Schumann: Sinfonie Nn. 1, 2, 3 & 4 - DeAgostini / Unitel Classica

Pubblicato il 20 dicembre 2025 alle ore 18:41

Il DVD di oggi è interamente dedicato alla musica di Robert Schumann e propone l’integrale delle sue sinfonie, affidate a Leonard Bernstein alla guida dei Wiener Philharmoniker in una serie di esecuzioni realizzate intorno al 1985 e il 1986, dunque nell’ultimo periodo della vita del direttore americano. Non si può trascurare la regia del concerto, affidata a Sir Humphrey Burton, scomparso il 17 dicembre 2025 all’età di 94 anni: egli fu legato a Leonard Bernstein da un sodalizio durato oltre vent’anni, durante i quali realizzò con lui alcuni dei documenti audiovisivi più importanti della storia dell’interpretazione, registrando cicli sinfonici fondamentali di Mahler, Beethoven, Schumann, Brahms e molte altre opere, incluse composizioni dello stesso Bernstein. Nel corso della sua carriera diresse più di 170 documentari, quasi tutti prodotti per la Unitel di Monaco, contribuendo in modo decisivo a definire uno standard altissimo per la ripresa dei concerti classici. Collaborò anche con altri giganti della direzione d’orchestra, come Karajan, Solti, Kleiber e Abbado, e con pianisti del calibro di Pogorelic, Brendel e Zimerman. 

Le sinfonie di Schumann sono quattro, anche se l’ordine con cui oggi le conosciamo non coincide con quello cronologico di composizione: la Prima, la Primavera, risale al 1841; la Sinfonia in re minore fu inizialmente la seconda, ma il compositore, non soddisfatto della composizione e di come venne stata accolta, decide di ritirarla, e venne rielaborata molti anni dopo, diventando l’attuale Quarta; in mezzo si collocano la Seconda in do maggiore e la Renana, che è in realtà l’ultima sinfonia scritta. Fin dalla loro nascita queste opere sono state circondate da una fama controversa, soprattutto per l’orchestrazione, giudicata da molti troppo densa e poco ortodossa. Anche grandi musicisti come Mahler intervennero con pesanti riorchestrazioni, nel tentativo di “alleggerire” una scrittura considerata confusa. Ascoltando Bernstein, però, queste accuse appaiono per quello che sono: leggende. L’orchestrazione di Schumann è certo originale e talvolta aspra, ma non è mai sporca; la densità delle linee, soprattutto negli archi, crea una tensione espressiva unica, che anticipa in parte Brahms e il tardo romanticismo. I temi sono memorabili, gli sviluppi chiarissimi e spesso audaci dal punto di vista armonico, e l’ispirazione non si affievolisce mai. Bernstein, in questa fase più meditativa della sua carriera, riesce a tenere insieme slancio romantico e chiarezza architettonica, offrendo una lettura intensa ma mai pesante, sostenuta da un’orchestra viennese in stato di grazia.

Nella Prima Sinfonia l’introduzione è più lenta del consueto, quasi trattenuta, ma quando il primo movimento prende avvio Bernstein imprime un’energia notevole, con tempi serrati e grande precisione. Il secondo movimento è cantabile, disteso, con un lirismo morbido e ben respirato, dove gli archi viennesi offrono un suono caldo e omogeneo. Il terzo movimento scorre con eleganza, senza eccessi di peso, mantenendo una grazia quasi cameristica. Il quarto movimento, unito al terzo, è diretto con decisione e chiarezza, e colpisce per la limpidezza degli archi e per l’impeto conclusivo che chiude la sinfonia con brillantezza.

La Seconda Sinfonia si apre con un primo movimento inizialmente piuttosto lento,  ma progressivamente il ritmo incalza e acquista forza, anche nei passaggi che spesso vengono risolti in modo più prudente. Il secondo movimento è incisivo, nervoso, con accenti molto marcati e un senso di urgenza che ne sottolinea il carattere inquieto. Il terzo movimento è uno dei momenti più poetici dell’intero ciclo: Bernstein lo affronta con grande intensità espressiva, tempi distesi e un canto ampio, malinconico ma mai languido. Nel quarto movimento, nonostante alcune sezioni leggermente più lente, il Finale mantiene una solennità compatta e un respiro maestoso, risultando convincente e ben costruito.

Nella Terza Sinfonia, la “Renana”, il primo movimento presenta un’orchestrazione impeccabile e un notevole slancio nel finale, anche se la direzione appare talvolta un po’ statica nell’impostazione generale. Il secondo movimento è invece affrontato con forte dinamismo e grande disinvoltura, mettendo in risalto il carattere danzante e popolare della pagina. Il terzo e il quarto movimento sono interpretati in modo più lento e raccolto, con un tono meditativo e solenne che sottolinea la dimensione quasi sacrale di questa sinfonia. Il quinto movimento riprende slancio e vitalità, con una velocità marcata nella parte finale che restituisce brio e luminosità all’intera conclusione.

La Quarta Sinfonia è forse il vertice dell’intero ciclo. Il primo movimento è diretto in maniera magistrale, con grande vivacità orchestrale e una tensione costante; alcuni piani risultano meno attenuati rispetto ad altre esecuzioni, ma l’effetto complessivo è di forte coesione. Il secondo movimento è elegante e scorrevole, con un senso di continuità che prepara perfettamente i passaggi successivi. Il terzo movimento è intenso e raccolto, carico di espressività, senza mai diventare pesante. Nel quarto movimento Bernstein raggiunge una leggerezza sorprendente: il gesto del direttore, quasi di compassione e felicità, accompagna un Finale in cui dà davvero il meglio di sé, con slancio, chiarezza e una gioia comunicativa contagiosa.

Gli applausi sono calorosissimi al termine di ognuna delle Sinfonie.