Pavarotti & Friends 1996 for War Child - Decca

Pubblicato il 19 settembre 2026 alle ore 17:57

A partire dal 1992, il Parco Novi Sad è stato luogo di concerti benefici i quali hanno visto salpare il palco ai cantanti più famosi di tutto il mondo. Sto parlando dei cosiddetti "Pavarotti & Friends", serate all'insegna della grande musica classica e non per sostenere cause umanitarie. Le brevi parole all'inizio del primo concerto, dette da Luciano Pavarotti, riassumono, brevemente, quello che è il concerto: "Grazie e buonasera, signore e signori, dal Circolo Europa 92 di Modena, dove è appena finito lo Show internazionale di San Marino. Faccio il padrone di casa: presenteremo un concerto, ma non voglio andare oltre, perché non sono un presentatore. Speriamo di fare buona musica e di divertire tutti"

Prima del 1992, Pavarotti, organizzatore dell’evento insieme alla moglie, non aveva particolari rapporti con gli artisti della musica leggera, se non alcune amicizie personali. Tra queste vi era quella con Adelmo Fornaciari, in arte Zucchero, che dopo un periodo difficile e di scarsa ispirazione aveva scritto "Miserere", brano influenzato, tra le altre cose, dalla musica di Puccini e Verdi. Nel febbraio del 1992 Zucchero propose a Pavarotti di interpretarlo insieme, ma il tenore inizialmente rifiutò categoricamente, sostenendo di non sapere e di non voler cantare un brano di quel genere. Zucchero racconta allora di aver gettato lo spartito nel camino di casa Pavarotti, provocando la reazione disperata del tenore, che alla fine accettò di cantarlo: nell’agosto dello stesso anno il brano venne registrato e ottenne un grande successo, mentre la prima esecuzione dal vivo avvenne proprio durante il primo Pavarotti & Friends.

La struttura del concerto era particolare: gli artisti, italiani e stranieri, si esibivano singolarmente e in coppia con Pavarotti, interpretando diversi brani nel corso della serata. La Rai trasmise inizialmente tutte le edizioni dell’evento, perdendone in seguito i diritti, passati alla Decca, casa discografica legata a Pavarotti, che pubblicò album, CD e DVD delle prime otto edizioni.

Tuttavia, dietro il successo dell’iniziativa non mancarono le polemiche. Nel 1998, il programma "Report" evidenziò come il Pavarotti & Friends fosse l’unico programma benefico televisivo a non rendere pubblico il proprio bilancio e verificò inoltre che, a distanza di sei anni, il villaggio per bambini in Liberia finanziato con i fondi raccolti nel 1998 non era ancora stato costruito. Nel 2000 emersero poi accuse di cattiva gestione nei confronti di "War Child", associazione britannica alla quale erano stati destinati circa 10 milioni di dollari raccolti durante le serate. Nello stesso periodo venne criticata anche la gestione del Centro musicale Pavarotti di Mostar, realizzato nel 1997 e rimasto inutilizzato a causa degli elevati costi di gestione. Pavarotti, in realtà era estraneo alla gestione di War Child, e decise in seguito di interrompere i rapporti con l’associazione, continuando però a sostenere iniziative a favore dei bambini vittime della guerra attraverso altre organizzazioni, tra cui il "Ciai", l’"UNHCR" e "Music for Peace".

L'edizione di cui vi parlerò è quella del 1996, che fu dedicata ai progetti di War Child per i bambini della Bosnia. Di solito, il concerto si svolgeva di settembre; tuttavia, in questo caso, la data è del 20 giugno, anche se alcune fonti relative all'evento riportano l'8 giugno. Gli ospiti sono di primo piano: Elton John, Eric Clapton, Sheryl Crow, Liza Minnelli, Joan Osborne, Jon Secada, Zucchero, Ligabue, Litfiba, Edoardo Bennato, The Kelly Family e il trio formato da Paco de Lucía, Al Di Meola e John McLaughlin; a dirigere l'Orchestra Filarmonica di Torino vi erano Marco Armiliato, José Molina e Bill Lavorgna. A loro si aggiunge naturalmente Pavarotti, vero centro del progetto. 

