Tra i concerti più celebri della storia della musica lirica vi è senza dubbio quello dei Tre Tenori, quali José Carreras, Plácido Domingo e Luciano Pavarotti, svoltosi il 16 luglio 1994 al Dodger Stadium di Los Angeles. Il progetto, in effetti, nacque quattro anni prima, in occasione dei Mondiali di calcio in Italia del 1990, quando i tre più grandi tenori della loro generazione decisero di esibirsi insieme alle Terme di Caracalla, accompagnati da due orchestre, quella del Maggio Musicale Fiorentino e del Teatro dell’Opera di Roma, e diretti da Zubin Mehta. Quello che inizialmente sembrava un “sogno impossibile”, come definito dai tre cantanti, si trasformò invece in un fenomeno mondiale, capace di avvicinare milioni di persone alla musica lirica.
La formula fu poi riproposta in occasione dei successivi Campionati del Mondo di calcio, una competizione che accomunava i tre cantanti anche per la loro grande passione sportiva. Oltre alle edizioni del 1990, 1994 e 1998, nonché le più diffuse in formato LP, CD e DVD, seguirono altri concerti, come quelli di Monaco di Baviera e New York nel 1996.
L'edizione del 1994 si svolse negli Stati Uniti, alla vigilia della finale dei Mondiali di calcio, poi vinti dal Brasile ai rigori contro l'Italia. A dirigere l'orchestra fu nuovamente Mehta, mentre la regia televisiva venne affidata a Tibor Rudas, che da quel momento avrebbe seguito anche tutte le successive produzioni dei Tre Tenori.
Il DVD in mio possesso risente inevitabilmente degli anni: all'avvio propone una lunga sequenza di sponsor e passa immediatamente al concerto, senza alcun menù principale né contenuti speciali. Tra le altre cose, il documentario realizzato per l'occasione non è incluso nel disco ma è reperibile separatamente su YouTube.
Un’informazione che molti si dimenticano è la seguente: si stima che circa 1,3 miliardi di spettatori abbiano seguito il concerto attraverso la televisione in tutto il mondo, un risultato probabilmente irripetibile per un evento dedicato alla musica classica. Tra il pubblico erano inoltre presenti numerose personalità dello spettacolo e della politica, tra cui Frank Sinatra, Arnold Schwarzenegger, George H. W. Bush e Gene Kelly.
Il concerto mantiene la struttura già sperimentata nel 1990, alternando pagine operistiche, romanze, canzoni popolari e grandi medley eseguiti insieme dai tre interpreti.
L'apertura è affidata all'inno nazionale americano e all'Ouverture da Candide di Leonard Bernstein, cui seguono arie d'opera affidate singolarmente ai tre tenori. Successivamente si passa alle canzoni da concerto e alle romanze, prima dell'omaggio a Hollywood. Nella seconda parte ritornano le grandi arie liriche individuali, mentre il lungo medley finale accompagna il pubblico in un vero e proprio viaggio musicale intorno al mondo. La principale novità rispetto allo storico concerto di Roma del 1990 è l'introduzione, nella parte centrale della serata, del medley "A Tribute to Hollywood", arrangiato da Lalo Schifrin. Attraverso i brani “My Way”, “Moon River”, “Because” e “Singin' in the Rain”, i Tre Tenori rendono omaggio alla tradizione cinematografica e musicale americana, adattandosi perfettamente al contesto di Los Angeles. Accanto a questo troviamo anche il lungo medley "Around the World", anch'esso arrangiato da Schifrin, che attraversa numerosi paesi e culture musicali, alternando musical americani, canzoni napoletane, melodie francesi, brasiliane e messicane in un susseguirsi estremamente coinvolgente.
Tra i bis trovano spazio tre autentici cavalli di battaglia dei protagonisti: “La donna è mobile” da Rigoletto, il “Brindisi” da La traviata e soprattutto “Nessun dorma” da Turandot. Una curiosità riguarda invece "O' sole mio": il brano fu realmente eseguito durante la serata ma non compare né nell'edizione DVD né in quella CD e nemmeno in vinile. È reperibile soltanto in una registrazione video di bassa qualità disponibile su YouTube, che negli anni ha comunque raccolto milioni di visualizzazioni.
