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Il Neujahrskonzert 2026 al Musikverein ha segnato il debutto di Yannick Nézet-Séguin alla guida del concerto di Capodanno dei Wiener Philharmoniker: per un maestro, questo appuntamento viene considerato come una vera e propria consacrazione di un percorso di carriera. Tuttavia, Nézet-Séguin ha già un curriculum non indifferente alle spalle: è stato direttore musicale dell’Orchestre Métropolitain di Montreal fin dal 2000, ha guidato la Rotterdam Philharmonic Orchestra dal 2008 al 2018 (poi diventandone direttore onorario) ed è stato principale ospite della London Philharmonic Orchestra. Dal 2012 è direttore musicale e artistico della Philadelphia Orchestra, ruolo che ha esteso almeno fino al 2030, e dal 2018 è anche direttore musicale della Metropolitan Opera di New York. Con i Wiener, Nézet-Séguin ha debuttato nel 2010 in occasione della Settimana Mozartiana di Salisburgo; da allora, ha diretto regolarmente concerti congiunti a Vienna e Salisburgo, oltre a tournée. Un momento culminante è stato il Sommernachtskonzert del 2023 sotto la sua direzione musicale.
Il programma si è configurato come un vero giro del mondo nello spirito dell’operetta e della danza viennese: accanto ai nomi canonici (la famiglia Strauss, Lanner, von Suppè, Ziehrer, Lumbye) Nézet-Séguin ha inserito per la prima volta al Neujahrskonzert due compositrici, Josephine Weinlich e Florence Price, scelta che amplia la prospettiva storica e culturale del concerto.
Il concerto comincia con l’Ouverture da Indigo und die vierzig Räuber di Johann Strauss II, che ci porta subito in un clima orientale: è una pagina ricca di contrasti, con introduzioni solenni e sezioni più leggere, quasi danzanti, che Nézet-Séguin legge con naturalezza, lasciando respirare l’orchestra e mettendo in luce la fantasia melodica di uno Strauss ancora sperimentatore. Con Donausagen di Carl Michael Ziehrer il clima cambia leggermente: il walzer è ampio, narrativo, meno immediato rispetto a quelli della famiglia Strauss, e costruisce un’atmosfera quasi pastorale legata al mito del Danubio. La Malapou-Galoppe di Joseph Lanner lascia sorpresi: è un brano basato sull’energia ritmica e sulla velocità, richiamando quello che è lo stile indiano, tant'è che il tema centrale è lo stesso della Indianer-Galopp di Strauss I. L’aspetto inaspettato è l’uso della voce da parte degli orchestrali, che vengono messi a dura prova a pronunciare velocissimamente le parole richieste (peccato che comunque non ho capito niente). Brausteufelchen di Eduard Strauss è una polka schnell diversa dal solito: è del tutta costruita su scatti improvvisi. È proprio qui emerge la dimensione più virtuosistica dell’orchestra, chiamata a mantenere chiarezza e brillantezza senza perdere il controllo del tempo. La Fledermaus-Quadrille di Johann Strauss II è un omaggio diretto alla sua operetta più celebre; i temi sono immediatamente riconoscibili e l’effetto è quello di una festa continua, in cui ogni sezione richiama un momento iconico dell’opera. Der Karneval in Paris di Johann Strauss I riporta a un clima di pura vivacità: rispetto ad altre orchestrazioni più contenute, qui domina l’idea di celebrazione, con ritmi incalzanti e un senso di movimento costante che restituisce bene l’immagine di una città in festa.
L’Ouverture da Die schöne Galathée di Franz von Suppè apre la seconda parte con un respiro più operistico. L’introduzione è solenne, quasi lirica, ma Nézet-Séguin evita di caricare troppo il peso delle percussioni, privilegiando una lettura più fluida. Il risultato è elegante, anche se il climax finale risulta meno travolgente rispetto ad altre interpretazioni più tradizionali. Sirenen Lieder di Josephine Weinlich rappresenta uno dei momenti più significativi del concerto. La polka mazur ha un carattere raffinato e cantabile, lontano dalla pura brillantezza virtuosistica. La scrittura è delicata, curata, e dimostra una sensibilità melodica che rende questa prima assoluta al Neujahrskonzert non un semplice gesto simbolico, ma una reale scoperta musicale. Frauenwürde di Josef Strauss è forse il vertice poetico dell’intero programma. Il walzer si distingue non solo per il suo significato, essendo stato composto per celebrare la grazia e l'eleganza delle donne, ma anche per nobiltà e ampiezza del respiro, che rendono il brano profondamente espressivo. La Diplomaten-Polka di Johann Strauss II è il primo brano del concerto in cui appare il balletto: la coreografia è ancora una volta affidata a John Neumeier e i costumi di Albert Kriemler. La collaborazione tra i due è iniziata proprio in occasione del Neujahrskonzert, esattamente venti anni fa (a quel tempo, i brani di cui si occuparono furono Neue Pizzicato-Polka e Du und Du). L'esecuzione, però, si allontana dai canoni della polka française per assumere un carattere più brillante e teatrale, anche in funzione del balletto. Il Rainbow Waltz di Florence Price introduce un