24.01.2026 - Concerto sinfonico - Teatro San Carlo

Pubblicato il 27 gennaio 2026 alle ore 15:09

Dopo il concerto inaugurale del 18 novembre con il direttore Dan Ettinger e la soprano Asmik Grigorian, continua la stagione concertistica del Teatro San Carlo, e lo fa con la direzione di Riccardo Frizza, impegnato nello stesso periodo con il Nabucco, e che attraversa l'Ottocento musicale tra Liszt, Dvorák e Schumann, il cui concerto per pianoforte è interpretato da Federico Colli.

Les préludes è sicuramente l'emblema del poema sinfonico lisztiano, concepito come pezzo a programma e maturato intorno il 1840 e 1850, legato per tradizione alle Méditations poétiques di Lamartine. Il concerto di Schumann, unico concerto pianistico completato dal compositore e costruito a partire da una Fantasia precedente, privilegia il dialogo poetico tra pianoforte e orchestra. La nona sinfonia di Dvořák, invece, fu composta negli Stati Uniti nel 1893 e porta con sé i ritmi dei canti popolari americani, oltre alla reminiscenza della musica boema.

Per quanto riguarda il primo brano proposto, dunque Les préludes, la lettura di Frizza ha scelto la misura più che l’esplosione: il primo climax non è emerso,  la direzione è restata contenuta e controllata. Interessante l’attenzione data ai dettagli timbrici, in particolare l’arpa e i timpani che emergono con chiarezza in passaggi importanti. Nel secondo climax sono invece emersi tamburello e piatti, dando all'esecuzione la grandiosità del finale, mentre il passaggio meditativo centrale manteneva lirismo e colore. L’esito complessivo è stato quindi convincente: una lettura che sembrava fosse partita in maniera insicura, non emergente, ma che ha poi portato in esito favoloso. 

Dopo qualche problema con il posizionamento del pianoforte sul palco, è arrivato il turno di Federico Colli. Nel primo movimento, il pianista ha impostato frasi chiare e incisive; la cadenza è stata eseguita in maniera più veloce del solito, con brillantezza e sicurezza tecnica che non ha sacrificato la chiarezza delle idee musicali.  Il secondo e il terzo movimento hanno mostrato il lato più cantabile del concerto: il pianoforte ben dialogava con gli archi, viene eseguito un fraseggio morbido e una dinamica attentamente calibrata, lasciando emergere il carattere sospeso della pagina. Il terzo movimento, che doveva cambiare atteggiamento, è stato eseguito in maniera simile al movimento precedente; la scelta di tempi sostenuti ha accentuato l’aspetto virtuosistico a discapito di una maggiore elasticità espressiva. Federico Colli ha anche offerto due brevi bis: una sua trascrizione di “Lascia ch’io pianga” di Händel e una Sonata N. 1 di Scarlatti: entrambi i bis sono risultati gradevoli al pubblico del Massimo napoletano, che ha richiamato più volte il pianista per gli applausi.

In seguito, viene eseguita la famosissima Sinfonia N. 9 di Dvořák. Il primo movimento soffriva lievemente per una presenza dei flauti meno spiccata di quanto la partitura richiederebbe; tuttavia, l’impostazione è energica e ben controllata, l’architettura complessiva risulta chiara, con un buon senso del contrasto fra i temi. Il secondo movimento si è imposto come solenne e cantabile, rispettando quel senso di “ampiezza” che Dvořák voleva evocare; il fraseggio è curatissimo e la direzione restituisce con naturalezza la morbidezza e la sospensione della pagina. Il terzo movimento ha mantenuto il carattere scherzoso con accenti ben marcati e un andamento che mette in luce il carattere dello Scherzo. Il quarto movimento è infine scolpito con vigore architettonico: l'energia finale risulta travolgente ma mai caotica, chiudendo la sinfonia con una sensazione di ampiezza e completezza che conferma la piena riuscita dell’interpretazione.

Riguardo al pianista, Federico Colli ha offerto una lettura tecnicamente sicura. Sebbene la sua scelta di accelerare la cadenza nel primo movimento potesse sembrare rischiosa, essa ha contribuito a dare un profilo personale alla sua versione: Colli ha dimostrato controllo dinamico e una cura del fraseggio che ha reso credibile il dialogo continuo con l’orchestra; nei passaggi più lirici la scelta di cantare il suono ha pagato dividendosi bene con la tavolozza orchestrale. Nel complesso, la sua prova è stata convincente e misurata.

Frizza si è mostrato direttore di raffinata misura: la direzione è stata contenuta per gran parte della serata, ma comunque ha saputo evidenziare i dettagli timbrici e preservare la chiarezza delle linee contrappuntistiche. L’orchestra del Teatro San Carlo ha risposto con buona compattezza e qualità di suono; solo in alcuni momenti, come già detto, per esempio, nel primo movimento della sinfonia di Dvorak, si è percepita una suono tenue, non deciso, mentre nelle sezioni corali e più ritmiche la sinergia tra bacchetta e archi è risultata solida. 

Il pubblico ha reagito con calore e attenzione (non applaudendo una volta finiti i movimenti, come spesso accade), offrendo numerosi applausi a Colli dopo il concerto e accogliendo favorevolmente la prova dell’orchestra e di Frizza. 

Il prossimo concerto di stagione è pianificato per domenica 1° febbraio, con Ingo Metzmacher, che torna al Teatro San Carlo dopo due anni, e Matthias Goerne. Il programma propone La selva incantata e Fünf Neapolitanische Lieder di Hans Werner Hesse (a cento anni dalla nascita) e la sinfonia N. 2 di Brahms.

★★★★☆