Nell’ultima settimana di maggio, Antonio Pappano è tornato sul podio dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia per il secondo concerto della stagione, dopo il primo appuntamento diretto a fine ottobre. Accanto a lui, in questa occasione, c’era Leonidas Kavakos, violinista di assoluto rilievo, chiamato a eseguire il Concerto per violino e orchestra N. 2 di Karol Szymanowski anziché il Concerto per violino e orchestra N. 1 di Dmitri Shostakovich, inizialmente annunciato; nella seconda parte della serata il programma è rimasto invece invariato, con la Sinfonia N. 9 in Do maggiore di Franz Schubert, una delle pagine più ampie e solari del repertorio sinfonico ottocentesco. Si è trattato, tra le altre cose, dell’unico concerto con un programma modificato dell’intera stagione.
Nel Concerto per violino e orchestra N. 2 di Szymanowski, la lettura proposta convince soprattutto per la sua sostanziale correttezza di fondo: il discorso musicale procede con misura, senza forzature, lasciando emergere con chiarezza la natura inquieta della pagina. La parte iniziale scorre con eleganza, mantenendo una tensione controllata, mentre il violino solista di Kavakos si impone subito per autorevolezza e per la capacità di dare continuità a una scrittura spesso frammentata e cangiante. A colpire, più di tutto, è il modo in cui il solista costruisce il discorso: il suo fraseggio è incisivo, sempre consapevole della direzione interna della pagina; tuttavia, proprio dove il tessuto orchestrale dovrebbe sostenere e caratterizzarsi, l’insieme appare per lunghi tratti più opaco. L’orchestra resta corretta, ma non davvero memorabile, quasi trattenuta in una funzione di accompagnamento più che di reale dialogo. La sensazione è che il brano trovi il suo centro soprattutto nella linea del violino, mentre attorno ad essa il resto del corpo sonoro non riesce sempre a liberare una tavolozza altrettanto viva. Nella parte finale, questa situazione viene, in parte, cambiata: il discorso si fa più nervoso, più concentrato, e Pappano sceglie una tensione meno lineare e meno convenzionale del solito. Il finale non viene spinto verso una chiusura retorica, ma resta insinuante, quasi a voler sottrarre il brano a qualsiasi risoluzione troppo facile; proprio in questo sta il suo momento più riuscito, perché l’energia si addensa progressivamente fino a un epilogo più vivo e più incisivo. Alla fine dell'esecuzione, il violinista, richiamato pi volte dal pubblico, offre un bis: il secondo movimento della Sonata N. 3 di Johann Sebastian Bach.
Dopo la pausa, il concerto è proseguito con la Sinfonia N. 9 di Schubert. Il primo movimento è stato reso con una lettura complessivamente convincente, fondata sulla capacità del maestro di mantenere costantemente viva la tensione. Fin dalle battute iniziali si avverte la volontà di dare continuità al discorso musicale, evitando che i passaggi di transizione si svuotino di energia. Fra le sezioni orchestrali spiccano in particolare i timpani; l’orchestra, in generale, risponde con disciplina, seguendo con attenzione i cambi di atmosfera e le progressive accumulazioni di energia, e l’esito è quello di un movimento ben proporzionato, saldo nella costruzione formale e capace di procedere con una costante sensazione di avanzamento. Il secondo movimento viene affrontato con una lettura sostanzialmente corretta e rispettosa della natura del brano: Pappano privilegia la chiarezza del discorso e la continuità della linea melodica, evitando contrasti eccessivi o accelerazioni che possano alterare l’equilibrio della pagina. Ne nasce un andamento misurato, quasi contemplativo, in cui la scorrevolezza melodica resta il principale punto di forza. Qualcosa, tuttavia, resta un po’ trattenuto: pur elegante e ben sorvegliato, il tempo non imprime sempre quella spinta interna che il movimento potrebbe suggerire. Il terzo movimento spicca invece per il suo carattere dinamico, affrontato con sicurezza e con una notevole attenzione all’equilibrio delle sezioni orchestrali; qui, in particolare, gli archi conservano un peso ben controllato, mentre i fiati danno trasparenza e luminosità al tessuto sonoro. Ne è emersa una lettura slanciata ma non scomposta, brillante ma non eccessiva, più solida che sorprendente. Nel quarto movimento, il concerto raggiunge il suo momento di massima energia. Pappano sceglie un passo più spedito, ma senza mai forzare il crescendo: la tensione cresce in modo progressivo, restando sempre sotto controllo; il risultato è un finale animato da una vitalità costante, costruita più sull’energia interna che sull’effetto esteriore.
Per quanto riguarda Leonidas Kavakos, il violinista greco ha offerto la prova più convincente della prima parte della serata. La sua interpretazione della composizione di Szymanowski si è distinta per autorevolezza, controllo tecnico e capacità di dare unità a una scrittura spesso frammentaria: grazie al curato fraseggio, egli è riuscito a mettere in evidenza sia il lirismo sia le inquietudini della partitura. Senza mai concentrarsi sul virtuosismo fine a sé stesso, Kavakos ha costruito una lettura solida e matura, imponendosi come il vero centro espressivo del brano.
Sul podio, Antonio Pappano ha proposto una lettura generalmente corretta e coerente, privilegiando la chiarezza strutturale e la continuità narrativa. La sua è stata una direzione ampia, non sempre precisissima ma molto efficace, attenta alle proporzioni e raramente incline a effetti spettacolari. Seppur nel concerto per violino del compositore polacco l’orchestra è apparsa talvolta troppo prudente e confinata a un ruolo prevalentemente accompagnatorio, nella Sinfonia N. 9 di Schubert essa ha mostrato una maggiore compattezza e partecipazione.
Il pubblico, complessivamente, ha accolto gli interpreti con applausi calorosi e prolungati. Molti applausi alla fine della prima parte per Kavakos, tant'è che ha eseguito, come detto prima, un bis; invece, alla fine della serata, fischi (di assenso) e ovazioni per Pappano, che si sono prolungati per diversi minuti.
Il concerto di venerdì 29 è possibile ascoltarlo su Rai Radio 3.
Il prossimo concerto è un fuori abbonamento: l'Utopia Orchestra, guidata da Teodor Currentzis, esegue il Concerto per violino e orchestra di Alban Berg (con solista Vilde Frang) e la Sinfonia N. 1 di Gustav Mahler. La serata fa parte di un tour condotto in varie sale da concerto europee, e tra le date italiane vi è quella appena descritta e un'altra il giorno dopo all'Auditorium Teatro Manzoni di Bologna.
★★★★☆
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