A distanza di quattro mesi dalla scorsa volta, torna la rubrica dei DVD, e avviene in un momento speciale: l'Europakonzert. Quest'anno sono 35 anni, perciò propongo, per festeggiare, la prima edizione, appunto, del 1991. Ciò rappresenta molto più di una semplice registrazione: è l’atto di nascita di una tradizione destinata a diventare centrale nell’identità dei Berliner Philharmoniker.
L’idea di questa concerto, come già detto, nasce nel 1991 per celebrare ogni 1° maggio l’anniversario di fondazione dell’orchestra, portando la musica nei luoghi simbolici della cultura europea. In effetti, in quel periodo la Philharmonie di Berlino era indisponibile, perché nel 1988 un pezzo di gesso di 1 m² si staccò dal soffitto della sala da concerto, perciò i Berliner non avevano un luogo per poter svolgere i concerti regolarmente. Allora Claudio Abbado, vista la situazione, decide di organizzare alcuni concerti nella sala di musica da camera e in tournée, ed è proprio da qui che nasce l’idea dell’Europakonzert. La Philharmonie verrà poi riaperta nel 1992 con l’esecuzione dei Gurrelieder di Arnold Schönberg.
Quella prima edizione si svolse nella Smetana Hall, scelta tutt’altro che casuale: città profondamente legata a Wolfgang Amadeus Mozart, che qui conobbe uno dei suoi più grandi trionfi.
Si comincia con l’ouverture da Don Giovanni, seguita da arie d’opera affidate al soprano Cheryl Studer (in particolare quelle di Donna Anna dal secondo atto), per poi passare alla Sinfonia N. 29 in La Maggiore K. 201, al recitativo e rondò “Non temer, amato bene” K. 505 con pianoforte obbligato, e concludersi con la Sinfonia N. 35 “Haffner”.
L’ouverture di Don Giovanni è eseguita da Claudio Abbado con grande tensione drammatica, sottolineando il contrasto tra l’introduzione grave e la successiva esplosione vitale. L'aria di Donna Anna trovano in Cheryl Studer un’interprete tecnicamente solidissima: in “Crudele! Ah no, mio bene", ella si distingue per eleganza e controllo del fraseggio. La Sinfonia N. 29 emerge per leggerezza e virtuosismo, con un suono orchestrale ancora legato alla tradizione di Herbert von Karajan ma già più mobile. Il recitativo e rondò K. 505, con il dialogo tra voce e pianoforte, è uno dei momenti più inediti e raffinati del concerto: qui la dimensione cameristica si integra perfettamente con l’orchestra. Infine, la “Haffner” chiude con energia e brillantezza, soprattutto nel finale, reso con uno slancio importante.
La direzione di Abbado è il vero filo conduttore dell’intero concerto. Si percepisce chiaramente una fase di transizione: da un lato il suono pieno e rigido ereditato da Karajan, dall’altro una nuova ricerca di leggerezza, chiarezza e vitalità ritmica. Abbado propone evita ogni rigidità e punta su una linea musicale fluida e naturale.
Dal punto di vista dei solisti, Cheryl Studer domina la scena con sicurezza. La voce è luminosa, ben proiettata, capace di affrontare sia le difficoltà tecniche sia la profondità espressiva del ruolo. Bruno Canino, occupato nel recitativo e rondò, accompagna con precisione, senza mai sovrastare, contribuendo a creare un equilibrio perfetto.
Alla fine del concerto, gli applausi finali sono calorosi, ma allo stesso tempo contenuti. Sono sicuro, però, che nel pubblico è presente la consapevolezza di aver assistito a qualcosa di speciale: non semplicemente un’esecuzione, ma l’inizio di una storia.
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