19.06.2026 - Sommernachtskonzert der Wiener Philharmoniker 2026 (Orf2)

Pubblicato il 21 giugno 2026 alle ore 19:17

© Sony Classical

Il 19 giugno, nei giardini del Castello di Schönbrunn, è andato in scena uno degli appuntamenti più attesi dell'anno dei Wiener Philharmoniker: il tradizionale Sommernachtskonzert. Un evento che, per importanza e visibilità internazionale, può essere considerato il corrispettivo estivo del celebre Neujahrskonzert, rappresentando uno dei momenti in cui l'orchestra viennese si presenta al pubblico di tutto il mondo, grazie a una trasmissione seguita in oltre cento Paesi. L'edizione di quest'anno è stata caratterizzata da due importanti debutti: da una parte quello di Lorenzo Viotti, alla sua prima esperienza sul podio del Sommernachtskonzert; dall'altra quello di Bryn Terfel, primo baritono a essere invitato come solista nella storia della manifestazione, visto che, nelle precedenti edizioni, si sono alternati pianisti, violinisti, violoncellisti e voci di tenore, soprano e mezzosoprano, ma mai un cantante baritono. Il maestro svizzero, tra le altre cose, si trovava già a Vienna nei giorni precedenti al concerto, avendo diretto l'ultimo appuntamento in abbonamento dei Wiener: in quell'occasione, egli aveva proposto un programma dedicato a musiche di Francis Poulenc, Claude Debussy e Alexander Zemlinsky. Anche quest'anno, poi, hanno preso parte al concerto i ballerini del Wiener Staatsballett, impegnati nelle coreografie firmate da Eno Peçi.

La diretta televisiva dell'ORF, realizzata dal parco di Schönbrunn, è stata affidata alla presentatrice culturale Teresa Vogl, mentre la regia video di Henning Kasten, ormai una presenza storica del concerto, si è avvalsa ancora una volta di sofisticate tecnologie e delle spettacolari riprese aeree realizzate con i droni.

Come da tradizione, il programma è stato costruito attorno a un tema ben preciso. Per questa edizione, Lorenzo Viotti ha scelto «Diavoli, dei, antieroi e tantissimo amore», un filo conduttore che ha legato pagine molto diverse tra loro, accomunate però dalla presenza di personaggi straordinari e di grandi passioni.

Il concerto si è aperto con l'Ouverture da Leichte Kavallerie di Franz von Suppé, affrontata da Lorenzo Viotti con grande slancio e con una costruzione particolarmente efficace della sezione conclusiva; l'ultima battuta, però, è stata mantenuta un po' meno del previsto, privando la chiusa di quell'effetto di piena espansione che caratterizza molte esecuzioni più tradizionali. Primo intervento di Bryn Terfel è stato con "Son lo spirito che nega" da Mefistofele di Arrigo Boito: qui il baritono gallese ha messo subito in evidenza le sue straordinarie qualità di attore-cantante. Viotti sceglie tempi sostenuti e privilegia soprattutto la dimensione teatrale: la parola viene scolpita con cura e Terfel dà vita a un Mefistofele ironico e provocatorio, lontano dalle interpretazioni più solenni. Ne nasce una lettura davvero particolare, ma proprio per questo estremamente affascinante, capace di restituire tutta la modernità del personaggio. L'Intermezzo da Manon Lescaut di Giacomo Puccini è stato invece uno dei pochi momenti in cui la scelta di tempi piuttosto rapidi ha lasciato qualche dubbio: la direzione di Viotti è apparsa sincera e coinvolta, ma la progressione drammatica costruita dagli archi non ha raggiunto la stessa intensità che si ascolta in altre interpretazioni. Il brano ha comunque conservato una forte carica emotiva, anche se il lato più tragico è sembrato leggermente sacrificato a favore di una maggiore scorrevolezza. Con "Ehi! Paggio!" - "L'onore! Ladri!" dal Falstaff di Giuseppe Verdi è tornato in primo piano il gusto per il teatro, tant'è che Terfel si è presentato addirittura con una pancia finta, quasi fosse sul palcoscenico di un'opera, e nel corso del brano ha interagito più volte con Viotti e dimenticandosi persino del microfono; anche in questo caso l'aspetto recitativo ha avuto la meglio su quello puramente vocale, che comunque era di altissimo livello. Il "Trépak" da Lo Schiaccianoci di P. I. Tchaikovsky ha riportato la serata su atmosfere più brillanti: il maestro ha impresso un ritmo trascinante, sostenuto da un'orchestra di impressionante precisione, riuscendo a mantenere sempre grande chiarezza pur senza rinunciare all'energia del pezzo. Più raccolta e contemplativa è stata l'Adoration di Florence Price, brano per la prima volta in assoluto eseguita dai Wiener Philharmoniker. La scrittura per soli archi ha permesso all'orchestra di mettere in mostra quella morbidezza e quella compattezza timbrica che rappresentano da sempre uno dei loro tratti distintivi; il suono, caldo e quasi cameristico, ha restituito perfettamente il carattere della pagina. Uno dei momenti più riusciti del concerto è stato senza dubbio Straussiana di Erich Wolfgang Korngold, anche questa proposta per la prima volta dai Wiener: il direttp ha saputo valorizzare la ricchezza della scrittura orchestrale e quei colori quasi cinematografici che rendono così affascinante questa pagina, intrisa di nostalgia per la Vienna di Johann Strauss. L'ingresso di Wotan con "Abendlich strahlt der Sonne Auge" da Das Rheingold di Richard Wagner ha cambiato completamente atmosfera. Terfel ha abbandonato ogni vena ironica per assumere toni solenni e autorevoli, dando vita a un personaggio di grande nobiltà; particolarmente interessante e riuscita è stata la conclusione del brano, alla quale sono state aggiunte le battute finali dell'opera, normalmente assenti, con un risultato insolito ma decisamente efficace dal punto di vista teatrale. La celebre "Méditation" dal Thaïs di Jules Massenet ha avuto come protagonista la Konzertmeisterin Albena Danailova, alzatasi in piedi quasi come una vera solista: il suo violino ha cantato con eleganza e con una cantabilità quasi vocale, regalando uno dei momenti più delicati e raffinati della serata. Con la Suite N. 2 da Daphnis et Chloé di Maurice Ravel si è probabilmente raggiunto il punto più alto sotto il profilo orchestrale. Il brano era già comparso nel Sommernachtskonzert del 2023, con Yannick Nézet-Séguin, ma allora il Wiener Staatsballett aveva danzato sul Boléro; quest'anno Eno Peçi ha invece creato una nuova coreografia direttamente sulla musica di Ravel. Viotti ha ottenuto dai Wiener una tavolozza di colori straordinaria, passando dall'incanto dell'alba alla frenesia quasi estatica della "Danse générale" conclusiva. L'ultimo brano del programma ufficiale è stato "If I were a rich man" dal musical Fiddler on the Roof di Jerry Bock, naturalmente con la voce di Terfeò: rispetto a una celebre esecuzione di Baden-Baden con Marco Armiliato, il baritono gallese ha scelto tempi più rilassati e un approccio più riflessivo. Interessante anche una piccola modifica del testo, inserita con assoluta naturalezza e con quel gusto quasi improvvisativo che caratterizza da sempre il suo modo di interpretare.

