Il 19 aprile sono stato al Teatro San Carlo per assistere a uno spettacolo inedito: una serata che ha unito musica, video e interpretazione vocale; sembrava di vedere un film diretto dal vivo. L’insieme di questi elementi ha dato vita a una collaborazione tra Gustavo Dudamel, Marina Abramović e Nabil Elderkin, prodotta dal Teatro San Carlo in coproduzione con la New York Philharmonic, la quale eseguirà lo stesso programma dal 10 al 14 marzo 2027.
Per il maestro venezuelano si è trattato del debutto nel Massimo napoletano, mentre per l’artista serba è stato un ritorno: nel 2022, infatti, aveva curato ideazione, scena e regia di 7 Deaths of Maria Callas, opera-performance dedicata ai sette ruoli più celebri interpretati dalla cantante greca (Carmen, Tosca, Desdemona, Lucia Ashton, Norma, Cio-Cio-San e Violetta).
Il programma è stata una peculiarità della serata: il cartellone prevedeva Histoire du soldat di Igor Stravinsky (attore: Valentino Mannias) e El amor brujo di Manuel de Falla (con mezzo-soprano Pasión Vega e performer Sara Maurizi). Non è un programma che si ascolta tutti i giorni né di “facile” ascolto, ma proprio per questo ha reso l’appuntamento ancora più interessante.
Il concerto si è aperto dunque con Histoire du soldat: qui Dudamel ne ha sottolineato la tensione interna senza irrigidirla, lasciando emergere tanto l’ironia corrosiva quanto il fondo amaro della vicenda. L’ensemble strumentale ha risposto con precisione ed efficacia, con spicco per le percussioni curate da Franco Cardaropoli e per la tromba di Fabrizio Fabrizi. In questo contesto si è inserito Valentino Mannias, interprete partecipe e misurato, capace di dare peso alla parola senza cadere nel noioso, anzi, tutt’altro.
Con El amor brujo il clima è mutato radicalmente: alle asprezze del compositore russo è subentrato un universo sonoro di ombre, desiderio e memoria, in cui il colore orchestrale diventa elemento narrativo essenziale. Dudamel ha affrontato De Falla con gesto ampio e virtuoso, dirigendo con precisione e armoniosamente, privilegiando invece la dimensione allucinata e notturna dell’opera. Ne è scaturita un’esecuzione di forte presa teatrale, sorretta da un’orchestra capace di sfumature raffinate e improvvisi slanci ritmici. In questo secondo segmento della serata si pone Pasión Vega, che ha offerto una prova interessante per accento e passionalità; la voce ha saputo aderire al carattere della partitura con espressione vocale autentica, trovando i momenti migliori nei passaggi più raccolti e interiori. Accanto a lei, la performer Sara Maurizi ha contribuito a rafforzare la componente visiva e simbolica dello spettacolo.
Dudamel, nel complesso, è stato il vero asse portante della serata. Il suo gesto è apparso sempre chiarissimo, energico ma mai ridondante, capace di ottenere precisione ritmica e al tempo stesso respiro espressivo. Ciò che distingue il maestro è proprio questa doppia natura: da un lato l’esattezza tecnica, dall’altro una partecipazione comunicativa immediata, che rende la musica viva e presente. La risposta dell’orchestra del Teatro San Carlo è stata di alto livello e ha confermato una notevole capacità di adattamento a un programma complesso e stilisticamente molto vario. Chiamata a confrontarsi con due partiture diversissime per linguaggio, organico e intenzione espressiva, l’orchestra ha mostrato compattezza, attenzione e grande disponibilità nel seguire le richieste di Dudamel.
Per quanto riguarda la regia (o concezione artistica), il risultato è apparso piuttosto anonimo e non particolarmente memorabile. Nella composizione di Stravinsky, il filmato utilizzato era molto semplice: durante le parti recitate compariva un primo piano dell’attore, seguito dalla telecamera in bianco e nero, mentre nei momenti affidati alla musica si vedeva l’immagine di un soldato, rappresentato in modo essenziale e quasi sempre di spalle; talvolta, nella seconda parte, appariva anche la principessa. In de Falla, invece, la scena risultava più dinamica: il video mostrava un uomo in corsa attraverso ambienti diversi, dominati soprattutto dalla presenza del fuoco, creando una maggiore tensione visiva. Nel complesso è stata una proposta scenica che non ha entusiasmato, ma nemmeno deluso apertamente: una soluzione nella media, comunque preferibile all’assenza totale di un impianto visivo.
Al termine del concerto, numerosi applausi hanno salutato tutti gli interpreti, con vere ovazioni per Dudamel, richiamato più volte sul palco a ricevere il tributo del pubblico. A differenza della sera precedente, tuttavia, il direttore non ha concesso alcun bis.
★★★★☆
Crea il tuo sito web con Webador