20.06.2026 - Gustavo Dudamel dirige i Berliner Philharmoniker - Philharmonie Berlin (Digital Concert Hall)

Pubblicato il 24 giugno 2026 alle ore 19:17

Foto di Stephan Rabold

Come ultimo concerto alla Philharmonie Berlin della stagione, i Berliner Philharmoniker sono diretti da Gustavo Dudamel in una serata che si è imposta come un programma costruito su un’idea forte: mettere in dialogo due gesti di ribellione, due modi diversi di trasformare la musica in energia storica e politica. Da una parte la Revolución diamantina di Gabriela Ortiz, dall’altra la Sinfonia N. 3 di Ludwig van Beethoven. Ne è nato un percorso coerente, capace di unire modernità e tradizione, tensione civile e forza espressiva.

La Revolución diamantina di Ortiz si è rivelata una pagina di grande respiro, dalla durata di poco più di quaranta minuti, articolata in sei movimenti e caratterizzata da un continuo alternarsi di atmosfere e situazioni musicali differenti. La compositrice messicana costruisce un tessuto orchestrale ricco di colori e sfumature, passando da momenti più sospesi ed enigmatici a sezioni ritmicamente più incalzanti e percussive. Dudamel ne ha offerto una lettura attenta e ben controllata, riuscendo a mantenere sempre chiara la direzione del discorso musicale senza disperderne la complessità. Movimento dopo movimento, la tensione è cresciuta in modo naturale, fino a un finale di forte impatto, reso ancora più efficace dal percorso costruito con pazienza nel corso dell'intera esecuzione.

Dopo la pausa, dunque, il maestro venezuelano affronta la Sinfonia N. 3 di Beethoven. Il primo movimento, "Allegro con brio", è stato affrontato da Dudamel con grande energia e un notevole senso del movimento: fin dalle battute iniziali, la musica è sembrata procedere con naturalezza, sostenuta da ampie arcate sonore costruite senza appesantire il discorso musicale. Ciò che mi ha stupito è stata la scelta di tagliare la ripetizione della prima parte del movimento, e questo ha reso il movimento più compatto e immediato; non solo, ma ha reso più interessante l'ascolto anche la volontà di evitare qualsiasi forma di monumentalità fine a se stessa, privilegiando invece la chiarezza del disegno e lo slancio e la continua tensione narrativa. Al termine del movimento, tra le altre cose, c'è stato un accenno di applauso, subito interrotto. Nel secondo movimento, "Marcia funebre", Dudamel ha optato per tempi piuttosto distesi, mettendo in risalto la qualità del fraseggio e la cantabilità delle linee melodiche. Gli archi hanno suonato con grande eleganza, mentre i fiati si sono inseriti con precisione e misura, contribuendo a creare un suono compatto e sempre ben controllato. L'esecuzione è apparsa molto curata sotto il profilo formale, anche se in alcuni momenti è sembrato mancare un po' di tensione interna, poiché il movimento procedeva con nobiltà e coerenza, ma talvolta con un passo forse eccessivamente prudente. Nel terzo movimento, "Scherzo", il maestro ha scelto una strada improntata alla leggerezza e alla misura, evitando accenti troppo marcati o effetti particolarmente spettacolari. Ne è nata un'esecuzione scorrevole e ben equilibrata, nella quale i diversi interventi orchestrali emergevano con chiarezza e naturalezza. Il quarto movimento, "Allegro molto", è stato probabilmente il momento più riuscito dell'intera serata. Dudamel ha costruito il finale con grande attenzione, facendo crescere progressivamente la tensione senza mai perdere il controllo dell'insieme. Tutte le sezioni dell'orchestra hanno contribuito con notevole compattezza alla riuscita dell'esecuzione, dando vita a una conclusione di grande impatto. 

Complessivamente, la direzione di Dudamel si è fatta apprezzare soprattutto per la capacità di mantenere sempre chiara la linea del discorso musicale: nel brano di Gabriela Ortiz il gesto è apparso preciso, mentre in Beethoven si è fatto più ampio e fluido. Più che ricercare effetti spettacolari o sonorità imponenti, il direttore venezuelano ha puntato sulla chiarezza del racconto musicale e sulla coerenza dell'architettura, offrendo una lettura solida e ben calibrata. A sostenerla è stata, ancora una volta, la straordinaria qualità dei Berliner Philharmoniker, protagonisti di una prova impeccabile sotto ogni aspetto: archi luminosi e compatti, fiati impeccabili e un equilibrio sonoro sempre curato nei minimi dettagli.

Al termine del concerto, Dudamel e i Berliner Philharmoniker sono stati salutati da poco più di otto minuti di applausi calorosi e prolungati; non solo, il direttore è stato chiamato anche quando l'orchestra era del tutto uscita, ricevendo numerose ovazioni. Anche nella prima parte, Gabriela Ortiz riceve importanti tributi. Il maestro tornerà a dirigere l'orchestra nella prossima stagione in due appuntamenti ad aprile 2027: il primo programma prevede l'esecuzione della Sinfonia n. 7 di Gustav Mahler; nel secondo, il Concerto per pianoforte e orchestra N. 2 di Beethoven, con solista Mitsuko Uchida, e la Sinfonia N. 4 di Anton Bruckner.

★★★½☆


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