Il Sommernachtskonzert dei Wiener Philharmoniker è uno degli appuntamenti più riconoscibili dell’estate viennese. Nato nel 2004, si svolge nel parco di Schönbrunn a ingresso gratuito e richiama ogni anno circa 60.000 spettatori. Il DVD del 2025 documenta il concerto del 13 giugno, affidato per la prima volta alla direzione di Tugan Sokhiev, con la partecipazione del tenore Piotr Beczała e dei Wiener Sängerknaben. Per il 2026, a metà aprile è stata annunciata una nuova edizione, prevista per il 19 giugno con Lorenzo Viotti sul podio e Sir Bryn Terfel come solista, in un programma che attraverserà opera, operetta, musical, balletto e repertorio sinfonico.
Il programma dello scorso anno è costruito come un vero viaggio musicale europeo tra la metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, sviluppato attorno al tema “Of Dances and Desires”: Bach, Offenbach, Bizet, Tchainkovsky, Grieg, Dvořák, Mascagni, Puccini, Saint-Saëns, Berlioz, Nicolai e Kálmán si susseguono in una sequenza che alterna pagine sinfoniche, arie celebri e interventi corali.
La scelta di aprire il concerto con l’"Air" dalla Suite orchestrale N. 3 di Bach assume un significato particolarmente intenso: la serata doveva aprirsi con il "Can-Can" da Orphée aux enfers di Offenbach, dunque con un momento festoso, ma poi, dopo la tragedia di Graz del 10 giugno, si è cambiato completamente clima. Il brano non rappresenta soltanto un inizio solenne, ma diventa un autentico gesto di raccoglimento e memoria.
Dopo il brano iniziale, il concerto segue normalmente: si continua con il coro degli Elfi "Komm’ mit uns und sing’ und tanze" da Die Rheinnixen di Offenbach, con la partecipazione dei Wiener Sängerknaben, i quali donano leggerezza e trasparenza a una pagina raramente eseguita, mettendo in evidenza il lato più raffinato del compositore francese; l'orchestra accompagna con eleganza, valorizzando i colori fiabeschi della scrittura. La "Farandole" dalla Suite N. 2 de L'Arlésienne di Bizet rappresenta uno dei primi grandi momenti di entusiasmo della serata: Sokhiev costruisce progressivamente la tensione ritmica fino all'esplosione finale, sfruttando magistralmente la precisione delle sezioni orchestrali; ne emerge un risultato trascinante, senza risultare eccessivo. Il preludio dal terzo atto di Carmen offre invece un momento di respiro narrativo: i Wiener Philharmoniker dipingono con straordinaria naturalezza il paesaggio montano evocato da Bizet, con una particolare attenzione per i legni e per l'arpa, quest'ultima affidata ad Anneleen Lenaerts. Il primo intervento di Piotr Beczała arriva con "La fleur que tu m'avais jetée": il tenore polacco affronta l'aria con grande nobiltà di canto, evitando ogni effetto verista; colpisce la qualità del legato e la cura della parola; ne risulta una lettura passionale e poetica. Segue il "Valzer dei fiori" da Lo Schiaccianoci di Tchaikovsky, brano che rappresenta uno dei vertici della serata: Sokhiev, profondo conoscitore della composizione, tant'è che ha prodotto anche una suite di ciò, evita qualsiasi sentimentalismo eccessivo privilegiando fluidità e naturalezza; la danza scorre con grazia irresistibile. Nel "Morgenstimmung" di Grieg i celebri interventi dei fiati emergono con spontaneità e semplicità, e l'esecuzione appare pertinente. Tuttavia, questo celebre brano finisce per risultare relativamente anonimo: non lascia un'impressione particolarmente incisiva e rappresenta forse uno degli episodi meno memorabili della serata, quasi una parentesi contemplativa tra momenti musicalmente più caratterizzati. Di tutt'altro canto la Danza Slava N. 1 di Dvořák, la quale riporta energia e vitalità al programma: il maestro russo mette in evidenza i continui contrasti ritmici del "Furiant", ottenendo un'esecuzione vivace, brillante e ricca di slancio popolare. L'Intermezzo da Cavalleria rusticana di Mascagni costituisce uno dei momenti più lirici della serata, con un'esecuzione che è indubbiamente raffinata e toccante, ma rimane piuttosto leggera nell'impatto emotivo: stupisce per la sua eleganza e bellezza sonora, senza però raggiungere