I Berliner Philharmoniker in Giappone - EuroArts

Pubblicato il 12 ottobre 2026 alle ore 11:43

Nel mese di ottobre le migliori orchestre europee sfruttano l’occasione per realizzare grandi tournée internazionali: proprio in questi giorni, i Berliner Philharmoniker sono a New York, prima di proseguire verso il Sud America, i Wiener Philharmoniker si preparano a una tournée asiatica, che li porterà in Cina, Giappone e Sud Corea, oltre che una data a Roma per la XXV edizione del Festival Internazionale di Musica e Arte Sacra, mentre la New York Philharmonic ha intrapreso un tour europeo. Proprio per questo ho deciso di parlare di un DVD registrato il 14 ottobre 1994 nella Suntory Hall di Tokyo, con Claudio Abbado alla guida dei Berliner Philharmoniker. La compagnia berlinese, in effetti, già era stata nella capitale giapponese due anni prima proprio con il maestro milanese e con un programma interamente dedicato a Johannes Brahms. Stavolta, le musiche scelte sono tutte di compositori russi, quali Modest Mussorgsky, Igor Stravinsky e Pyotr Ilicic Tchaikovsky.

Non solo: l’orchestra, pochi giorni dopo l’apertura della Suntory Hall, era stata protagonista di un concerto con Seiji Ozawa e con un programma che prevedeva la Sinfonia N. 8 di Franz Schubert ed Ein Heldenleben di Richard Strauss; la serata è disponibile, al momento, solo sulla piattaforma della Digital Concert Hall.  Altra sublime esecuzione dei Berliner a Tokyo è avvenuta nel 2000: sul podio vi era Mariss Jansons, il quale interpretò l’Ouverture da Oberon di Carl Maria von Weber, il Concerto per violino e orchestra N. 1 di Dmitri Sostakovich (con solista Hilary Hann), la Sinfonia N. 8 di Antonín Dvořák e, come bis, la Danza Slava N. 7.

Il concerto del 14 ottobre 1994 si apre con Una notte sul Monte Calvo di Mussorgsky, nella versione originale, prosegue con la Suite del 1919 da L'oiseau de feu di Stravinsky e si conclude con la Sinfonia N. 5 di Tchaikovsky. Inoltre, questo DVD costituisce il disco numero 7 della raccolta "Claudio Abbado Edition" realizzata da EuroArts (ne ho già brevemente parlato qui: https://www.suilsipario.eu/dvd/3321456_claudio-abbado-dirige-prokofiev-e-mahler-euroarts)

Il primo brano mette subito in evidenza il livello dell’orchestra berlinese: la versione originale di Mussorgsky, proprio per il suo carattere meno rifinito e per la scrittura orchestrale particolarmente impegnativa, richiede una direzione capace di mantenere insieme una grande quantità di elementi senza perdere la tensione musicale. Abbado affronta la partitura con un gesto ampio e preciso, senza rinunciare a una certa enfasi nei momenti più concitati; l’orchestra risponde benissimo, soprattutto nei passaggi in cui la massa sonora deve acquistare peso senza diventare confusa.  È proprio questa lettura a valorizzare uno degli aspetti più interessanti della versione originale: la sensazione di assistere a una musica ancora aspra, in cui le sonorità non vengono necessariamente ricondotte a un equilibrio rassicurante. Un’apertura convincente, che mette subito in evidenza il rapporto tra la personalità di Abbado e la straordinaria duttilità dei Berliner.

