Neujahrskonzert der Wiener Philharmoniker 2005 - Deutsche Grammophon

Pubblicato il 23 dicembre 2025 alle ore 17:10

Il DVD del Neujahrskonzert der Wiener Philharmoniker 2005 diretto da Lorin Maazel è sicuramente uno dei concerti più storici di tutta la storia dei concerti di Capodanno: da un lato celebra un doppio anniversario legato al maestro, cioè il venticinquesimo anniversario dal suo primo Neujahrskonzert e il suo settantacinquesimo compleanno, dall’altro si colloca in un momento storico segnato dalla tragedia del terremoto e maremoto dell'Oceano Indiano del 26 dicembre 2004, che uccise oltre 230 mila persone e influenzò profondamente lo spirito dell’evento. 

Il programma è insolitamente ampio e articolato, con un’attenzione particolare alla varietà interna alla famiglia Strauss e a un dialogo continuo tra pagine celebri e rarità rappresentate molto poco al di fuori di questo evento. Accanto a Johann Strauss figlio compaiono, come di consueto, Josef ed Eduard Strauss, oltre a Franz von Suppé e Joseph Hellmesberger, in una successione che alterna marce, Polke schnell, Polke mazur e soprattutto walzer. Il percorso musicale si apre con l’Indigo-Marsch, dove già qui appare ben distinta la direzione di Maazel, e prosegue attraverso una serie di brani spesso derivati dall’operetta Indigo und die vierzig Räuber e culmina, come da tradizione, nell'An der schönen blauen Donau, preceduto però da un finale ufficiale diverso dal consueto. La peculiarità del programma risiede anzitutto nell’assenza della Radetzky-Marsch, esclusa per il motivo di cui ne ho parlato sopra: questa scelta, spiegata  dal violinista Clemens Hellsberg, a quel tempo direttore dei Wiener Philharmoniker, conferisce al concerto un tono meno festoso e più raccolto, rendendolo forse unico nella storia dei Neujahrskonzerte. A ciò si aggiunge l’elevato numero di brani ascoltati per la prima volta in un Concerto di Capodanno: ben cinque assolute novità e, complessivamente, dieci pagine mai dirette prima da Maazel in questo contesto. 

