12.12.2025 - Morricone: Partenope - Teatro San Carlo

Pubblicato il 14 dicembre 2025 alle ore 13:40

Partenope di Ennio Morricone, andata in scena il 12 dicembre al Teatro di San Carlo, si è presentata come un atto unico di circa 45 minuti, concepito più come un omaggio che come uno spettacolo operistico tradizionale. La serata è stata infatti introdotta da una breve presentazione del sovrintendente e dalla lettura, da parte dei due librettisti, di una lettera dedicata a Morricone, momento particolarmente significativo anche perché lo stesso giorno, a Roma, è nata la Fondazione Ennio Morricone.

Gli interpreti hanno affrontato parti vocali complesse, seppur di breve durata. Jessica Pratt, nel ruolo di Partenope 1, ha incarnato soprattutto la funzione di narratrice, alternando parola e canto e dialogando in duetto con Partenope 2, affidata a Maria Agresta, cui spettava invece la componente più propriamente lirica del personaggio, risolta con autorevolezza e solidità vocale, nonché dal suo timbro di voce a me ben conosciuto dal punto in cui mi trovavo, non la vedevo affatto, ma sapevo che stava cantando lei). La presenza di Persefone, affidata alla voce registrata di Desirée Giove, mi ha sollevato una domanda: si tratta di una scelta voluta dallo stesso Morricone o di una soluzione adottata in fase di allestimento sulla base di appunti incompleti? La risposta resta incerta, ma l’effetto teatrale è risultato comunque coerente. La parte di Melanio è rimasta molto breve, seppur cantata bene. Il narratore si è imposto come una delle figure più presenti in scena, grazie anche agli interventi in napoletano, ben recitati e talvolta ironici, seppur ripetitivi nella melodia, capaci di alleggerire il tono complessivo.

La direzione si è distinta per precisione e controllo. Il maestro Riccardo Frizza ha diretto senza bacchetta, scelta insolita rispetto alle sue abitudini, ma ha mantenuto un gesto chiarissimo, soprattutto nel coordinare il coro (collocato in buca d’orchestra) e nel dosare con attenzione gli ingressi delle voci soliste. L’orchestrazione ha confermato un livello elevato di cura timbrica e il coro ha svolto un ruolo centrale, affrontando anche passaggi in greco antico con notevole sicurezza e compattezza sonora.

La regia di Breecroft, pur caratterizzata da un’estrema essenzialità in alcuni momenti, ha funzionato meglio di quanto si potesse immaginare alla vigilia. L’idea di fondo, quella di concepire lo spazio scenico come una vera e propria tela bianca, è stata resa in modo coerente: per gran parte dell’opera la scena è rimasta dominata da questo fondale neutro, animato da figure e danzatori in vesti bianche, talvolta con nudità, come segni che prendono forma sulla tela. I cantanti erano collocati agli estremi della scena, con dei legii, in una disposizione che sottolineava il carattere oratoriale del lavoro. Particolarmente efficace il momento della trasformazione di Partenope, quando la scena si è immersa in un blu scuro e i movimenti dei ballerini e delle figure hanno evocato il mare agitato, fino a stabilizzarsi nell’immagine del mare compiuto. Nonostante i pregiudizi iniziali, alimentati dalle immagini della prova generale, l’impianto registico ha saputo in parte ripagare le aspettative.

Il pubblico ha risposto con numerosi applausi e con richiami ripetuti per gli interpreti, segno di un apprezzamento sincero per l’omaggio a Morricone e per l’impegno profuso in scena. Resta però una nota dolente difficile da ignorare: al di là del valore simbolico e artistico della serata, è legittimo chiedersi se sia accettabile pagare 35 euro per uno spettacolo della durata di appena 45 minuti, un limite che rappresenta forse l’unica vera ombra su una proposta nel complesso curata e suggestiva.

★★★☆☆


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