La Suite del 1919 de L'oiseau de feu si sviluppa in sette numeri, dall’"Introduzione" fino al "Finale", e rappresenta forse il momento in cui è più evidente la capacità dei Berliner di passare da un carattere musicale all’altro. L’esecuzione procede complessivamente molto bene, anche se c’è un aspetto che mi convince meno: l’"Introduzione" è davvero troppo bassa di volume. Non si tratta necessariamente di una scelta interpretativa, perché alcuni dettagli sembrano quasi perdere consistenza; è possibile che il bilanciamento della ripresa non renda pienamente giustizia a questo inizio così delicato. Per il resto, l'esecuzione funziona con grande efficacia: il contrasto tra la dimensione fiabesca, il carattere popolare delle danze e la violenza della "Danza infernale" è ben restituito. Proprio quest’ultima è uno dei momenti più riusciti, soprattutto per il ruolo dei timpani, che risultano più presenti e decisi del solito: i loro interventi non si limitano a sostenere il ritmo, ma diventano una componente essenziale della tensione, dando maggiore incisività all’intera orchestra. È notevole anche il contrasto con la "Lullaby", più raccolta e sospesa, prima che il "Finale" riprenda progressivamente vigore. Qui la ricchezza dei colori orchestrali e la capacità di costruire un crescendo permettono a Stravinsky di ritrovare tutta la sua dimensione spettacolare. Ne è scaturita una lettura molto riuscita, con qualche riserva sull’equilibrio sonoro dell’apertura, ma con diversi momenti che restano impressi.

Il momento centrale che occupa gran parte del DVD è senza dubbio la Sinfonia N. 5 di Tchaikovsky. In linea di massima, la lettura di Abbado si caratterizza soprattutto per una fortissima componente emotiva, più che per un costante scavo analitico alla ricerca di ogni singola sonorità, contrasto o sfumatura. Eppure, proprio questa impostazione immediata e vibrante sa colpire nel profondo, caricando spesso le frasi musicali e le arcate degli archi di tensione e drammaticità. Il primo movimento procede inizialmente su un tempo piuttosto comodo, ma viene attraversato da numerose accelerazioni e frenate: rallentamenti e sottolineature melodiche amplificano il senso di urgenza della partitura. Abbado preferisce dare risalto al movimento emotivo del discorso, anche a costo di rendere meno uniforme il percorso in alcuni passaggi. Ne è emersa una lettura coinvolgente, nella quale il tema del destino sembra continuamente riaffiorare con un peso diverso. Il secondo movimento è forse quello in cui si apprezza maggiormente la cantabilità dell’orchestra: gli archi respirano con maggiore ampiezza e il discorso acquista un carattere più disteso, senza perdere la sua componente malinconica. Il celebre assolo del corno, realizzato brillantemente da Stefan Dohr, si inserisce in questo contesto con naturalezza, mentre gli archi sostengono la melodia senza appesantirla.  Il terzo movimento introduce una parentesi più leggera e meno coinvolgente. Il ritmo conserva una certa flessibilità e il carattere danzante viene trasformato quasi in una semplice pausa tra i due grandi movimenti esterni. Sotto la superficie elegante, poi, rimane una sottile inquietudine, che tuttavia impedisce alla musica di diventare troppo spensierata. Il Finale è certamente il culmine dell’intera interpretazione: qui Abbado imprime alla musica grande slancio, senza rinunciare alla grinta e alla decisione necessarie per sostenere una conclusione così imponente. Ottoni e percussioni acquistano un peso notevole, mentre l’orchestra mantiene una forte compattezza anche nei passaggi più energici. Ne è derivata una lettura che non punta solo a mettere in evidenza ogni singolo dettaglio della costruzione sinfonica, bensì anche a condurre progressivamente verso un esito trascinante.

Per quanto riguarda la prova di Abbado, quest'ultima convince per la precisione del gesto e la chiarezza della concertazione, oltre che per la capacità di adattarsi ai caratteri dei tre compositori: dalla tensione di Mussorgsky alla ricchezza timbrica di Stravinsky, fino al coinvolgimento emotivo di Tchaikovsky. I Berliner Philharmoniker lo seguono con compattezza, potenza e grande duttilità, confermando una notevole precisione negli interventi. Nasce così un’intesa solida, che permette di valorizzare le peculiarità di ciascun autore senza appiattirne le differenze stilistiche.

Gli applausi conclusivi sono calorosissimi e prolungati e testimoniano l’entusiasmo del pubblico della Suntory Hall.


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