il Prologo da Pagliacci di Ruggero Leoncavallo, scelta decisamente insolita poiché il brano è tradizionalmente affidato a un baritono; non era però la prima volta che Jonas Kaufmann affrontava questa pagina, già eseguita nel gennaio dell'anno scorso alla Wiener Staatsoper. L'introduzione orchestrale è stata proposta con un andamento inizialmente più sostenuto rispetto alla tradizione, imprimendo subito energia al discorso musicale. Kaufmann ha poi dato vita a un'interpretazione di grande impatto teatrale: la gestualità costantemente partecipe, la dizione impeccabile e il controllo della linea vocale hanno permesso di rendere pienamente il carattere quasi metateatrale del brano. Il pubblico, poi, prima delle battute finali (“Il concetto vi dissi” a seguire) ha interrotto l'esecuzione con diffusi applausi. È seguito l'Intermezzo del primo atto della stessa opera, non indicato nel programma ufficiale. La sua presenza ha rappresentato una piacevole sorpresa e ha permesso all'orchestra di esibire immediatamente la propria straordinaria qualità timbrica; l'esecuzione è risultata di rara eleganza, con un fraseggio curatissimo. Con “Recitar!...” - “Vesti la giubba”, Petrenko e Kaufmann hanno scelto una lettura personale: il recitativo iniziale è apparso piuttosto rapido, quasi impetuoso, mentre l'aria vera e propria ha assunto un respiro molto più disteso, con tempi sensibilmente più lenti rispetto alla consuetudine; ne è derivata un'interpretazione intensa e vocalmente solidissima. Si continua con la Sinfonia da La forza del destino di Verdi, la quale ha mostrato fin da subito la concezione interpretativa del maestro russo: diversamente da altre celebri letture, il direttore ha privilegiato una forte continuità narrativa, evitando pause eccessivamente dilatate (differenziandosi così da una sua lettura del 2022) e mantenendo costantemente in tensione il discorso musicale. L'uso particolarmente incisivo dei piatti ha contribuito ad accrescere il carattere drammatico della partitura, fino a un finale di travolgente potenza. Con Ombra di nube di Licinio Refice il clima si è fatto più raccolto. Grande protagonista è stato il violoncellista Ludwig Quandt, autore di una parte solistica eseguita con straordinaria cantabilità; Petrenko ha accompagnato con estrema precisione Kaufmann, favorendo più l’aspetto d’insieme che la voce solista. Fontane di Roma di Respighi hanno rappresentato uno dei vertici orchestrali e dunque sinfonici della serata. Nel primo movimento, “La fontana di Valle Giulia all'alba”, il direttore ha privilegiato un clima di assoluta calma e precisione, facendo emergere con naturalezza la raffinatezza della scrittura orchestrale. Nel secondo movimento, “La fontana del Tritone al mattino”, il maestro ha saputo creare un'atmosfera luminosa e contemplativa, lasciando respirare ogni dettaglio della partitura. Il terzo movimento, “La fontana di Trevi al meriggio”, è stato caratterizzato da un elegante equilibrio tra trasparenza timbrica e slancio melodico, mentre il quarto movimento, “La fontana di Villa Medici al tramonto”, è cresciuto progressivamente fino a un finale intenso.
Dopo la pausa, si comincia con l'Intermezzo da Cavalleria rusticana, diretto senza bacchetta, una scelta insolita di Petrenko. Egli ha guidato l'orchestra esclusivamente con le mani, ottenendo un suono estremamente morbido e cantabile; l'esecuzione non è sentimentale in maniera eccessiva, bensì ha puntato soprattutto sulla purezza del suono e sull'intensità emotiva. Primo intervento della seconda parte di Kaufmann è stato "È la solita storia del pastore" da L'Arlesiana di Cilea: Petrenko e il tenore tedesco hanno costruito il brano come un lungo crescendo continuo, evitando di concentrare tutta la tensione soltanto negli ultimi istanti; ne è risultato un finale particolarmente intenso e sentito, nel quale il solista ha saputo unire solidità tecnica e profonda partecipazione espressiva. Anche "Amor ti vieta" da Fedora di Giordano è stata affrontata con una prospettiva personale: anche in questo caso incipit è risultato più rapido del consueto, conferendo maggiore spontaneità all'intera pagina, mentre Kaufmann si è distinto per eleganza e intensità. I Pini di Roma di Respighi hanno concluso il programma ufficiale. Il primo movimento, “I pini di Villa Borghese”, ha colpito soprattutto per la straordinaria armoniosità dell'orchestra, capace di fondere ogni sezione in un unico grande respiro sonoro, e la direzione di Petrenko, con il suo gesto nervoso e preciso. Nel secondo movimento, “Pini presso una catacomba”, sono emersi in particolare violoncelli e contrabbassi, protagonisti di un accompagnamento saldo e ricco di profondità timbrica. Il terzo movimento, “I pini del Gianicolo”, è stato eseguito con grande raffinatezza, preparando magistralmente il monumentale finale. Nell'ultimo movimento, “I pini della via Appia”, il maestro russo ha sfruttato anche le trombe collocate fuori orchestra, ai lati del palco, ottenendo uno spettacolare effetto spaziale; i minuti finali sono risultati come, probabilmente, il momento più emozionante dell'intero concerto, costruiti con un grande crescendo fino alla grandiosa esplosione conclusiva.
Come primo bis, Kaufmann ha proposto “Core 'ngrato” di Salvatore Cardillo. Anche in questa occasione la componente teatrale è apparsa molto marcata, con un'interpretazione scenicamente coinvolgente e fortemente comunicativa; sul piano vocale il tenore ha comunque confermato tutta la qualità dell'emissione e della linea di canto.
Dopo un breve intervento in tedesco del tenore e del maestro, il concerto si è concluso con la tradizionale Berliner Luft di Paul Lincke. Una parte del pubblico, in effetti, aveva già iniziato a lasciare il Waldbühne, probabilmente anche a causa dei numerosi tuoni che si intravedevano alle spalle del grande tendone del palco, ma ciò non ha impedito al celebre brano di chiudere la serata nel consueto clima festoso e partecipato.
Complessivamente, Jonas Kaufmann ha offerto un'interpretazione pertinente e travolgente. Dal punto di vista vocale ha confermato il timbro caldo e riconoscibile, la cura della parola e una dizione italiana praticamente impeccabile. Sul piano teatrale ogni aria è stata vissuta con grande intensità, senza mai scaturire nell'eccesso.
Anche Kirill Petrenko è stato protagonista di una prova di altissimo livello. La sua direzione, ampia, precisa ed evocativa, ha saputo mantenere costantemente saldo il filo del discorso musicale, valorizzando sia il repertorio operistico che quello sinfonico. I Berliner Philharmoniker hanno risposto con la consueta perfezione tecnica, offrendo un suono pieno, potente e straordinariamente compatto, ma anche capace di infinite sfumature dinamiche.
Al termine della serata, il pubblico ha tributato lunghi e calorosi applausi a tutti gli interpreti. Nonostante il caldo e i primi segnali di un temporale, l'entusiasmo degli spettatori non è mai venuto meno, sancendo il pieno successo.
Il Waldbühne del prossimo anno prenderà luogo il 26 giugno e avrà come tema “Furioser Ausklang” (“Finale furioso”). Sul podio salirà Daniel Harding ed eseguirà, assieme al violinista Augustin Hadelich, musiche di Strauss II, Maurice Ravel, Stravinsky, Richard Strauss e Pablo de Sarasate.
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