Tra i festival estivi più prestigiosi e importanti d’Europa vi è sicuramente il Lucerne Festival, appuntamento che ogni estate trasforma il KKL Luzern in uno dei principali punti di riferimento internazionali per la musica classica e contemporanea, accogliendo grandi orchestre, solisti, direttori, recital e produzioni di diverso genere.
La sua storia affonda le radici nel 1938, quando, il 25 agosto, Arturo Toscanini diresse a Tribschen un concerto di gala con una formazione composta appositamente dai migliori musicisti dell’epoca, la celebre “orchestra d’élite”. Quella serata è considerata il momento fondativo del Festival, anche se le prime manifestazioni musicali si erano già svolte alcune settimane prima. Da allora Lucerna ha visto salire sul proprio podio alcuni dei più importanti direttori del Novecento e del nuovo millennio, da Herbert von Karajan a Rafael Kubelík, da Pierre Boulez a Bernard Haitink, fino a Leonard Bernstein e Claudio Abbado. Proprio questo’ultimo ebbe un rapporto particolarmente profondo con la città: nel 1998, in occasione del 60º anniversario del Festival, fu lui a dirigere i Berliner Philharmoniker in In-Schríft di Wolfgang Rihm e nella Sinfonia N. 9 di Ludwig van Beethoven, in un concerto legato all'inaugurazione dell'attuale sede del KKL. Cinque anni più tardi, nel 2003, iniziò una nuova e importantissima fase della storia del Festival: Abbado e Michael Haefliger fondarono la Lucerne Festival Orchestra, formazione costruita riunendo solisti internazionali, musicisti da camera, docenti delle principali istituzioni europee e membri della Mahler Chamber Orchestra; l’idea era quella di recuperare proprio lo spirito della “orchestra d'élite” di Toscanini. L'esordio avvenne con la Sinfonia N. 2 di Gustav Mahler, dando contemporaneamente inizio al celebre ciclo mahleriano di Abbado a Lucerna.
È quindi particolarmente significativo il DVD dedicato all'apertura dell'edizione 2009. Il concerto, registrato dal vivo il 14 agosto, vede sul podio Abbado, alla guida della Lucerne Festival Orchestra, mentre al pianoforte compare una giovanissima Yuja Wang, allora ventiduenne.
La registrazione è stata successivamente pubblicata da EuroArts e oggi è disponibile anche come visual album Deutsche Grammophon. Inoltre, questo concerto costituisce il disco numero 24 della Claudio Abbado Edition di EuroArts, un cofanetto di 25 DVD che raccoglie documenti e concerti relativi all'attività del direttore italiano dal 1996 al 2014, con formazioni quali i Berliner Philharmoniker, la Lucerne Festival Orchestra, la Gustav Mahler Jugendorchester e l'Orchestra Mozart, ed è proprio da questa raccolta che ho reperito questo DVD.
Il programma della serata è costituito dal Concerto per pianoforte e orchestra N. 3 di Sergei Prokofiev e dalla Sinfonia N. 1 di Mahler. Non è casuale che proprio questa sinfonia di Mahler rappresentasse il centro ideale dell'apertura del Festival: il tema di quell’edizione era infatti “Like a cry of Nature”, un'espressione che richiamava il rapporto tra natura e arte nella concezione mahleriana.
Il primo movimento del Concerto per pianoforte e orchestra, “Andante - Allegro”, si presenta subito scoppiettante, pieno di energia e di continui contrasti. Fin dalle prime battute si capisce quanto la pagina di Prokofiev sia impegnativa per il solista, chiamato a emergere con decisione senza però perdere il controllo dell’insieme. Yuja Wang mostra già una personalità pianistica notevole: la tecnica è solidissima, ma colpisce soprattutto la naturalezza con cui affronta i passaggi più virtuosistici. L'orchestra si dimostra un accompagnamento attento e preciso; particolarmente riusciti sono gli interventi dei fiati, molto presenti e ben caratterizzati, che contribuiscono a creare la particolare varietà timbrica della scrittura del compositore russo. Il secondo movimento, “Tema con variazioni”, non è da meno: questo permette alla pianista di mostrare un lato diverso della propria personalità. Qui il virtuosismo lascia maggiore spazio alla costruzione del fraseggio e alla ricerca delle diverse atmosfere. Particolarmente efficace è il rapporto con l'orchestra: pianoforte e strumenti non sembrano procedere su due piani separati, ma costruiscono insieme il discorso musicale. Abbado mantiene un equilibrio molto preciso, permettendo al pianoforte di emergere senza mai sacrificare gli interventi orchestrali. Il terzo movimento, “Allegro ma non troppo”, riporta immediatamente al centro dell'attenzione la componente virtuosistica: qui Wang appare letteralmente trascinante. La rapidità dei passaggi non compromette la precisione, mentre il ritmo mantiene una spinta costante. Il finale è una vera esplosione di energia, e mette definitivamente in evidenza quella combinazione di tecnica, sicurezza e personalità che già diciassette anni fa rendeva Yuja Wang una pianista da tenere d'occhio.