Analizzando i brani uno a uno, l’Indigo-Marsch colpisce per eleganza e brillantezza, con Maazel che ne sottolinea il carattere aristocratico senza appesantirlo. Segue l'Haute-Volée-Polka: la pratica di mettere una Polka subito dopo il brano iniziale è ormai in disuso, il 2005 sarà proprio l'ultimo anno in cui questa scelta verrà "eliminata". L’ingresso di Josef Strauss con il walzer Lustschwärmer apre uno spazio più lirico e introspettivo, valorizzato da un fraseggio morbido e cantabile. Winterlust e Die Emancipirte mostrano invece il lato più arguto e ritmico di Josef, con un equilibrio raffinato tra ironia e slancio danzante. Tra i walzer di Johann Strauss figlio, Tausend und eine Nacht emerge come uno dei vertici del concerto: il tema iniziale, rispetto ad altre esecuzioni, è più lento ma con trombe e tromboni più presenti; sembra di continuare in maniera moderata, ma sulla ripetizione del tema finale, Maazel dà il meglio di sé sia nella direzione che nell'orchestrazione, balzando dal podio per dirigere freneticamente, e l'orchestra lo segue perfettamente. Segue Die Bajadere, una Polka Schnell derivata dalla stessa opera del walzer precedente e che la sua Ouverture aprirà il Neujahrskonzert 2026 (appunto, Indigo und die vierzig Räuber). La seconda parte comincia con l'Ouverture di Franz von Suppé Die schöne Galathée (anche questa composizione sarà presente al Concerto di Capodanno del prossimo anno): Maazel la affronta con tempi sostenuti e grande chiarezza formale, mettendo in luce il perfetto equilibrio tra spirito operettistico e solidità orchestrale. L’introduzione è elegante, mentre le sezioni più vivaci scorrono con leggerezza scintillante, sostenute da un fraseggio preciso e da una cura particolare per i colori dei fiati. Nordseebilder rappresenta un altro momento di grande suggestione, con il suo carattere pittorico e quasi sinfonico, lontano dal walzer classici e vicino a una musica di paesaggio. La Bauern-Polka è uno dei momenti più ironici del programma: Maazel ne esalta il carattere rustico e popolare, valorizzando il gioco ritmico e l’effetto teatrale del canto richiesto agli strumentisti, e ciò che aumenta il clima ironico sono le facce del maestro mentre gli orchestrali cantano. Di segno opposto è la Polka mazur Fata Morgana, pagina elegiaca e sospesa, resa con grande finezza timbrica e ulteriormente impreziosita dalla presenza del Balletto della Wiener Staatsoper. Rimango deluso invece da Vergnügungszug, brano anch'esso di carattere divertente, tant'è che alcuni direttori (come Kleiber e Jansons), sostituiscono il suono tradizionale delle trombe con un tipo di tromba utilizzato dagli allevatori, probabilmente per richiamare gli animali; Maazel si limta a dirigere le trombe tradizionali. Con Auf Wiener Art di Joseph Hellmesberger, rarità assoluta per il Neujahrskonzert, il tono si fa brillante e leggero, quasi mondano: Maazel ne sottolinea l’eleganza francese filtrata dallo spirito viennese, mentre le immagini dedicate all’Apfelstrudel aggiungono una nota di sorridente autoironia. La Russische Marsch-Fantasie colpisce per l’originalità dei colori orchestrali e per l’atmosfera esotica, lontana dal consueto Strauss “da ballo”, mentre Ein Herz, ein Sinn offre un momento più intimo e sentimentale, con una Polka mazur cesellata con grande attenzione al fraseggio. La Pizzicato-Polka, eseguita con Maazel al violino, chiude questa sezione con un tocco di leggerezza cameristica: l’orchestra dialoga con naturalezza, trasformando un brano celeberrimo in un momento di raffinato gioco sonoro. Brano proprio del maestro, anche questo interpretato con il violino del direttore, è Geschichten aus dem Wienerwald, interpretato al violino solo da Boskovsky e Maazel, mentre, in tanti altri concerti, come il 1990 o il 2018, si utilizza un solista che suono l'arpicordo. Questo walzer è il vero centro emotivo del programma: l’esecuzione è insieme affettuosa e controllata, più meditativa che scintillante, e proprio per questo particolarmente intensa. La Polka schnell Electrisch di Eduard Strauss conclude il programma ufficiale con una scarica di energia controllata: il brano assume anche un valore simbolico, introducendo musicalmente l’Anno Internazionale della Fisica inaugurato il 1° gennaio 2005, dedicato ad Albert Einstein nel cinquantesimo anniversario della morte e nel centenario dell’annus mirabilis, quando formulò la teoria della relatività, rivoluzionando i concetti di tempo, spazio e simultaneità. Tra i bis, Auf der Jagd riporta il clima alla brillante teatralità viennese: la polka è affrontata con slancio e precisione, evocando con immediatezza l’atmosfera concitata e ironica della caccia, senza mai perdere eleganza. Segue il Neujahrsgruß, gli auguri di buon anno, che avvengono in maniera diversa: Maazel si rivolge al pubblico ricordando il contesto di catastrofi naturali e tensioni politiche che segnano l’inizio dell’anno, esprimendo la speranza che la musica possa offrire conforto, rinnovare gli animi e stimolare una responsabilità attiva nella ricostruzione di ciò che natura e uomini hanno distrutto. Il messaggio insiste sulla dignità della vita, sulla solidarietà concreta e sulla necessità di restituire speranza a milioni di persone colpite, richiamando esplicitamente la tragedia dello tsunami nell’Oceano Indiano e la donazione devoluta all’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ne risulta dunque un momento toccante, unico. Un'altra peculiarità: il maestro non conclude con il solito rito dove il maestro, insieme alla Wiener Philharmoniker, augura buon anno, ma con il direttore che fa tutto lui, e pronuncia la frase "Buon anno!" in diverse lingue (tranne l'italiano..). An der schönen blauen Donau chiude come sempre il concerto, ma in un clima meno trionfale del consueto: Maazel lo dirige con nobile semplicità, privilegiando un andamento disteso e un lirismo trattenuto. 

La direzione di Maazel si distingue per chiarezza strutturale e per un controllo assoluto dell’orchestra. Dirigere dal violino, come nella tradizione di Boskovsky, non è qui un semplice omaggio formale, ma un modo per ristabilire un rapporto diretto e cameristico con l’ensemble. L’orchestrazione, già di per sé raffinata, viene ulteriormente valorizzata dalla cura dei dettagli dinamici, dalla precisione dei pizzicati e da un uso molto calibrato del rubato, mai eccessivo, sempre funzionale alla danza. I Wiener Philharmoniker rispondono con la consueta eleganza, offrendo un suono compatto ma elastico, capace di passare dalla brillantezza delle polke alla malinconia velata dei walzer più lirici.

Gli applausi, inevitabilmente diversi dal consueto clima euforico, sono più contenuti e rispettosi, ma non meno calorosi. Si avverte chiaramente un pubblico consapevole della dimensione eccezionale del momento.