linguaggio diverso: nato per pianoforte e orchestrato successivamente, il walzer conserva una dolcezza semplice e un senso di speranza che lo distinguono nettamente dalla tradizione viennese ottocentesca. È una pagina che amplia l’orizzonte del concerto, offrendo un colore nuovo e inatteso. Il Københavns Jernbane-Damp-Galop di Hans Christian Lumbye è un brano ironico e descrittivo, che imita il movimento del treno a vapore. Il maestro decide di dirigere senza bacchetta (prima volta che lo vedo così), e questo è dato perché dopo impugna la paletta (solo Welser-Möst prima di lui l'aveva fatto, con la polka schnell Ohne Aufenthalt). Rosen aus dem Süden di Johann Strauss II, accompagnato anche quest'anno dal balletto, rappresenta il walzer lirico per eccellenza. La melodia ampia e nostalgica è resa con grande morbidezza, puntando sulla cantabilità degli archi e su un tempo che lascia spazio all’eleganza del movimento scenico. L’Egyptischer Marsch di Strauss II è una pagina brillante e ormai ben nota: il brano è costruito su un clima di marcia tipicamente ottocentesco, caratterizzato da ritmi puntati, colori orchestrali marcati e interventi vocali degli orchestrali che richiamano un Egitto dell’epoca dei faraoni. Friedenspalmen di Josef Strauss chiude il progrmma ufficiale con un walzer dal carattere pacato e contemplativo. Non è un finale fragoroso, ma una conclusione che invita alla riflessione e alla serenità, prima dell’esplosione festosa dei bis, suggellando un concerto costruito più sulla varietà e sul respiro che sull’effetto immediato.
Seguono dunque i bis: il primo è stato la polka schnell Zirkus di Philipp Fahrbach II, compositore che per la prima volta entrava nel repertorio del Neujahrskonzert e che ha confermato il gusto di Nézet-Séguin per pagine meno ovvie e più giocose. L’aria della polka è festosa, e il tentativo del maestro di coinvolgere il pubblico, chiedendo approvazioni al pubblico, è stato evidente. C’è stato anche un colpo di scena: per l'ultima battuta, Nézet-Séguin ha preso il posto dell’orchestrale addetto alle percussioni, completando lui il brano (un gesto che prima di lui fece solo Maazel nel 1996 e nel 1999). Prima di An der schönen blauen Donau e Radetzky-Marsch, c'è stato, come di consueto, il discorso da parte del maestro: Nézet-Séguin ha voluto dare un tocco di modernità all’evento: «La musica può unirci tutti perché viviamo sullo stesso pianeta», ha detto, auspicando la pace «nei cuori e, soprattutto, la pace tra tutte le nazioni del mondo». An der schönen blauen Donau è stata diretta interamente senza bacchetta; sebbene l’uso della mano nuda possa sembrare un vezzo, il gesto ha favorito una fluidità espressiva che ha portato la sala a rispondere calorosamente. Dopo il walzer, il direttore è sceso dal podio per dirigere la Radetzky-Marsch tra il pubblico, seguendo il ritmo degli applausi: pur se il gesto avesse rischiato di apparire spettacolare, ha invece generato sorrisi e partecipazione, tanto da vedere tutto il pubblico in piedi e figure di rilievo tra gli spettatori (tra cui l’ex presidente della repubblica austriaca e il tenore Jonas Kaufmann) applaudire calorosamente. Sebbene alcuni momenti della Marcia abbiano diviso le opinioni (come per esempio il bacio a suo marito), nel complesso i bis hanno funzionato come suggello di una serata riuscita: Nézet-Séguin ha saputo portare leggerezza e senso di festa senza tradire l’essenza del Neujahrskonzert, e il suo commento sui social — «Ho condotto questo concerto in TV da bambino. Ho sognato questo momento da allora» — ha aggiunto un elemento personale che ha fatto breccia nell’affetto del pubblico.
Nel complesso, Nézet-Séguin ha proposto una lettura personale, basata su leggerezza e calore più che su un’enfasi drammatica marcata, privilegiando il canto interno delle frasi e la naturale fluidità della danza. Questo approccio ha reso l’insieme più colloquiale e scorrevole, facilitando anche l’inserimento dei brani meno noti senza spezzare l’unità del concerto. A sostenere questa visione è stata, come sempre, la prova intramontabile dei Wiener Philharmoniker, capaci di passare con naturalezza dalla brillantezza al lirismo, confermando ancora una volta una qualità orchestrale che resta un punto di riferimento assoluto.
Gli applausi sono stati numerosi e sentiti a più riprese: subito dopo la prima parte, alla fine della seconda e, come da tradizione, calorosi durante i bis: questi ultimi hanno ottenuto grande partecipazione.
Subito dopo l’edizione 2026, la Wiener Philharmoniker ha annunciato il nome del prossimo direttore per il 2027: Tugan Sokhiev sarà sul podio del Neujahrskonzert del prossimo anno. La collaborazione tra Sokhiev e l’orchestra è iniziata nel 2009 e si è consolidata negli anni attraverso tournée, concerti in abbonamento e appuntamenti speciali, tra cui nel 2025 il Sommernachtskonzert e il Gala per il compleanno di Johann Strauss.
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