Prima di cominciare il vero e proprio programma, come già detto, viene eseguito l’inno americano, mentre, subito dopo, l'Ouverture da Candide offre all'orchestra l'occasione di mettere in mostra brillantezza, precisione ed energia. Il primo intervento di Carreras è con "O souverain, ô juge, ô père” dal terzo atto de Le Cid di Jules Massenet: egli interpreta il brano con grande intensità espressiva, privilegiando il lato lirico della pagina. Domingo propone invece "Quando le sere al placido” dal secondo atto di Luisa Miller di Verdi: il tenore madrileno realizza un’esecuzione di grande eleganza, sorretta da un fraseggio raffinato e da una notevole capacità narrativa. Segue Pavarotti con "Pourquoi me réveiller” dal terzo atto di Werther di Massenet: egli domina grazie alla proverbiale facilità negli acuti e alla luminosità del timbro, offrendo una delle prime grandi ovazioni della serata. Con "With A Song In My Heart” di Richard Rodgers, Carreras mostra il proprio gusto per il repertorio americano, mentre Domingo incendia il pubblico con una trascinante “Granada" di Agustín Lara, ricca di slancio e temperamento. "Non ti scordar di me" di Ernesto De Curtis trova in Pavarotti un interprete praticamente ideale: canto naturale, fraseggio spontaneo e una linea vocale di rara bellezza. Il medley "A Tribute to Hollywood" rappresenta uno dei momenti più intensi dell'intero concerto. Ciò che particolarmente spicca è "My Way" di Frank Sinatra, interpretata con un'espressione intensa e partecipata da tutti e tre i tenori; l'arrangiamento di Schifrin riesce a mantenere eleganza senza rinunciare alla spettacolarità.
Dopo la "Marche Hongroise" da La damnation de Faust di Hector Berlioz, viene proposta "Tu, ca nun chiagne”, sempre di De Curtis, dove Carreras offre una lettura sentita. "Amor, vida de mi vida" di Federico Moreno Torroba permette invece a Domingo di valorizzare ancora una volta il repertorio spagnolo, terreno nel quale si muove con assoluta naturalezza. Segue una rarità: l’"Ave Maria" di Franz Schubert; questo brano trova in Pavarotti un'esecuzione intensa ed estremamente precisa. Come ultimo brano prima del secondo medley, Carreras affronta "E lucevan le stelle" dal terzo atto di Tosca di Puccini con grande partecipazione emotiva, mentre Domingo interpreta "Vesti la giubba” da Pagliacci di Ruggero Leoncavallo con teatralità e forte coinvolgimento drammatico. Il celebre "Nessun dorma" da Turandot di Pavarotti costituisce probabilmente il vertice dell'intero concerto: il tenore modenese domina la scena con assoluta sicurezza, culminando in un "Vincerò" travolgente che scatena un'autentica ovazione. Il lungo medley "Around the World" rappresenta la parte più spettacolare della serata. Da "America" di West Side Story fino a "Torna a Surriento", i tre artisti si alternano continuamente, scherzano, improvvisano piccoli gesti teatrali e coinvolgono il pubblico con un clima di festa che rende questa sezione estremamente piacevole. Sicuramente tra i brani più significativi vi sono “Funiculì Funiculà”, “Marechiare” e “Lippen Schweigen”.
I tre bis concludono magnificamente il concerto: "La donna è mobile" mette in risalto il carattere brillante dell'ensemble, con la battuta finale che vede i tre tenori eseguire l'ultimo acuto all’unisono; "Libiamo ne' lieti calici" trasmette tutta la gioia della serata e con Domingo e Carreras che interpretano la parte di Violetta, mentre il "Nessun dorma" conclusivo, eseguito insieme, rappresenta il coronamento ideale dell'intero spettacolo.
Zubin Mehta conferma ancora una volta di essere il punto di equilibrio perfetto tra orchestra e cantanti. La sua direzione probabilmente cerca, in parte, lo spettacolare, ma viene comunque privilegiata chiarezza, eleganza e grande attenzione alle esigenze vocali. La Los Angeles Philharmonic risponde con estrema professionalità, mostrando compattezza, brillantezza timbrica e notevole versatilità; accenno bisogna farlo anche alle brevi parti corali, interpretate dal coro della Los Angeles Opera. Fondamentale è inoltre il contributo di Lalo Schifrin negli arrangiamenti dei due medley.
Sarebbe superfluo, poi, parlare della perfezione con cui i tre tenori hanno affrontato la serata: José Carreras colpisce soprattutto per l'intensità espressiva e il calore interpretativo. La voce non possiede più la freschezza degli anni giovanili, ma il fraseggio rimane estremamente coinvolgente. Plácido Domingo si conferma il più completo dal punto di vista musicale e teatrale: elegante, autorevole, sempre musicalissimo e capace di adattarsi con naturalezza a repertori molto diversi. Luciano Pavarotti rimane però il vero trascinatore della serata: ogni sua apparizione scatena entusiasmo, grazie a un timbro inconfondibile, acuti luminosissimi e una comunicativa che pochi cantanti nella storia hanno saputo possedere. Ciò che rende davvero speciale questo concerto è comunque il rapporto tra i tre interpreti: non danno mai l'impressione di competere, ma sembrano divertirsi sinceramente insieme, trasformando ogni pagina in un dialogo musicale ricco di spontaneità.
Fin dall'ingresso dei Tre Tenori il pubblico del Dodger Stadium esplode in lunghissimi applausi e ovazioni, che accompagnano praticamente tutta la serata. Tra le maggiori ovazioni vi sono sicuramente "Pourquoi me réveiller”, "Vesti la giubba", ed "E lucevan le stelle”, oltre al medley e ai bis.
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