Dopo il carattere brillante e nervoso di Prokofiev, l'ingresso nella Sinfonia N. 1 di Mahler cambia completamente atmosfera. Il primo movimento, “Langsam, schleppend - Immer sehr gemächlich”, è struggente, sospeso e quasi misterioso: l’idea della natura emerge fin dalle prime battute, con quella particolare sonorità rarefatta dalla quale progressivamente prende forma il materiale musicale. La direzione di Abbado non appare particolarmente distesa: egli sceglie una lettura abbastanza mobile, senza però perdere l'efficacia del fraseggio. Tutte le sezioni dell'orchestra appaiono corrette e molto ben amalgamate: i legni hanno una particolare evidenza, mentre gli archi contribuiscono a creare quella sensazione di ampiezza e di spazio che caratterizza l'inizio della sinfonia. Il secondo movimento, “Kräftig bewegt, doch nicht zu schnell” introduce un carattere completamente diverso: il “Ländler" viene affrontato con una certa vivacità, senza trasformarlo però in una semplice danza folkloristica. La direzione appare qui più energica e incisiva rispetto al movimento precedente. Il ritmo è ben marcato, ma non pesante. Il terzo movimento, “Feierlich und gemessen, ohne zu schleppen”, rappresenta forse uno dei momenti più particolari dell'intera esecuzione: il celebre tema della marcia funebre viene trattato da Abbado senza eccessive forzature grottesche. La lettura mantiene una certa compostezza e lascia parlare soprattutto i colori orchestrali. Anche qui l'orchestra di Lucerna dimostra la propria particolare qualità: non è semplicemente una formazione dal suono omogeneo, ma un insieme nel quale le singole personalità strumentali riescono a emergere. Con il quarto movimento, “Stürmisch bewegt”, la sinfonia cambia nuovamente volto: questo è il momento della grande esplosione drammatica e il maestro costruisce il movimento attraverso un crescendo continuo di tensione. Il gesto del direttore appare più ampio e fisicamente impegnato. La Lucerne Festival Orchestra risponde con grande energia, mantenendo tuttavia un buon controllo dell'equilibrio tra le sezioni. Particolarmente curioso è il finale: la sezione dei corni si alza in piedi per amplificare visivamente e acusticamente la potenza dell'ultima parte. Il fatto interessante è il seguente: proprio Abbado, nel 1989, durante le sue prime prove come direttore principale dei Berliner Philharmoniker, aveva chiesto agli orchestrali di non alzarsi in piedi, ma semplicemente di sollevare verso l'alto i propri strumenti per ottenere l'effetto previsto dalla partitura. Qui, invece, il gesto dei cornisti diventa parte integrante della spettacolarità del finale.
La vera sorpresa del concerto è probabilmente proprio Yuja Wang. Nel 2009 la pianista cinese aveva appena ventidue anni, ma dimostra già una maturità musicale davvero impressionante. Il suo Prokofiev è tecnicamente brillante, ma la tecnica non diventa mai fine a sé stessa. A colpire è soprattutto il modo in cui Wang riesce a controllare il virtuosismo, senza lasciarsi trascinare dalla difficoltà della scrittura. I passaggi più impegnativi vengono affrontati con grande naturalezza, mentre nei momenti più lirici il pianoforte assume un carattere più cantabile e delicato.
Nel doppio impegno della serata, Abbado affronta Prokofiev e Mahler con un approccio che rimane coerente, adattandosi però con naturalezza alle caratteristiche dei due compositori. La sua direzione si basa soprattutto sul controllo del respiro musicale e sulla ricerca di un suono sempre chiaro e trasparente, senza bisogno di gesti particolarmente teatrali. La direzione, senza bacchetta per tutto il concerto, mantiene inoltre una certa sobrietà: Abbado non cerca di mettere continuamente in mostra la propria personalità, ma lascia che siano soprattutto la musica e i musicisti a parlare. Questo aspetto emerge particolarmente in Mahler, letta non come una grande pagina tardoromantica e monumentale, ma come una musica ancora giovane, inquieta, ironica e profondamente legata al mondo della natura.
Il pubblico del KKL accoglie entrambe le esecuzioni con grande entusiasmo. Dopo il Prokofiev, gli applausi sottolineano soprattutto la prestazione della pianista cinese, protagonista di una prova tecnicamente impressionante e musicalmente molto sicura. Dopo Mahler, invece, l'accoglienza appare ancora più calorosa: grandi ovazioni e mazzi di fiori per Abbado, che rientra diverse volte ad accogliere gli applausi; anzi, viene richiamato anche quando l’orchestra è ormai del tutto uscita, testimoniando la grandezza del direttore milanese.
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