Dopo esattamente quattro mesi dall’ultima volta, Riccardo Frizza torna sul podio del Teatro di San Carlo per dirigere un concerto interamente dedicato alla musica tedesca, seppur attraverso pagine appartenenti a epoche differenti. Per questa occasione, il direttore bresciano sceglie di affidare la parte solistica al violino, diversamente dal precedente concerto che vedeva protagonista il pianista Federico Colli. La serata segna inoltre il debutto sancarliano di Anna Tifu, violinista italo-rumena vincitrice del Premio George Enescu nel 2007.
La serata si è costruita come un percorso vario ma coerente, capace di mettere in dialogo il romanticismo di Felix Mendelssohn, la dimensione virtuosistica e poetica del suo Concerto per violino e la scrittura più descrittiva e monumentale di Richard Strauss. Ne è emerso un programma ben calibrato, che ha messo in luce tanto la solidità dell’orchestra quanto la personalità della solista, in un equilibrio complessivamente riuscito tra slancio espressivo, misura interpretativa e controllo formale.
Brano che ha aperto la serata è stata l’Ouverture Le Ebridi di Felix Mendelssohn, anche se inizialmente erano previsti i Minuti sinfonici di Ernst von Dohnányi. La lettura proposta da Riccardo Frizza è apparsa complessivamente equilibrata e misurata: la direzione si è mantenuta pertinente, priva di eccessi, riuscendo a conservare con efficacia l’equilibrio generale dell’orchestra. Particolarmente convincente è risultata la valorizzazione della sezione dei fiati, ben distinta rispetto ai legni, contribuendo così a dare colore e profondità al discorso musicale; buona anche la prova dei timpani, curati da Barbara Bavecchi, che sono risultati incisivi ma mai invasivi. L’impressione complessiva è stata quella di un’esecuzione ordinata, pulita e attenta alla respirazione della pagina, più interessata alla coerenza del fraseggio che a una spettacolarità immediata.
Segue il Concerto per violino e orchestra sempre di Mendelssohn. Nel primo movimento, "Allegro molto appassionato", l’interpretazione del violino da parte di Tifu appare praticamente magistrale: all’inizio il suono si presenta quasi fioco, ma già da questi primi istanti si percepisce un grande virtuosismo, destinato a emergere con forza poco dopo. La lettura mette bene in evidenza il carattere appassionato del movimento, attraverso una tensione costante e un fraseggio capace di alternare intensità e controllo. Nel secondo movimento, "Andante", il collegamento con il precedente è affidato soprattutto alla sezione dei fiati, che contribuisce a creare continuità e a mantenere vivo il respiro del discorso musicale; anche qui emerge una dimensione più sentita e interiore, nella quale il violino assume un tono cantabile e partecipe, sostenuto da un accompagnamento delicato e ben dosato. Il risultato è una pagina più raccolta, ma non meno intensa, in cui l’espressività nasce soprattutto dalla misura e dalla coerenza del fraseggio. Nel terzo movimento, "Allegretto non troppo – Allegro molto vivace", l’atmosfera cambia con decisione e il finale assume un carattere più brillante, energico e trascinante. In questa sezione l’esecuzione riesce a mettere in risalto sia la vivacità ritmica sia la brillantezza tecnica della solista, chiudendo il concerto con sicurezza, slancio e notevole vitalità espressiva. La violinista, poi, richiamata più volte dal pubblico del teatro, offre due bis: prima il quarto movimento della Sonata N. 2 di Eugène Ysaÿe, poi il primo movimento della Sonata N. 1 di Johann Sebastian Bach.
