15.03.2026 - "Roots" - Teatro Comunale Vittorio Emanuele

Pubblicato il 17 marzo 2026 alle ore 15:25

La sera del 15 marzo il Teatro Comunale Vittorio Emanuele ha ospitato il concerto intitolato “Roots”, inserito nella stagione “No borders” dell’Orchestra Filarmonica di Benevento. Sul podio c’era Michele Spotti, mentre come solisti si sono alternati Carlotta Dalia alla chitarra e Giovanni Sollima al violoncello. Il teatro è piuttosto piccolo, con circa quattrocento posti, costruito poco dopo la metà dell’Ottocento. L’edificio che si vede oggi però non è esattamente lo stesso di allora: qualche decennio fa è stato infatti oggetto di una ristrutturazione che ne ha modificato in parte gli spazi interni, pur mantenendo il carattere raccolto della sala.

Il programma prevedeva Nenia e Recitativo per violoncello solista e archi di Eliodoro Sollima, brano dalla durata di circa sei minuti, scritto come dono al figlio. A seguire il celebre Concierto de Aranjuez di Joaquín Rodrigo, pagina amatissima soprattutto per il suo "Adagio" centrale e per l'insolito strumento solista, cioè la chitarra. La serata si è poi conclusa con la giovanile ma già sorprendente Sinfonia N. 1 di Dmitri Shostakovich

L’apertura con Nenia e Recitativo è stata piuttosto misurata. Il violoncello di Sollima ha subito imposto un fraseggio diretto, senza gesti inutili, mentre gli archi dell’orchestra hanno costruito un tappeto sonoro che passava dal sussurro a momenti più intensi. Anche se il brano è breve, la sua struttura è apparsa chiara: le frasi del violoncello scorrevano con naturalezza e riuscivano a evocare bene quel clima mediterraneo che la partitura suggerisce. Subito dopo, un breve intervento: Sollima ha parlato con tono ironico spiegando che il suo ruolo nel concerto era quello di un cameo, sottolineando come la sua presenza fosse volutamente breve ma comunque significativa. Egli, poi, ha ricordato le difficoltà che molte istituzioni musicali stanno attraversando negli ultimi anni a causa dei tagli alla cultura: tagliare la musica, ha spiegato, significa togliere spazio alla bellezza, alla condivisione e alla possibilità stessa di coltivare l’arte; per questo ha concluso il suo intervento con un appello diretto al pubblico e alla comunità, chiedendo sostegno e partecipazione.

È seguito il Concierto de Aranjuez, dove Carlotta Dalia ha scelto un approccio molto cantabile e attento alla chiarezza delle linee. Questa scelta ha reso l’Adagio centrale particolarmente intimo: invece di puntare su un eccesso di romanticismo, l’interpretazione è rimasta sempre controllata: ogni frase respirava con calma, gli arpeggi della chitarra risultavano chiari e l’orchestra accompagnava con grande attenzione, senza coprire il suono dello strumento solista. Nell'"Allegro gentile", la parte più virtuosistica è scorsa con naturalezza e il dialogo con gli archi è rimasto sempre fluido. Il bis, un “Tango” francese, ha creato un momento più leggero e quasi giocoso, soprattutto grazie agli interventi improvvisati di Sollima, dove è ancor di più emersa la bravura dei due solisti.

La Sinfonia N. 1 di Shostakovich ha costituito la parte conclusiva del concerto e anche il momento più impegnativo per l’orchestra e il maestro. Nel primo movimento l’orchestra ha messo bene in evidenza il carattere nervoso e ironico della partitura: i contrasti dinamici e i cambi improvvisi tipici del giovane compositore russo sono emersi con chiarezza, mentre la sezione ritmica ha sostenuto il discorso musicale con precisione. Il secondo movimento ha fatto emergere il lato quasi grottesco della partitura. In questa parte si sono distinte in particolare le percussioni, che hanno offerto una prova davvero brillante: gli interventi netti e incisivi, assieme a quelli del pianoforte, hanno dato grande slancio al movimento. Nel terzo movimento il clima cambia e diventa più introspettivo e lirico: gli archi hanno costruito lentamente una tensione espressiva che prepara il finale, mantenendo un suono compatto e molto controllato. Il quarto movimento ha riportato la sinfonia a un clima di forte energia drammatica, culminando in un finale intenso e ben costruito. Ancora una volta le percussioni si sono fatte notare per precisione e presenza sonora, contribuendo in modo decisivo alla forza della conclusione. 

Per quanto riguarda i solisti, Giovanni Sollima, pur avendo un ruolo piuttosto breve nel programma, ha lasciato il segno con interventi molto curati, passando con naturalezza da momenti più liberi a un canto più lirico. Carlotta Dalia, invece, ha mostrato un bel controllo dello strumento e una notevole sensibilità nel costruire la linea musicale; la sua interpretazione ha messo in evidenzia sia la liricità del brano sia la pura esibizione tecnica.

La direzione di Michele Spotti si è distinta soprattutto per l’attenzione al dettaglio e per il rapporto con i solisti. Anche nella sinfonia di Sostakovich, dove si sarebbe potuto scegliere una direzione più minimale, Spotti ha preferito lavorare con chiarezza e precisione . L’orchestra ha risposto, in parte bene: gli archi si sono mostrati compatti, mentre le percussioni, trombe e corni sono stati eccelsi, con un'interpretazione fuori dalle righe; tuttavia, i fiati non sono spiccati.

Gli applausi sono stati contenuti. Dopo Nenia e Recitativo, il pubblico ha apprezzato la composizione e ha reagito in maniera moderata; molto più calorosa la reazione al termine del Concierto de Aranjuez, tant'è che ha suscitato un applauso alla fine del secondo movimento che, per fortuna, è stato un caso isolato; anche alla fine della sinfonia, non sono mancati applausi convinti, che hanno chiuso la serata in un clima di soddisfazione generale.

★★★½☆