Tra i bis, Tico-Tico no fubá è apparso molto diverso dalla celebre esecuzione diretta da Daniel Barenboim nel 2001: se allora prevaleva una brillantezza quasi virtuosistica, Viotti ha preferito una lettura più elegante e meno frenetica, ma perdere la vivacità tipica del brano. La chiusura con Wiener Blut di Johann Strauss II ha infine messo in risalto la proverbiale bellezza degli archi viennesi. Più che puntare sull'effetto, Viotti sembra aver voluto esaltare la naturale cantabilità delle frasi e l'eccezionale omogeneità del suono, congedando il pubblico in un'atmosfera di dolce nostalgia, perfettamente in sintonia con lo spirito del Sommernachtskonzert.

Per quanto riguarda le interpretazioni generali, quella di Bryn Terfel è stata probabilmente la presenza più determinante dell'intera serata, dando delle interpretazioni che mancavano del tutto al Sommernachtskonzert: più teatrali, più vissute e meno legate alla semplice esibizione vocale. Oltre al fatto che il canto è stato ancora sostenuto da una notevole consistenza e da una presenza scenica fuori dal comune, ciò che ha colpito maggiormente nel basso-baritono gallese è stata la capacità di trasformare ogni intervento in una vera scena d'opera. Terfel non si è mai limitato a cantare un'aria: l'ha abitata, recitata e continuamente adattata al carattere del personaggio e al significato del testo.

Lorenzo Viotti non è certamente da meno: più che inseguire una bellezza sonora fine a se stessa, il direttore svizzero sembra privilegiare il teatro, il movimento e la chiarezza del discorso musicale. La sua è una direzione precisissima, che evita ogni pesantezza e che preferisce mantenere sempre vivo il flusso della musica, con tempi spesso sostenuti e una costante attenzione al carattere dei singoli brani. Ne nasce una lettura dinamica e ricca di tensione, capace di dare continuità a un programma molto vario. 

Naturalmente, gran parte del merito va anche ai Wiener Philharmoniker: è quasi scontato affermare la qualità di questa orchestra, ma basta ascoltare una serata come questa per rendersi conto di quanto sia eccezionale la loro capacità di adattarsi ai repertori più diversi. Inutile, poi, sottolineare la bellezza della cornice che ospita il concerto: tramonti spettacolari e panorami mozzafiato contribuiscono a rendere ancora più suggestiva l'atmosfera della serata.

Il pubblico è apparso coinvolto e partecipe durante i brani, con applausi convinti e calorosi. 

Per l’Italia, Rai Cultura ha programmato la trasmissione del concerto su Rai5 giovedì 2 luglio; la diffusione internazionale prevedeva invece la messa in onda ORF 2 in diretta-differita dalle 21.20 del 19 giugno e la replica su 3sat il 20 giugno alle 20.15. 

Come di consueto, Sony Classical provvederà alla pubblicazione dell'album digitale, del CD, del DVD e del Blu-ray: questi saranno disponibili a partire dal 17 luglio 2026, salvo eventuali modifiche dell'ultimo momento da parte dell'etichetta.

★★★★½


Crea il tuo sito web con Webador