Sui brani c’è poco da dire: non appartengono al repertorio classico e, non essendo questo il mio campo principale, non mi sento di analizzarli dal punto di vista strettamente musicale. Mi limiterò quindi a soffermarmi sulle esecuzioni che mi hanno colpito maggiormente e, più in generale, sul modo in cui gli artisti hanno interagito con Pavarotti.

In effetti, però, dei brani di musica classica erano presenti: il primo lo troviamo più o meno a metà programma ed è il duetto "Là ci darem la mano" dal secondo atto del Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart, interpretato dal tenore modenese e Sheryl Crow; l'Ave Maria di Charles Gounod eseguita da Pavarotti e dalla Kelly Family; e "Granada" di Agustín Lara realizzata ancora da Pavarotti e da Jon Secada.

Ad aprire il concerto è "Holy Mother", con Eric Clapton, Pavarotti e l’East London Gospel Choir. È già uno dei momenti più caratteristici della serata, perché mette insieme la voce di Pavarotti, la chitarra e il canto gospel. Clapton riesce a dare al pezzo una dimensione molto intensa e Pavarotti si inserisce senza cercare di snaturarlo. Subito dopo arriva "Balliamo sul mondo" di Ligabue, uno dei momenti più rappresentativi della componente italiana del concerto: qui Pavarotti non interviene e proprio per questo il pezzo funziona anche come momento autonomo, prima di tornare agli incontri fra i diversi artisti. Altro pezzo famosissimo è "New York, New York", con Liza Minnelli e Pavarotti. È probabilmente uno degli incontri più spettacolari di tutta l’edizione: Minnelli porta sul palco tutta la teatralità della canzone, mentre il tenore entra nel brano con il suo modo inconfondibile di cantare. È uno di quei momenti in cui lo spirito di Pavarotti & Friends è immediatamente evidente. "Certe notti", con Ligabue e Pavarotti, è forse l’accostamento più curioso ma anche il più entusiasmante. Il brano appartiene pienamente al rock italiano e Pavarotti vi entra senza cercare di trasformarlo in un duetto lirico: la differenza tra i due interpreti diventa così parte integrante dell’esecuzione. Con "Gesù Bambino" l’atmosfera si fa invece più intima: Joan Osborne porta una vocalità molto personale, mentre Pavarotti si adatta al carattere del brano con grande naturalezza. È un'altra delle esecuzioni che, personalmente, ho trovato più interessanti proprio per questa particolare combinazione. Tra i brani senza il tenore modenese che più spiccano vi è "Dotti, medici e sapienti" di Edoardo Bennato, il quale rompe ulteriormente il clima delle canzoni precedenti. Nella registrazione video, accompagnato dal Solis String Quartet, il cantautore napoletano propone una versione che aggiunge un ulteriore elemento di varietà a una serata costruita proprio sulla mescolanza di generi e interpreti. "Un piccolo aiuto" mette invece insieme Zucchero, in uno dei pochi concerti in cui non duetta con Pavarotti, ed Eric Clapton: la chitarra dell'artista britannico accompagna la voce di Fornaciari in modo molto naturale e senza eccessi, dando vita a una delle collaborazioni più riuscite tra quelle che, anche in questo caso, come detto prima, non coinvolgono direttamente Pavarotti. A chiudere il concerto è "Live Like Horses", con Elton John e Pavarotti: le due voci sono molto diverse, ma proprio questo rende efficace il finale. Il brano, scritto da Elton John e Bernie Taupin e già inciso dal cantante britannico, venne registrato nella versione con Pavarotti proprio durante il Pavarotti & Friends del 1996.

Il pubblico, diviso in due tra chi assiste alla serata con l’atteggiamento tipico di un concerto di musica classica e chi, invece, la vive come un vero e proprio concerto rock, contribuisce a rendere particolare l’atmosfera dell’intero spettacolo. Più che una semplice approvazione per le singole esecuzioni, gli applausi mostrano quanto il pubblico partecipi allo spirito stesso del concerto. Ogni artista porta con sé il proprio pubblico e il proprio genere musicale, mentre Pavarotti rimane il punto di riferimento che tiene insieme l’intera serata.


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