Concerto straordinario per il 50° anniversario della ricostruzione del Teatro - Sole24 Ore

Pubblicato il 11 maggio 2026 alle ore 10:56

Il DVD di cui vi parlo oggi documenta un concerto che non è soltanto un evento musicale, ma anche un vero rito della memoria. Il riferimento lontano è il 1946, quando Arturo Toscanini tornò alla Teatro alla Scala dopo l’esilio e dopo la devastazione provocata dalla guerra: quella sera dell'11 maggio segnò simbolicamente la rinascita del teatro e, in un certo senso, la fine del tempo oscuro del conflitto. A cinquant’anni di distanza, nel 1996, Riccardo Muti riprese quel gesto con un concerto straordinario che voleva ricordare la riapertura della sala ricostruita e, insieme, riaffermare il valore della Scala come simbolo di continuità culturale. 

Il DVD, però, è stato prodotto in seguito: infatti, in occasione della riapertura del Teatro nel 2004 dopo la ristrutturazione del palco, per festeggiare, Sole24 Ore, con un costo aggiuntivo di €5, ti permetteva di acquistare il disco.

Il programma del 1996 è costruito come un grande affresco italiano: Rossini con Guglielmo Tell e Mosè in Egitto, Verdi con Nabucco, I vespri siciliani, "Te Deum" (da Quattro pezzi sacri) e La forza del destino, poi Puccini con Manon Lescaut e infine Boito con Mefistofele. I solisti sono Mirella Freni, Elizabeth Norberg-Schulz, Luciana D’Intino, Vincenzo La Scola e Samuel Ramey. Anche lo sfondo del palco, affidato a Liliana Cavani, seppur minimale, contribuisce a dare alla serata un rilievo quasi scenico, non solo concertistico.

Rispetto al concerto del 1946, quello del 1996 non è una semplice replica, ma una rilettura più ampia e consapevole. Toscanini, nel 1946, aveva scelto un programma chiaramente italiano ma articolato in tre parti, come riporta la locandina: Rossini e Verdi nella prima parte, Puccini nella seconda e Boito nella terza; all’interno di questo percorso si ponevano La gazza ladra, Guglielmo Tell, Mosè in Egitto, Nabucco, I Vespri siciliani, il "Te Deum", Manon Lescaut e Mefistofele. Perciò Muti, nel 1996, riprende quella stessa impostazione celebrativa del concerto di cinquanta anni prima, ma la amplia e la rende più meditata: il programma conserva il nucleo storico del concerto toscaniniano, ma introduce anche La forza del destino; tuttavia, decide di non dirigere il famoso rullo di tamburi de La gazza ladra. Se Toscanini sembrava voler affermare con urgenza la necessità di ricominciare, Muti guarda invece a quella memoria da una prospettiva storica ormai consolidata: non deve più testimoniare una rinascita in atto, ma riflettere sul significato stesso di quella rinascita a cinquant’anni di distanza.

L’apertura rossiniana, con la Sinfonia del Guglielmo Tell, ha un ruolo decisivo: inaugura la serata con slancio, energia e precisione, e il celebre solo del violoncello, eseguito da Enrico Dindo, diventa subito un momento di altissima cantabilità. Segue "Cinto il crine di bei fiori" e il "Passo a sei": il Coro della Scala lo affronta con grande leggerezza di suono e precisione ritmica; Muti evita ogni pesantezza, mantenendo il fraseggio fluido e naturale. "Des cieux ou tu resides" dal quarto atto del Mosè in Egitto cambia completamente atmosfera: qui domina il senso della supplica collettiva, della comunità che cerca conforto; Muti insiste molto sul legato orchestrale e sul colore morbido degli archi, facendo emergere il carattere spirituale della pagina. La musica verdiana, invece, colpisce per compattezza e nobiltà: l’Ouverture e il “Va’ pensiero” (quest'ultimo eseguito anche come bis alla fine del concerto, definito, da Muti in un breve discorso, come "un bis per Milano") da Nabucco assumono un’intensità collettiva, quasi corale nel senso più ampio del termine, mentre nell'Ouverture da I vespri siciliani emerge una scrittura luminosa e ampia, capace di alternare tensione e respiro. Il "Te Deum" riporta il clima raccolta, ed emerge come pagina di grande severità espressiva.

Nella seconda parte, si continua con questo momento raccolto, con "La Vergine degli angeli" da La forza del destino: Muti dirige la pagina con estrema semplicità, evitando qualsiasi forma di sentimentalismo o retorica; il Coro femminile crea un suono morbido, luminoso e perfettamente amalgamato, capace di restituire tutta la dimensione spirituale del brano, mentre le voci soliste si inseriscono con naturalezza nel tessuto orchestrale, senza mai cercare effetti teatrali eccessivi. L'Intermezzo da Manon Lescaut, uno dei momenti più culminanti del concerto, introduce una zona più lirica e raccolta, eseguito con grande intensità e sentimento. Il momento pucciniano continua sempre con Manon Lescaut con “In quelle trine morbide”, che restituisce invece un tono di intimità dolce e partecipe. Infine, il Prologo da Mefistofele, sicuramente climax della serata, chiude il percorso con un’energia scura e virtuosa, perfetta per dare al concerto un finale di forte personalità.

La direzione di Muti è uno degli aspetti più convincenti del DVD. Non c’è mai enfasi gratuita né retorica celebrativa: tutto è scolpito con rigore, chiarezza e tensione interna. L’Orchestra del Teatro alla Scala risponde con una sonorità compatta, elegante e incisiva, capace di passare dalla trasparenza rossiniana alla solennità verdiana senza perdere coesione. Anche il Coro del Teatro alla Scala ha un ruolo fondamentale: è nitido, espressivo, e contribuisce in modo determinante a costruire quella sensazione di grande affresco sonoro che rappresenta il vero centro del concerto.

Molto riuscita è anche la prova dei solisti. Mirella Freni porta al concerto una nobiltà di fraseggio e un virtuosismo che illuminano le pagine pucciniane. Vincenzo La Scola offre un canto luminoso e di forte impatto teatrale. Samuel Ramey offre della pagina de La forza del destino e del Prologo del Mefistofele un prova perfetta, con colore autorevole e grande sicurezza scenica e vocale. Elizabeth Norberg-Schulz e Luciana D’Intino completano il quadro con precisione, contribuendo a mantenere altissimo il livello complessivo dell’esecuzione. 

Gli applausi sono, inequivocabilmente, numerosissimi: basta ascoltare il primo brano per tributare subito il maestro Muti. L’entusiasmo cresce brano dopo brano e culmina in un clima di forte commozione.

Il concerto di quest'anno, a differenza di quello del 1996, sceglie una formula più raccolta e simbolica. Sul podio c’è Riccardo Chailly, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Teatro alla Scala preparato da Alberto Malazzi; i solisti sono Francesco Meli e Michele Pertusi. Il programma è interamente dedicato a Verdi e si concentra su delle pagine tratte da Nabucco: la Sinfonia, “Gli arredi festivi”, "Sperate, o figli…" - "D'Egitto là sui lidi" - "Come notte a sol fulgente" e “Va’ pensiero”.