Dopo la pausa, si riprende con Aus Italien di Strauss. Nel primo movimento, “Auf der Campagna”, l’interpretazione è risultata convincente perché Frizza non ha mai cercato di forzare il brano, rispettandone invece il carattere raccolto e contemplativo: la lettura proposta dal maestro è apparsa misurata, attenta alla direzione della frase e alla coerenza complessiva dell’andamento, con una gestione del tempo mai rigida e un fraseggio capace di lasciare respirare la musica senza frammentarla. Ne è derivata una prova seria, musicale e ben ponderata, capace di valorizzare il brano nella sua dimensione più autentica: quella di una musica intensa ma mai ostentata, nella quale il principale elemento di forza resta l’equilibrio tra controllo e partecipazione emotiva. Anche nel secondo movimento, "In Rom’s Ruinen”, l’interpretazione risulta nel complesso equilibrata e ben centrata: l’esecuzione valorizza soprattutto le sezioni che definiscono con maggiore chiarezza il colore e la direzione del discorso musicale, con spicchi quindi per i timpani e per i corni, mentre il resto dell’orchestra sostiene con compattezza la trama complessiva. Ne emerge una lettura solida, elegante e musicalmente rigorosa. Nel terzo movimento, “Am Strande von Sorrent”, l’interpretazione risulta convincente soprattutto per la capacità di mantenere fluidità e chiarezza lungo tutto il discorso musicale; tuttavia, pur trattandosi di un’esecuzione ben costruita e musicalmente solida, sembra mancare quel grado ulteriore di tensione espressiva o di abbandono interpretativo capace di rendere il movimento davvero memorabile. Tutto appare corretto, equilibrato e ben realizzato, ma senza quel senso di trasporto o di piena immersione emotiva che avrebbe potuto dare alla pagina una forza ancora più coinvolgente. Il quarto movimento, “Neapolitanisches Volksleben”, è stato invece il culmine del concerto: fin dalle prime battute, la direzione di Frizza appare molto attenta a mantenere vivo il ritmo interno del brano, evitando però di trasformarlo in qualcosa di eccessivamente rumoroso o dispersivo. In particolare, la sezione delle percussioni, seppur con qualche scelta di assenza probabilmente voluta dal maestro, si distinguono spesso per brillantezza e precisione; anche gli ottoni risultano particolarmente efficaci nei momenti di maggiore apertura sonora. Ne deriva una conclusione solida e trascinante, capace di dare al concerto il suo momento più energico e comunicativo.
Per quanto riguarda la prova di Anna Tifu, la violinista ha offerto una lettura di grande maturità, sostenuta da una tecnica impeccabile e da una notevole sensibilità musicale. L’interpretazione si è distinta per la capacità di passare con naturalezza da un suono più raccolto e intimo a una pienezza espressiva più ampia, senza mai cadere nell’ostentazione virtuosistica. Il suo violino ha saputo cantare, incidere e respirare con continuità, costruendo il discorso musicale con intelligenza ed equilibrio. Ogni frase appariva pensata e modellata con attenzione, sempre inserita in una visione coerente dell’intera pagina.
Riccardo Frizza conferma una direzione solida, limpida e mai sopra le righe. Il suo modo di guidare l’orchestra privilegia costantemente l’ordine del discorso musicale, la chiarezza dei piani sonori e la tenuta complessiva della forma, senza indulgere in effetti esteriori o in una gestualità eccessivamente teatrale. L’orchestra del Teatro di San Carlo risponde con precisione e buona compattezza sonora, mettendo in luce in particolare i legni, i fiati e i timpani, tutti ben integrati in un disegno orchestrale equilibrato e sempre leggibile.
Gli applausi sono stati convinti, ma senza vere ovazioni; numerosi invece soprattutto dopo il Concerto per violino, dove il pubblico ha tributato a Tifu un consenso immediato e pienamente meritato. Anche al termine di Strauss la risposta della sala è stata ampia e partecipe, con anche degli applausi alla fine del secondo movimento.
Una serata, quindi, di livello musicale molto alto, ma che ha lasciato qualche perplessità su un aspetto di cui, purtroppo, il Teatro di San Carlo sembra spesso soffrire: il comportamento "non da teatro" da parte del pubblico. Si può anche comprendere un applauso fatto partire in maniera sbagliata, come vi dicevo prima, così come si può accettare che qualcuno, probabilmente meno coinvolto dal programma della serata, abbia deciso di lasciare la sala in anticipo senza attendere la conclusione del concerto. Molto meno tollerabili, invece, sono stati i telefoni squillati ripetutamente durante l’esecuzione, non solo, non si è trattato di un episodio isolato, ma di più interruzioni, avvenute soprattutto verso la fine del secondo movimento del Concerto per violino e poco prima di “Auf der Campagna”. È un vero peccato, perché situazioni del genere spezzano inevitabilmente la concentrazione e la tensione musicale costruita fino a quel momento, oltre che a dare, semplicemente, fastidio.
Il prossimo concerto di stagione è pianificato per domenica 31 maggio, con Donato Renzetti sul podio che sostituisce Michele Mariotti: il programma propone la Sinfonia N. 6 di Ludwig van Beethoven e la Sinfonia N. 3 di Mendelssohn.
★★★½☆
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