16.05.2026 - Klaus Mäkelä dirige i Berliner Philharmoniker - Philharmonie Berlin (Digital Concert Hall)

Pubblicato il 19 maggio 2026 alle ore 10:22

Foto di Stephan Rabold

Dopo gli impegni legati all’Europakonzert, la Philharmonie Berlin torna a essere il centro della stagione sinfonica dei Berliner Philharmoniker. Il 16 maggio 2026 sul podio vi era Klaus Mäkelä, alla guida di un programma costruito su un forte contrasto tra presente e tradizione: da un lato Play per orchestra di Andrew Norman, in prima tedesca, dall’altro L’Oiseau de feu di Igor Stravinsky. Il concerto segnava anche il ritorno di Mäkelä ai Berliner Philharmoniker per la sua terza apparizione con l’orchestra, dopo il 2023, 2025.

Play di Norman è apparso come un brano ampio e articolato, capace di alternare tensione e distensione attraverso un linguaggio orchestrale molto ricco. L’opera alterna episodi energici e ritmicamente incisivi a momenti più delicati e contemplativi, attraverso una scrittura che valorizza in modo particolare il colore timbrico e il dialogo tra le diverse sezioni orchestrali. L’andamento generale appare fluido e narrativo, quasi come un percorso emotivo in continua trasformazione, che si sviluppa progressivamente fino alle sezioni finali, più intense e risolutive. Il risultato è stato quello di una lettura solida, controllata, ma anche piuttosto tradizionale nel modo di intendere la modernità del pezzo.

L’Oiseau de feu è stata la parte culminante della serata. La prima parte è stata corretta e ben calibrata, con attenzione all’equilibrio generale e alla costruzione della tensione, ma senza lasciare ancora un segno davvero personale. È nella seconda parte che l’esecuzione si è accesa: il fraseggio ha preso corpo, la dinamica si è fatta più mobile e il suono più tagliente, e l’intera pagina ha acquisito una forza narrativa molto più convincente. Stravinsky è emerso in tutta la sua doppia natura, da un lato cupa e minacciosa, dall’altro luminosa e folclorica, con una chiarezza di contrasti che ha dato impulso all’intero finale. La direzione si dimostra particolarmente solida nella gestione dei grandi crescendo e degli equilibri interni dell’orchestra. 

La direzione di Klaus Mäkelä si è distinta soprattutto per lucidità e controllo. Fin dalle prime battute del brano di Norman è emersa una gestualità chiara e precisa, capace di mantenere compatta una partitura complessa e continuamente mutevole. Mäkelä ha privilegiato una lettura ampia e ben costruita, evitando effetti eccessivamente esasperati e cercando invece continuità nel discorso musicale. Nel corso della serata la direzione è sembrata acquisire progressivamente una maggiore libertà espressiva: se nella prima parte prevaleva un controllo quasi analitico della scrittura, in Stravinsky Mäkelä ha mostrato un approccio più teatrale e coinvolgente. I grandi crescendo sono stati costruiti con solidità, senza perdere chiarezza nei dettagli, e la tensione narrativa è risultata molto più incisiva soprattutto nella seconda metà del balletto.

I Berliner Philharmoniker hanno confermato il loro altissimo livello tecnico e timbrico. Gli equilibri interni erano gestiti con estrema cura, permettendo anche nei passaggi più densi di mantenere trasparenza e leggibilità.

Gli applausi finali sono risultati calorosi e convinti e si sono prolungati a lungo; a fine serata, tutti in piedi per tributare il maestro e l'orchestra. Numerose chiamate da parte di Mäkelä, il quale, poi, fa alzare diversi musicisti, con ovazioni per il primo violino, Noah Bendix-Balgley, la prima viola, Amihai Grosz, il primo violoncello, Bruno Delepelaire, e tutta la sezione dei timpani e percussioni.  Il direttore finlandese tornerà a dirigere l'orchestra a metà maggio 2027, con un programma che prevede composizioni di Thomas Larcher, Sergei Rachmaninov e Jean Sibelius.

★★★★☆


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