quella forza espressiva e quella tensione drammatica che rendono davvero memorabile questa celebre pagina. Il "Nessun dorma", interpretato, oltre che da Beczała, anche dai Wiener Sängerknaben, rappresenta inevitabilmente uno degli episodi culminanti della serata: il tenore affronta l'aria con esperienza e intelligenza musicale, privilegiando il fraseggio e la costruzione drammatica rispetto alla ricerca del mero effetto vocale; il celebre "Vincerò" conclusivo è luminoso e ben tenuto, accolto da un'immediata ovazione, ancor prima che finisca la musica. Con la "Danse bacchanale" da Samson et Dalila di Saint-Saëns si torna in Francia: Sokhiev ne sottolinea gli accenti della sezione degli ottoni e valorizza le infinite sfumature ritmiche e timbriche della partitura. La "Marcia Ungherese" da La damnation di Faust di Berlioz è una vera prova di forza per orchestra e direttore: la composizione viene resa in maniera solenne, con trombe e percussioni che naturalmente dominano la scena con impressionante compattezza, mentre la tensione cresce progressivamente fino a una conclusione travolgente. Dopo l'esplosione dell'ultimo brano, si prosegue con un'espressione mondana con l'Ouverture da Die lustigen Weiber von Windsor di Nicolai, la quale assume un valore simbolico particolare, trattandosi, tra le altre cose, del fondatore dei Wiener Philharmoniker: l'orchestra sembra affrontare questa pagina con un coinvolgimento speciale, evidenziandone tanto la brillantezza teatrale quanto l'eleganza melodica. Con "Wenn es Abend wird" da Gräfin Mariza il concerto entra nel mondo dell'operetta viennese; Beczała trova qui il terreno ideale per mettere in mostra passione, eleganza e naturalezza comunicativa.
Dopo numerosi applausi, il tenore propone come bis "Freunde, das Leben ist lebenswert" da Giuditta di Franz Léhar, mentre segue Wiener Blut, anche questo come bis ma che è ormai un habitué del Sommernachtskonzert.
La direzione di Sokhiev, in generale, si è concentrata più sulla chiarezza del discorso che sul puro effetto, e questo è un vantaggio: il concerto non diventa mai una sfilata di “pezzi famosi”, ma resta una costruzione coerente. Non vi è quasi bisogno di ribadire, poi, la grandezza dei Wiener Philharmoniker, orchestra dotata di una rotondità di suono e di una profondità interpretativa che le consentono di cogliere sempre qualcosa di più della semplice nota scritta. Anche in questa occasione la compagine viennese ha offerto una prova maiuscola per compattezza, potenza, ricchezza di sfumature, qualità timbrica e precisione.
L’interpretazione di Piotr Beczała ha privilegiato eleganza, linea di canto e naturalezza, qualità decisive in un programma che chiede di passare dal lirismo appassionato di Carmen alla tensione di “Nessun dorma” e alla leggerezza dell’operetta. Non cerca mai di forzare il personaggio o il pezzo: li abita con stile, e questo è esattamente ciò che serve in un contesto come il Sommernachtskonzert, dove il canto deve brillare senza uscire dall’insieme.
Gli applausi sono calorosi e prolungati, segno evidente del coinvolgimento del pubblico e della riuscita della serata.
Una nota che accompagna da diversi anni concerti di questo genere, e che difficilmente può essere considerata un aspetto positivo, riguarda la durata effettiva del concerto: il DVD del 2025 dura poco più di un’ora e mezza, una durata complessivamente onesta, ma la musica effettiva occupa soltanto circa un’ora e ventuno minuti, un dato piuttosto modesto se confrontato con edizioni di pochi anni fa. Basti pensare al 2022, che sfiorava le due ore complessive e offriva circa un’ora e quaranta minuti di musica. È un piccolo rammarico, perché per uno spettacolo di dimensioni e prestigio come il Sommernachtskonzert una durata così contenuta lascia inevitabilmente la sensazione di qualcosa che avrebbe potuto osare di più. L’impressione è che un evento tanto importante meriterebbe programmi più ampi e generosi, capaci di valorizzare ancora meglio una cornice e una tradizione che, per fascino e qualità, non hanno molti paragoni.
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